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Dieci articoli che volevo scrivere da un po’

20 Ago

Bentornati nel blog vuoto. Il post che state leggendo ha la caratteristica di essere formato da 10 articoli, di argomenti diversi, che volevo scrivere da un po’, e ho deciso di metterli tutti insieme.

Di seguito, elencherò i dieci articoli in ordine, così saprete cosa cercare.

  • Scrittura: Evitare la donna nel frigorifero
  • Storia: Perché l’età contemporanea inizia nel 1789?
  • Storia: Impero “bizantino”
  • “Abbiamo avuto un bambino!”
  • Le serie TV per ragazzi e gli omicidi
  • Fusione di due categorie del blog
  • Italiano traditore, Francese codardo, Tedesco nazista
  • Sei abbastanza giovane da essere vecchio
  • JK Rowling e la scomparsa dalla cresta dell’onda
  • Si potrebbero avere buone notizie?

Spero che siano di vostri gradimenti!

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Un articolo inutile sulle Universiadi di Napoli 2019

16 Lug

Universiade di Napoli 2019

Bentornati nel blog vuoto. Oggi è il 16 Luglio, ed è, quindi, il settimo anniversario della pubblicazione del mio primo articolo. Già, sette anni. Gli anni passano per tutti, che possiamo farci.

Comunque, ho deciso di pubblicare un articolo in questa data perché, fra il 3 ed il 14 Luglio, c’è stato un evento che non mi sarei mai aspettato di vivere nella mia città: le Universiadi.

Sin da quando ero piccolo, adoro seguire eventi sportivi in cui più discipline competono tutte insieme. Ricordo di aver visto i mondiali di atletica del 2003, a dieci anni, ma, forse, avevo già visto alcuni eventi dei giochi di Sydney 2000, e semplicemente non me lo ricordo.

Tra mondiali, europei e situazioni simili, mi sedevo ed osservavo le cerimonie di apertura e chiusura degli eventi, e mi chiedevo pure come sarebbe stato vedere questi eventi dal vivo. Quando, nel 2005, il me dodicenne lesse che Londra avrebbe ospitato i Giochi Olimpici nel 2012, avevo quasi fatto il pensiero di andarle a vedere.

Alla fine, però, non ho mai fatto nulla, e vedevo anche l’Italia ritirarsi da candidature di eventi importanti.

Finché, nel 2016, non inizio a vedere cartelloni che parlano di “Universiade Napoli 2019”, un evento di cui avevo sentito parlare poco. La cosa che mi sorprese di più, però, fu proprio il fatto che le organizzassero a Napoli. Infatti, mi chiedevo se fosse davvero possibile.

Il 3 Luglio 2019, quindi, arriva la cerimonia d’apertura. La sfilata delle nazioni, i discorsi delle autorità, i video introduttivi e quant’altro. Eppure, che tutto avvenisse al San Paolo non mi sembrava vero.

Inoltre, venni a sapere che alcune gare si sarebbero disputate a poche centinaia di metri da casa mia, in un palazzetto dove, dieci anni fa, io mi allenavo.

Ho visto gare di pallacanestro e ginnastica artistica, per poi andare al San Paolo il 13 per le finali di atletica. Io allo stadio vado così poco che l’ultima volta fu quando debuttò Edinson Cavani, nell’estate del 2010.

Ok, questo articolo non sta venendo affatto come pensavo. È tutto “wow, hanno fatto questa cosa nella mia città!” e robe simili. Insomma, davvero non ho altro da aggiungere?

Beh, ad essere sinceri, non ho nulla da dire che non sia stato detto. Se non altro, mi piace come la rappresentativa italiana avesse come obiettivo di finire tra le prime dieci ed essere la seconda miglior nazione europea dopo la Russia, e ce l’abbiano fatta.

Vi parlerei delle sensazioni che ho vissuto dal vivo. Lo speaker della gara di basket che urlava in continuazione TRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRIIIIIIIIIIIIPLAAAAAAAAAA ad ogni canestro da tre punti, il pubblico in visibilio quando si esibiva Carlotta Ferlito, le bambine che chiedevano foto a Hitomi Hatakeda (ginnasta giapponese che ha vinto quattro ori), la stranezza di vedere atlete ucraine vincere una medaglia d’oro in due discipline diverse nello stesso preciso istante, e via dicendo.

Oppure, potrei parlare di come mio fratello abbia presentato la cerimonia di chiusura, e quindi io vedevo il presentatore internazionale cercare di spiegare cos’è che mio fratello stesse dicendo in mondovisione.

Però, ripeto, non mi sembra di dire cose non superflue, quindi interrompo qui.

Anche se sono passati sette anni, l’appuntamento è alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Appunti di lingua cinese

24 Giu

Otto semplici regole dell’ordine dei tratti

Quando si scrive un carattere cinese, bisogna seguire otto semplici regole. Inizialmente, questa cosa potrebbe far storcere qualche naso, perché, per esempio, noi non abbiamo delle regole per cui bisogna scrivere le lettere in un certo modo: nessuno ti dice nulla se scrivi prima il tratto verticale della T maiuscola anziché quello orizzontale.

Queste regole, però, sono alquanto semplici da ricordare e, quindi, da rispettare quando si scrive. Esse sono:

  1. Il tratto orizzontale va scritto prima di un tratto verticale o discendente
  2. Il tratto discendente sinistro va prima di quello discendente destro
  3. Il tratto sinistro prima di quello destro anche negli altri casi
  4. Il tratto superiore prima di quello inferiore
  5. Il tratto centrale prima di quelli laterali simmetrici
  6. I tratti esterni prima di quelli interni
  7. Il tratto orizzontale che chiude il carattere va scritto per ultimo
  8. Bisogna completare l’interno del carattere prima di chiuderlo

Come noterete, queste regole non solo sono semplici, ma, in alcuni casi, sono complementari. Rispettatele, e non avrete difficoltà ad apprendere l’ordine dei tratti.

Caratteri semplici e complessi

I caratteri cinesi si dividono in due tipi, ossia semplici e complessi. Si possono distinguere facilmente perché, se si divide un carattere semplice, si ottengono soltanto un insieme di tratti, mentre, con uno complesso, si hanno più caratteri.

Nel mettere insieme i caratteri complessi, si usa una fra tre strutture:

  1. Sinistra-Destra
  2. Alto-Basso
  3. Interno-Esterno

Traslitterare i nomi stranieri in cinese

Ogni lingua trova il proprio modo di adattare i nomi stranieri. In cinese, si utilizzano caratteri i cui suoni si avvicinano il più possibile a quello originale, pur mantenendo la struttura fonetica cinese. Infatti, è difficile trovare un nome straniero traslitterato fedelmente in cinese, ma soltanto una necessaria approssimazione.

Formare una frase interrogativa

Esistono tre modi per formare una frase interrogativa in cinese:

  1. Si prende una frase affermativa e, alla fine, si inserisce una particella interrogativa 你好吗?
  2. Si scrive il verbo e lo si fa seguire immediatamente dalla sua forma negativa 他是不是中国人?
  3. Si inserisce un pronome interrogativo nel punto in cui manca l’informazione 她是谁?

Nota bene che non bisogna unire queste forme, in particolar modo le prime due: o usi la particella interrogativa o raddoppi il verbo. Con il terzo, la risposta deve essere identica alla domanda, cambiando soltanto il pronome con la nuova informazione.

Nota sui radicali

I caratteri cinesi sono formati da pezzi denominati radicali. Tradizionalmente, ne vengono conteggiati 214, e possono essere sia dei semplici tratti sia dei veri e propri caratteri adoperati per formarne di più complessi.

Occhio, però, perché, molto spesso, un carattere nella forma di radicale può apparire diversamente rispetto a com’è di solito, per cui non aspettatevi di trovarlo esattamente come lo conoscete.

Conoscere i radicali può essere assai utile, perché permette di ragionare meglio sulla natura di un carattere ed apprenderlo con maggiore facilità.

Un esempio può essere il radicale dell’acqua, che si forma con tre gocce. Quando lo si vede, si implica che si ha a che fare con qualcosa di liquido, anche solo indirettamente.

Infatti, lo si trova anche nel primo carattere per dire “caratteri cinesi”, perché l’implicazione è che la loro scrittura richiede una mano che, sorreggendo un pennello, scrive attraverso l’inchiostro.

Regola dei nomi cinesi

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese attualmente in carica si chiama 近平 Xi Jinping. Tuttavia, si può talvolta sentir parlare del “Presidente Xi”, cosa che potrebbe confondere un occidentale. In cinese, infatti, la regola prevede che il cognome vada scritto prima del nome.

Ritengo che, per i cinesi, l’appartenenza ad una determinata famiglia deve essere visto con rispettabile importanza, perché esso va scritto anche prima di titoli e cariche.

Determinante e determinato

Non esiste alcun libro sulla grammatica cinese che non includa la frase “il determinante precede sempre il determinato”. Questa è una regola talmente fissa della lingua cinese che va tenuta in mente ogni volta.

Marcare il rapporto

Esiste una particella che marca un rapporto, un legame, un’appartenenza. Tale particella, però, non va adoperata in un paio di casi: quando si parla di un’appartenenza generica e quando si parla di parentele.

Avverbi

Gli avverbi, generalmente, vanno prima del predicato e dopo il soggetto, se presente. Nel caso in cui vi sia l’avverbio “anche”, esso va prima di altri avverbi.

SVO

Una cosa che accomuna italiano, inglese e cinese è che tutte e tre sono lingue SVO, vale a dire che, in una frase, non importa cos’altro ci sia e come sia scritto, ma soggetto, verbo ed oggetto saranno in quest’ordine. Non è una regola fissa al 100% come quella del determinante e del determinato, ma è difficile vedere l’ordine SVO spezzarsi.

Transitivi

Può capitare che non vi sia corrispondenza tra verbi transitivi italiani e le corrispondenti traduzioni cinesi, o viceversa. Ad esempio, i verbi di movimento sono transitivi in cinese, per cui non va aggiunto nulla tra il verbo e quello che, a tutti gli effetti, è un oggetto.

Inoltre, il verbo chiedere è sempre transitivo.

Numeri nelle quantità

In alcune quantità, può capitare che i numeri siano letti cifra per cifra. Questo può capitare, ad esempio, con i numeri di telefono (come facciamo noi, anche se, talvolta, c’è chi dice i numeri “a gruppi”). Soltanto in questi casi, il numero 1 cambia la pronuncia, diventando yào, per evitare confusione nel caso in cui i numeri siano detti in fretta.

Pronomi possessivi

La particella dell’appartenenza serve per trasformare un pronome personale in uno possessivo.

Verbi ad oggetto interno

I verbi ad oggetto interno sono formati in modo caratteristico da due parti, ossia un verbo ed il suo oggetto. Infatti, quando si vuole aggiungere qualche informazione sull’oggetto, essa si infila tra i due. La cosa è anche segnalata nella trascrizione in un vocabolario da due sbarre // che separano il verbo dall’oggetto. 跳舞

Anche

Come l’inglese, il cinese ha due modi per dire “anche”, ma la similitudine non è perfetta. Normalmente, il carattere più diffuso è , mentre può essere usato soltanto se il soggetto della frase non cambia.

Noi

Esistono due modi per dire “noi”: 我们 si forma nel classico modo con cui si forma il plurale di un pronome personale, ossia aggiungendo un carattere , mentre 咱们 serve perché, a differenza del primo, include anche la persona con cui si sta parlando. È molto utile quando vuoi parlare di svolgere un’attività ed includere o meno l’altra persona.

Verbi in serie

Si hanno dei verbi in serie quando una frase ne presenta più di uno in successione. 我去看电影

Enfasi in una frase

In cinese, prima appare un elemento, maggiore è l’enfasi che si vuole apporre. Questa cosa si può notare con le espressioni di tempo, una delle due cose che possono essere prima del soggetto (l’altra sono le congiunzioni). In base a cosa metti per prima, scegli di enfatizzare o chi compie l’azione o quando.

Esistenza

Esistono due verbi che possono assumere il significato di “esistenza”, ma la loro differenza sta nel fatto che 有 ha come soggetto ciò che contiene, mentre ha ciò che è contenuto.

Con il primo verbo, abbiamo anche una negazione specifica , perché non utilizza quella comunemente adoperata dagli altri verbi .

Oggetto di un verbo di moto

L’oggetto di un verbo di moto deve essere sempre un luogo. Perciò, nel caso in cui il loro complemento non sia un luogo fisico, essi saranno seguiti dai pronomi “qui” o “là”.

Raddoppiare un verbo

Quando si raddoppia un verbo, si indica che l’azione è compiuta in modo parziale, limitato o distratto. Lo stesso effetto si ottiene senza raddoppiamento, ma aggiungendo “一下儿” dopo il verbo. 看看

Due paia

Una caratteristica che a me diverte del cinese è che, molto spesso, puoi trovare due modi per dire una cosa. Ovviamente, questo vale anche per il numero due. Il primo modo si usa nei numeri ordinali, non usati nella quantificazione, e nei numeri a più cifre usati nella quantificazione, mentre il secondo si usa quando la cifra 2 è usata a sé stante, seguita da un classificatore.

Per ricordarlo meglio, vi consiglio di memorizzare il secondo termine con “paia”, in modo da avere subito in mente che si sta quantificando qualcosa da sé. Però, occhio a non tradurlo sempre con “paio”, perché puoi usarlo anche per indicare le ore, e dubito che voi diciate “un paio d’ore dopo mezzogiorno” per dire le 2.

Quantità

Ci sono due pronomi interrogativi da adoperare per chiedere una quantità. Il primo lo si usa quando ci si aspetta una risposta entro la decina o di poco superiore, e per questo lo trovate adoperato per chiedere l’ora o l’età ad un bambino. A differenza del secondo 多少, per cui non è necessario, il primo ha bisogno di un classificatore.

Oppure

La questione dei due modi la si ha anche nella parola “oppure”, perché esiste la versione affermativa 或者 e la versione interrogativa 还是.

Classificatori

I classificatori vi potranno sembrare una complicazione alquanto inutile, perché, dal vostro punto di vista, non c’è chissà quanto bisogno di inserire una parola specifica tra la cifra e la cosa di cui si parla.

In cinese, però, i classificatori sono di vitale importanza, perché non soltanto garantiscono una migliore catalogazione, ma evitano anche confusione nel caso di parole omofone. Sentire un classificatore specifico permette a un cinese di comprendere di cosa si stia parlando.

Verbi modali ausiliari

Ci sono cinque verbi modali ausiliari in cinese, i quali rappresentano, rispettivamente:

  1. Desiderio ed intenzione soggettiva
  2. Dovere oggettivo o intenzione soggettiva
  3. Capacità soggettiva od oggettiva
  4. Capacità acquisita con esercizio
  5. Possibilità per condizioni particolari 可以

Forse, c’è un po’ di confusione con il secondo, ma fidatevi: il fatto che possiate impartire un ordine con il verbo “volere” diventerà, per voi, qualcosa di divertente. Ovviamente, le negazioni sono diverse in caso lo utilizziate per indicare dovere o intenzione.

Imperativo negativo

Un imperativo negativo si ottiene inserendo prima del verbo. Se la frase si conclude con la particella che marca il cambiamento, allora si impera di cessare un’azione.

Aggettivi cinesi

Gli aggettivi cinesi non hanno bisogno del verbo per legarsi ad un soggetto, perché è già implicito dentro di sé. Ad esempio, “” non significherà solo rosso, ma “essere rosso”.

Tenete a mente, però, che gli avverbi con il verbo che li precede hanno valore comparativo, e la cosa potrebbe risultare alquanto scortese, dando l’impressione che si voglia intendere “X ha questa qualità, a differenza di Y”.

In vostro soccorso, giungono gli avverbi, che trasformano il grado comparativo in un grado positivo.

Forse, potrebbe sembrarvi una complicazione non necessaria, ma fidatevi: per i cinesi, lo è.

Frasi a predicato nominale

Esistono anche frasi a predicato nominale che possono indicare età, peso, costo, altezza e misura. Frasi del genere le trovate anche in italiano, come quando, per esempio, il fruttivendolo vi dice “un chilo due Euro” senza usare il verbo. 今年我二十六岁

Data

In cinese, le date si scrivono in ordine inverso rispetto all’italiano, ossia prima l’anno, poi il mese, poi il giorno. Occhio che, quando si dice l’anno, va detto cifra per cifra (ad esempio, adesso direste che siamo nell’anno Due Zero Uno Nove).

Implicare un cambiamento

Esiste una particella che serve per indicare una situazione che implica un cambiamento. Di norma, la potreste trovare in frasi affinché indichi il tempo passato, ma ha innumerevoli significati che non saprei come sintetizzare qui.

Certamente

Ci sono due avverbi che, in pratica, hanno lo stesso significato di “certamente, sicuramente”. Però, entrambi hanno qualcosa di diverso dall’altro. 肯定può avere anche valore di verbo “essere certo di”, mentre 一定 aggiunge anche una volontà soggettiva.

Frase ipotetica

In italiano, si può avere una frase ipotetica utilizzando il verbo potere insieme all’infinito di un altro verbo, come ho fatto proprio adesso. Anche in cinese usi un ausiliare modale, ma è diverso, ed è accompagnato dal verbo essere. 要是

Verbi a doppio oggetto

Esistono verbi che possono essere seguiti da due oggetti, ossia la persona e la cosa. 我可以叫你用手机

Indicare l’aspetto di un verbo

Per indicare l’aspetto di un verbo, puoi scegliere fra una delle tre particelle aspettuali o fra i tre avverbi che indicano un’azione che sta continuando.

si riferisce in particolar modo al tempo, è sufficiente ad enfatizzare l’azione e 正在 assume entrambi i sensi, preferendo verbi con più sillabe ed un complemento oggetto che lo segua. Poiché questi avverbi possono essere chiuse con la stessa particella, talvolta basta usare solo quest’ultima, sottintendendoli.

Localizzatori

I localizzatori possono essere determinati monosillabici o determinanti bisillabici. I primi non possono essere adoperati in modo isolato.

Un localizzatore segue sempre l’espressione a cui si riferisce.

Frase a perno

In una frase a perno, l’oggetto del primo verbo funge anche da soggetto del secondo. In questi casi, il primo verbo è sempre uno fra tre .

FONTE: Il Cinese per gli Italiani volume 1, edito da Hoepli

Romance speaking Europe

26 Ott

A personal reminder on how I was in the middle of writing an article about this very topic, even though there’s already this article. I am getting more unoriginal as time passes by.

Il blog vuoto

Welcome back to my blog. Back in the ancient times, the Italic branch of the Indo-European languages only had one surviving member. However, said member was none other than Latin, which spread with the Roman Empire.

Therefore, once the empire fell, its areas started developing their local varieties of Latin. In the East, romance-speaking people disappeared from the majority of the region during the Middle Ages, but the entire former Western Roman Empire still sees Romance speaking countries.

This is an article showing you which countries of Europe have an official language derived from Latin.

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Lacrime ardenti

15 Mar

Lacrime ardenti
Scavano il viso
È questa pace?
È questa rabbia?

Lacrime amare
Scaldano il viso
Il tempo scorre
Il tempo cambia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io inizialmente non volevo pubblicare questa mia poesia, ma alla mia amica Alex è piaciuta a tal punto che non solo gliela “dedico”, ma pubblicizzo anche il suo blog qui.

4 Mar

Cosa andremo a votare?

2 Mar

Fra due giorni, noi cittadini italiani aventi diritto di voto saremo chiamati alle urne. Queste elezioni sono state precedute da una campagna elettorale il cui clima è stato talmente caotico e angosciante che, a confronto, le elezioni politiche americane di due anni fa non sono state nulla.

Tuttavia, la domanda che vorrei porvi è la seguente: cosa andremo a votare?

Io ne sento di tutti i colori ormai da un paio d’anni, soprattutto legate alla figura del premier.

Questa è la ragione per cui sto scrivendo questo articolo. Lo so che non ho chissà quale bacino d’utenza, ma mi piace pensare che, nel mio piccolo, io abbia provato ad informare qualcuno.

Anche perché non trovo tanto positivo che si vada a votare senza avere idea della motivazione. Volete forse fare come i cittadini britannici, che hanno votato per la Brexit per poi andare a cercare cosa sia l’Unione Europea su internet?

Ad ogni modo, vedo di rispondere immediatamente alla domanda.

Ogni qualvolta si giunge al termine di una legislatura, il parlamento è sciolto dal Presidente della Repubblica (che può scioglierlo anche prima della scadenza naturale di cinque anni, come accaduto con il secondo governo Prodi). Dopodiché, nuovo elezioni sono indette per il rinnovo delle due camere.

Non a caso, vengono consegnate due schede: una per la camera ed una per il senato.

Al termine delle elezioni, vengono assegnati i seggi. A seguito dell’assegnazione, sta al Presidente stesso nominare un primo ministro, a patto che questi possa ottenere la fiducia della maggioranza dei seggi in entrambe le camere.

Tutto questo non mi sembra tanto complesso, eppure c’è tanta confusione in giro, a cominciare dalla figura del premier.

“Sono sette anni che ci governa qualcuno che non è stato eletto dal popolo!” leggo in giro.

Ora, per prima cosa, Mario Monti è stato presidente del consiglio di un governo tecnico, il quale è reso necessario quando, in situazioni d’emergenza, non si riesce ad esprimere un governo pienamente funzionante. Inoltre, non è vero che Napolitano ha nominato Monti senatore a vita dopo il suo governo, ma pochi giorni prima, e proprio per permettergli di governare.

Al termine della legislatura, sono giunte le elezioni del 2013, che hanno visto l’Italia spaccata in quattro: chi ha votato per il centro-destra, chi per il centro sinistra, chi per il Movimento 5 Stelle e chi ha preferito astenersi.

Il clima successivo è stato incredibilmente confusionario, al punto che il parlamento non era in grado di decidere un nome per eleggere il Presidente della Repubblica, tant’è vero che Napolitano ha accettato di essere riconfermato fino a quando il tempo glielo avrebbe permesso (aveva pur sempre 88 anni). Quando, due anni più tardi, egli ha rassegnato le dimissioni, il clima parlamentare era abbastanza calmo da permettere l’elezione di un suo successore, individuato in Sergio Mattarella.

Difatti, centro-destra e centro-sinistra avevano ricevuto praticamente il medesimo numero di seggi in Senato, sebbene i secondi avessero la maggioranza alla Camera dei Deputati.

Per questo motivo, a governare negli ultimi cinque anni è stato il centro-sinistra, ragione per cui Napolitano ha affidato la formazione di un governo ad Enrico Letta, la cui durata è stata inferiore ad un anno perché il segretario del suo partito, Matteo Renzi, ne ha chiesto la sfiducia per far spazio ad un esecutivo guidato da lui stesso.

Renzi è rimasto in carica come Presidente del Consiglio sino al Dicembre del 2016, in quello che è stato ribattezzato “il governo dei mille giorni” (pur essendone durato 1024). Le sue dimissioni sono avvenute a seguito del fallimento di un referendum costituzionale.

Al suo posto, è subentrato Paolo Gentiloni, il cui governo è giunto sino al termine della legislatura.

Che cosa accomuna gli ultimi tre Presidenti del Consiglio? L’essere stati appoggiati dalla maggioranza dei seggi, gli stessi appuntati a seguito delle elezioni del 2013.

Questo perché non votiamo per il primo ministro, ma per le due camere.

Ora, immagino già domande del tipo “e allora perché i partiti più grossi si comportano come se si votasse il premier?”.

Io credo che la risposta stia nel fatto che, se si vota per un partito specifico, ci si aspetta che sia il suo segretario, o quantomeno una figura specifica nominata dallo stesso, a governare. Ciononostante, solo perché sul simbolo del partito c’è il cognome del segretario, non vuol dire che avrà effettivamente la maggioranza, per cui sarebbe impossibilitato a governare con un esecutivo che lo vede a capo.

Inoltre, potrebbe anche capitare che una coalizione ottenga la maggioranza dei voti, eppure il governo è affidato a personalità di altri schieramenti. Questo può accadere perché, magari, i vari partiti hanno ottenuto un numero simile di seggi, ma quello che ne ha leggermente di più non ne vuole sapere di collaborare con gli altri, e quindi bisogna chiedere ad essi di governare. Questa sarebbe soltanto un’ipotesi, ma non allarmatevi se dovesse accadere per davvero.

Ad ogni modo, questo articolo è giunto alla sua conclusione. Vi ringrazio per averlo letto, e mi auguro che, fra due giorni, voi possiate recarvi al vostro seggio sapendo con esattezza cosa state andando a votare.