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Οἱ ἥρωες: le sei generazioni di eroi dell’antica Grecia

18 Nov

Tutti noi abbiamo sentito parlare degli eroi greci. Achille, Ulisse, Perseo, Ercole, Giasone e tantissimi altri sono figure che fanno parte dell’immaginario collettivo anche di chi non ha mai provato a conoscere o studiare le loro gesta.

Eppure, penso che vi possa essere una sorta di confusione sulla collocazione temporale di queste imprese. Insomma, per gli antichi greci, tutte queste figure leggendarie hanno vissuto le une accanto alle altre?

In realtà, quella che Esiodo, nel dividere le Età dell’Uomo, chiama Età degli Eroi, è composta da circa sei generazioni, dall’arrivo dei greci in Tessaglia (una delle regioni al centro della penisola greca) fino al ritorno dalla guerra di Troia.

Non vi sono delle collocazioni temporali specifiche, ma si conosce la collocazione delle generazioni da alcuni elementi delle leggende. Ad esempio, si parla di come Ercole sia il pronipote di Perseo, per cui la sconfitta della gorgone Medusa sarà avvenuta tre generazioni prima delle dodici fatiche.

Adesso, nel mio umile tentativo, vi mostrerò queste sei generazioni, portandovi indietro ad un’età antica, in cui il confine tra dio ed umano non era ancora ben definito, e gli eroi camminavano sulla Terra compiendo imprese destinate ad essere decantate di generazione in generazione.

Prima di cominciare, però, dovrò sottolineare una cosa: per i nomi, cercherò di usare quelli più vicini al greco antico. Per esempio, anziché Ercole (che deriva dal latino Hercules, per cui è il nome con cui era chiamato dai romani), scriverò Eracle (visto che, per i greci, egli era Herakles).

Detto questo, diamo inizio alle danze.

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Offline Webserie – 5 anni dopo

27 Set

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

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Tutti parlano del fatto che nessuno ne parla

29 Ago

Bentornati nel blog vuoto.

Le parole chiave dell’articolo di oggi sono: Spider-Man, Salvini, me stesso, TG ed Amazzonia. Siete confusi? Beh, potreste considerarlo quasi come un seguito “spirituale” di uno dei miei primissimi articoli, il quale era esso stesso l’unione di cose prevalentemente non correlate.

Vedete, ultimamente, su internet leggo di talmente tanta negatività che stavo quasi avendo un crollo emotivo. Un pomeriggio sentivo perfino il bisogno di colpire a qualcosa. Fortunatamente, stavo per andare in palestra, così mi sono sfogato con gli esercizi.

Comunque, mentre pensavo a tutta la negatività di cui si parlava in giro (ad esempio, ero in molti gruppi e pagine sul Giappone, ma a stento vedevo buone notizie provenire dal Sol Levante), mi sono reso conto di come le cose di cui parlavano i miei amici online senza costanza da giorni sono essenzialmente tre.

Ora, cominciamo da quella meno grave, e raggiungiamo la fine di questo articolo il prima possibile, prima che inizi a rantolare e diventare nervoso, intesi?

In pratica, qualche giorno fa, è stato rivelato che un disguido tra Sony e Disney ha fatto sì che l’Uomo Ragno uscisse dal Marvel Cinematic Universe, che quindi ha perso uno dei suoi punti cardine in Peter Parker. Le reazioni del web sono state così gigantesche che, da allora, sembra quasi che sia la sola cosa di cui la parte “nerd” dell’internet parli.

Non importa che Disney e Warner Brothers abbiano annunciato nuove serie e nuovi film basati sulle loro proprietà, oppure che eventi e fiere del fumetto stiano andando a gonfie vele, o anche che l’episodio IX di Star Wars ha mostrato un altro trailer. Spider-Man è uscito dall’MCU, e questo è tutto ciò che conta.

La cosa mi infastidisce perché mi sembra incredibile come il mondo del web non sembri riuscire ad andare avanti questa volta, quasi come se fosse stato un colpo duro e personale, di quelli che non si potrebbe mai perdonare.

Ehi, significa soltanto che non si parlerà più dell’arrampicamuri nell’universo cinematografico Marvel. Davvero questa saga di film è diventata così polarizzante da occupare il 90% delle conversazioni di tutto ciò che riguarda il mondo nerd? La cosa sta iniziando a pesarmi, perché vorrei davvero dire “c’è dell’altro di cui parlare!”.

Comunque, per quanto mi stia già innervosendo, e per quanto starei un sacco di tempo a parlarne, vorrei andare al secondo argomento, che riguarda Matteo Salvini.

Partendo dalle scorse elezioni europee, i giorni in cui sono stato per tutte le 24 ore senza sentir parlare di lui neanche una volta posso contarle sulle dita delle mani. Da quattro mesi, si parla di lui ogni singolo giorno, senza sosta.

Ora, può anche essere che ciò sia dovuto a che i miei amici del liceo e dell’università hanno in comune che seguono la politica con incredibile attenzione, però sembra quasi assurdo che ci sia SEMPRE qualcosa da dire su di lui.

Berlusconi era uno che faceva continui scandali, e Renzi riuscita a risultare antipatico semplicemente esistendo, ma comunque quando erano loro sulle luci della ribalta non ti asfissiavano di roba sul loro operato. Potevi passare anche un mese intero senza sapere qualcosa di nuovo su di loro.

E dire che Berlusconi era coinvolto in scandali belli seri (ricordate Noemi e Ruby?), di quelli che aveva pure senso se tutti i giorni la gente dicesse “ehi, hai saputo che Berlusconi …” ma comunque non lo facevano: era come se si aspettasse che lui ne combinasse un’altra e ci si fermasse per un po’.

Con Renzi, poi, si avevano dei picchi altalenanti. Da un lato, c’era la questione SHISH di cui si è parlato per un bel po’, creando meme interessanti, ma, dall’altro, potevi quasi dimenticartelo che lui fosse il Presidente del Consiglio per un po’.

Invece, ogni giorno sembra che si debba parlare di cosa abbia detto Salvini, di dove sia andato, di che faccia durante il giorno.

Quasi come se le cose che facesse fossero diverse! Si potrebbero riassumere tutte in “Salvini dice e fa cose da italiano medio che finiscono con far infuriare chi non è in quella categoria”.

Sul serio, mi chiedo come mai la gente non abbia iniziato a provare una vera e propria apatia, visto che non fa mai nulla di interessante e “nuovo”.

Infatti, quando parlano di come Salvini faccia cose che causano discussione, io rispondo con “a pagina 24, le montagne sono alte”.

Però, c’è una cosa che, ultimamente, mi sta facendo innervosire quasi più del sentire il suo nome, ed è legato a tutta la faccenda dell’Amazzonia che brucia.

Ora, la cosa andrebbe divisa in tre punti per me, per cui procedo con cautela.

Il primo punto è che la foresta amazzonica brucia ogni anno, al punto che è una di quelle cose che quasi “non dovrebbe far notizia”, messo tra virgolette perché intendo “dovremmo tenerci pronti a questo evento ciclico e inevitabile e contrastarlo, anziché meravigliarcene all’arrivo di ogni estate”.

Il secondo è che molti criticano il fatto che i TG non ne parlano, convinti che sia perché è una notizia di cui non importa a nessuno. Ehm, non so se ve ne siate mai accorti, ma i TG, quando arriva l’estate, la trascorrono parlando di cose che non farebbero notizia neanche tra i pettegolezzi di due zie che parlano del loro vicinato. Il motivo? D’estate, quanti di loro guardano il telegiornale?

Quando avevo 13 anni, nel paese dove abitavo, arrivò una violenta alluvione. Ci furono vittime e danni, ma i notiziari non ne parlarono molto. La ragione? Erano i primi i Luglio (ed era anche il 2006, infatti la vittoria dei Mondiali di calcio dell’Italia di lì a poco offuscò ancora di più l’alluvione), e, quindi, non se ne parlava perché, ripeto, d’estate, quanti di loro guardano il telegiornale?

Se una cosa del genere accadesse in un’altra stagione, se ne parlerebbe di continuo, soprattutto perché avviene in contemporanea con incendi in Siberia. Però, d’estate, semplicemente non se ne parla.

Molti criticano il fatto che l’incendio della cattedrale di Notre Dame abbia ricevuto molta più copertura, ma state tranquilli che ciò che è accaduto soltanto perché era Primavera.

E non dite che eventi drammatici e giganteschi non ne ricevono. Tralasciando che, durante le altre stagioni, un’edizione del TG è composta da 25 minuti di tragedie e brutte notizie e 5 minuti di sport o cultura, vi ricordate eventi come quelli di metà Novembre 2015, in cui attentati, calamità e tragedie avvennero tutti nello spazio di 2-3 giorni, e la copertura era altissima?

Dai, arriviamo al terzo punto, che detesto questa mia ridondanza.

Io vedo tutto il web che ne parla. Non critico affatto questa cosa (anzi, mi fa piacere), ma critico come TUTTI dicano “nessuno ne parla”.

Insomma, il 99% dei post che parlano dell’Amazzonia dicono cose tipo “nessuno dice nulla sulla foresta che brucia”. E, vedete, la cosa sembra alquanto strana considerando che NE STANNO PARLANDO TUTTI QUANTI!

Per quale razza di motivo la gente vuole comportarsi come se fossero i soli a preoccuparsi per certe cose e a dire la loro opinione?

Io mi auguro di stare semplicemente fraintendendo gli internauti adesso, e che loro stiano semplicemente reagendo stile “catena di Sant’Antonio”, e magari evitano di rimuovere il “non ne parla nessuno” dai messaggi perché non è quella la parte più importante.

Tuttavia, se c’è davvero chi ritiene di sentirsi solo ed unico parlando di una tragedia di cui stanno parlando tutti, lì abbiamo un problema, perché comunque è inquietante vedere centinaia di persone comportarsi come se fossero da sole a dire quel che dicono.

Sentite, il fatto che siate persone blande che non riescono a formulare un pensiero originale è un problema da mettere in secondo piano adesso, visto che si parla di una faccenda più grave e importante di me, di te e di tutti quanti!

Detto questo, concludo qui il mio articolo. Gli darò un titolo come “tutti parlano del fatto che nessuno ne parla” o roba simile, e lascerò che sia tra quelli di cui non vado fiero al 100%, ma che sentivo il bisogno di scrivere.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Dieci articoli che volevo scrivere da un po’

20 Ago

Bentornati nel blog vuoto. Il post che state leggendo ha la caratteristica di essere formato da 10 articoli, di argomenti diversi, che volevo scrivere da un po’, e ho deciso di metterli tutti insieme.

Di seguito, elencherò i dieci articoli in ordine, così saprete cosa cercare.

  • Scrittura: Evitare la donna nel frigorifero
  • Storia: Perché l’età contemporanea inizia nel 1789?
  • Storia: Impero “bizantino”
  • “Abbiamo avuto un bambino!”
  • Le serie TV per ragazzi e gli omicidi
  • Fusione di due categorie del blog
  • Italiano traditore, Francese codardo, Tedesco nazista
  • Sei abbastanza giovane da essere vecchio
  • JK Rowling e la scomparsa dalla cresta dell’onda
  • Si potrebbero avere buone notizie?

Spero che siano di vostri gradimenti!

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26 per i miei 26

14 Mag

26 per i miei 26

Bentornati nel blog vuoto. Wow, mi era mancato scriverlo. Comunque, oggi, 14 Maggio 2019, io compio 26 anni, e, per festeggiare, ho pensato di dire qualcosa per ogni anno della mia vita, una serie di chicche legate al più di quarto di secolo da cui sono al Mondo.

Che dire, quindi, se non che possiamo cominciare.

  1. Sono nato che pesavo 4,250 kg. Quei 250 grammi sono sempre sottolineati quando qualcuno me lo ricorda;
  2. Un amico di mio padre prese un giocattolo di Batman, e, pensando che io fossi alquanto reattivo, me lo lanciò contro. Io, però, avevo circa un anno, e, quindi, rimasi immobile, venendo colpito alla fronte da Batman;
  3. A 2 anni, una cosa che mi divertiva era “fare Schwarzenegger”, vale a dire che “mostravo i muscoli” e facevo una faccia arrabbiata. Ho anche le foto che lo mostrano;
  4. Non so perché, ma, per anni, ero convinto che, quando arrivammo in Calabria, io dissi a mia madre “mamma, tu sei una scrivania”, facendo anche dei movimenti con la testa. A tre anni ero già molto strano;
  5. All’asilo, avevo paura di Goku e Sailor Moon. Il primo mi spaventava quando urlava per diventare scimmione, la seconda perché, nella sigla, c’era un punto in cui lei (credo fosse lei) che, appesa a un filo vicino a un edificio, ha uno sguardo che mi fece pensare “è cattiva!”;
  6. A 5 anni, giocando per le primissime volte a Tekken 3, ero talmente confuso dalla trama che ero convinto che Jin Kazama fosse in realtà sua madre Jun;
  7. In prima elementare, ero essenzialmente “quello con i giocattoli belli”, soprattutto a tema Pokémon, e lo trovavo divertente;
  8. Il giorno in cui ho compiuto 7 anni, sono entrato nella classe della seconda, dicendo anche a mia madre “ora ho 7 anni, devo andare in seconda!”. Non avevo capito che non funzionasse in base all’età (mi chiedo quanto mi avrebbe confuso la primina);
  9. Più o meno qui, mio nonno diede inizio ad una sorta di “tradizione” in cui il filmato del mio compleanno inizia con un’inquadratura di un mio giocattolo e la mia voce che dice “ciao mi chiamo Fabiano ed oggi compio X anni” (tra l’altro con una voce bella monotona). Credo che durò fino agli 11-12 anni questa cosa;
  10. Nel 2002, quasi tutti i miei amici tifavano per l’Inter, e infatti fui parecchio dispiaciuto per loro, vista quell’annata;
  11. Nel 2003, feci la mia prima comunione, e, poiché ero sempre, costantemente “il più alto”, quel giorno chiesi quantomeno di essere il penultimo della fila, giustificandomi con “quello prima di me ha i capelli più alti, quindi è più alto”;
  12. Esame di quinta elementare (fummo l’ultimo anno che li fece!). Io non avevo mai avuto un cellulare, così mia madre me ne presta uno per chiamarla quando avessi finito, dicendomi di premere un tasto. Tuttavia, io non avevo capito che il tasto andasse tenuto premuto, così andai in panico, al punto che chiesi alla madre di un mio amico di chiamarla per me;
  13. Il 9 Ottobre 2005, partecipai alla Run4Unity, un evento sportivo dalla portata mondiale. Ancora non mi sembra vero che io abbia preso parte a qualcosa che unisse tutto il Mondo;
  14. Quando avevo 13 anni, ci fu un mese in cui ho avuto una febbre molto lunga. Una volta che mi ripresi, ero diventato molto più alto, ed avevo perso 10 kg. Tutt’oggi credo che la mia pubertà sia arrivata tutta insieme, visto che ho smesso di crescere in altezza a 16 anni;
  15. Primo giorno di scuola superiore. Per fare una bella figura, mi concentrai su cosa dire. La frase che mi uscì fu: “mi chiamo Fabiano, ed ora vi dirò i miei difetti. I pregi li scoprirete col tempo”. Tra l’altro, se ricordo questa frase, fu perché a una mia compagna restò impressa;
  16. Nel 2008, iniziai ad appassionarmi al mondo delle lingue e della linguistica, al punto che modificai e creai alcune pagine su Wikipedia. Tuttavia, non lo faccio da allora;
  17. Trascorsi tutta l’estate del 2009 senza internet. Un giorno, poiché mi addormentai dall’ora di pranzo alle 23, passai tutta la notte sveglio, e per lo più guardai molta TV. Credo che quello sia stato il giorno in cui ho iniziato ad appassionarmi di serie TV;
  18. Nel 2010, fui rimandato a Settembre in matematica, e, all’esame di riparazione, mi partì una parolaccia. Una dei due professori chiese cosa avessi detto, e l’altro rispose “una formula chimica”, trasformando la mia parolaccia in una formula;
  19. Nel 2011, ho aperto questo blog, per quanto avessi già un “Blog Vuoto” ai tempi di MSN, cosa che mi fa venire a mente che io avrei potuto celebrare i 10 anni da quel blog l’anno scorso, e non lo feci;
  20. Nel 2012, il professore di latino e greco passò tutto l’anno a dirci “all’esame di maturità uscirà (mia lettera iniziale) per prima”. Fu davvero così, e fui contento, perché l’unico modo che avevo per andare prima di quelli che puntavano al 100 (e, quindi, potenzialmente sfigurare) era che fossi effettivamente fra i primissimi;
  21. Nel 2013, passai il giorno del mio ventesimo compleanno stando a Napoli tutto il giorno. Fu alquanto piacevole;
  22. A fine Settembre 2014, iniziai a creare quella che, poi, divenne Offline Webseries. Probabilmente, se non ci fosse il mio feed di Facebook che continua a menzionarmelo, perfino io me ne sarei dimenticato;
  23. Nel 2015, andai a Barcellona, e, al momento, è tutt’oggi la mia unica volta all’estero, se non si conta il Vaticano quando andai a visitare San Pietro nel 2006;
  24. A fine 2016, poiché lessi articoli su quanto fosse stato un anno terribile fin da Gennaio, decisi di tradurre un post con 99 buone notizie di tutto l’anno;
  25. Curioso come l’unico anno in cui io abbia avuto difficoltà serie a ricordare un aneddoto sia stato il 2017, appena due anni fa, ma mi sono ricordato di come io abbia avuto casa mia a disposizione per una giornata intera … nella quale ho avuto la diarrea! Per fortuna, ho avuto altri assaggi di “casa mia tutta per me” in seguito;
  26. Un buon proposito del 2018 è stato quello di fare almeno una cosa diversa ogni giorno. Un po’ difficoltoso da mantenere (infatti, alcuni giorni avevano di diverso solo cose tipo “ho mangiato questo piatto” oppure “ho guardato qualcosa di nuovo”), ma ce l’ho fatta;

Queste, quindi, sono 26 curiosità su di me, una per anno dal 1993 al 2018. Mi piace come, istintivamente, io abbia messo riferimenti a vecchi articoli, che trovate sui link.

Comunque, io adesso vado a festeggiare il mio compleanno. Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Una nuova era

1 Apr

Noi occidentali non siamo soliti dividere il tempo in molte ere. Non a caso, per noi tutta quanta la storia si divide in: preistoria, antichità, medioevo, età moderna ed età contemporanea. Questo perché il nostro criterio è di far combaciare un’era con un evento che ha cambiato il corso dell’umanità (rispettivamente la nascita della scrittura, la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la scoperta delle Americhe, la rivoluzione francese).

Tuttavia, il Giappone non è dello stesso tipo di pensiero, al punto che, attualmente, siamo nella duecentosettantasettesima era, quella detta Heisei. La quale, però, terminerà alla fine di questo mese.

I criteri per cui un’era nasceva e terminava nel Paese del Sol Levante erano assai differenti, al punto che il regno di un solo imperatore poteva vedere 4-5 ere.

Tuttavia, dalla fine del periodo Edo, il criterio utilizzato è quello di far combaciare un’era con il regno di un imperatore. Infatti, a partire dal 1868, abbiamo avuto quattro ere: Meiji (1868-1912), Taishō (1912-1926), Shōwa (1926-1989) e Heisei (1989-2019).

Per i giapponesi, l’anno in cui inizia una nuova era è considerato il numero 1, ragion per cui, ad esempio, l’era Heisei, iniziata l’8 Gennaio 1989 dopo la morte di Hirohito e l’ascesa al trono di suo figlio Akihito, è attualmente al trentunesimo anno. Il quale, però, sarà anche l’ultimo.

L’ultimo imperatore regnante sulla Terra, infatti, ha deciso di abdicare nel 2017 per via della sua età elevata (ha compiuto 85 anni lo scorso 23 Dicembre), lasciando quindi che il suo primogenito Naruhito potesse salire al trono, a 202 anni dall’ultima abdicazione.

Il nome dell’era è scelto, tradizionalmente, dalla letteratura classica cinese, ma, per questa duecentoquarantottesima era, si è deciso di prendere i caratteri da un classico nipponico, il Man’yoshu, per la precisione da questo componimento:

初春月、氣淑風、梅披鏡前之粉、蘭薫珮後之香。

È durante il mese della buona fortuna, quando l’aria è propizia, i venti sono armoniosi e i fiori di pruno fioriscono come trucco applicato ad una bellezza risplendente dinanzi ad uno specchio, e le orchidee adornano loro stesse nella loro fragranza.

I due caratteri presi dal componimento sono 令 e 和, i quali insieme si leggono come Reiwa, ed hanno come significato quello di “gioiosa armonia”.

Per questo, fra un mese, il Giappone entrerà nell’era della Gioiosa Armonia, o Reiwa.

Una caratteristica è che, se il secondo carattere è apparso più volte nel nome di un’era giapponese (l’ultima volta fu con il regno di Hirohito), è la primissima volta per “rei”.

L’auspicio, dunque, è che questa possa essere davvero un’era armonica per il Giappone, e che possa portare armonia a tutti.

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Perché Gennaio sembra un mese così infinito?

31 Gen

Bentornati nel blog vuoto. Questo è il mio primo post del 2019, e mi sembra stranissimo che sia arrivato il 31 di Gennaio. Neanche la ricordo l’ultima volta in cui non ho scritto nulla per un mese!

Comunque, il primo mese di quest’anno è finito, ed io ho constatato ancora una volta come sia opinione di tutti che questi 31 giorni sembrino infiniti.

Beh, io volevo provare a dare la mia opinione del perché succede.

Vedete, io penso che la nostra coscienza tenda a vivere un determinato periodo di tempo allo stesso modo, a parte al suo inizio e alla sua fine.

Fateci caso con le settimane: quando è stata l’ultima volta che avete vissuto, di Mercoledì, uno stato d’animo diverso da quello del successivo Giovedì? Di solito, si passa direttamente da “che nervi, il Lunedì” a “evviva, il fine settimana!”, come se gli altri giorni non fossero nulla.

Questo capita anche con periodi di tempo più piccoli. Se dovete fare qualcosa alle 17, e sono le 16:23, la vostra mente penserà “ho ancora più di mezz’ora”, e sarete tranquilli, ma, alle 16:55, ecco che si pensa a che l’ora stia finendo.

Con un anno, quindi, la mentalità “siamo in quest’anno” arriva subito dopo le feste, per cui non c’è alcuna differenza tra come ti senti il 2 Febbraio, il 17 Marzo, il 23 Agosto o il 10 Novembre. Quindi, poiché ti senti come ti senti in Autunno, l’idea che Capodanno sia passato da meno di un mese ti sorprende, sia in positivo sia in negativo.

Dopotutto, non ho mai visto nessuno parlare di quanto siano lenti e lunghi gli altri mesi, sempre e solo Gennaio.

Con questo post, do inizio al 2019 del mio blog, e mi chiedo cosa possa avvenire in futuro.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!