La Casa de Carta: dieci aspetti negativi della terza stagione

28 Lug

La Casa di Carta è una serie spagnola che tratta di un gruppo di ladri messi assieme da un uomo chiamato “Il Professore” che pianifica una rapina alla Zecca di Stato della Spagna da così tanto tempo da poter conoscere ogni dettaglio della situazione ed avere vie alternative in caso di qualsiasi errore.

Inizialmente, doveva trattarsi di una serie limitata. Tuttavia, Netflix ne ha comprato i diritti, e, vedendo il successo planetario che ha avuto, ha deciso di proporre almeno un altro paio di stagioni, con la terza rilasciata da poco.

Ora, solitamente, quando una serie è fatta apposta per durare poco ed avere una conclusione, ma la si prosegue comunque per il suo successo, le cose non vanno sempre bene. Se è vero che Supernatural ha avuto così tante stagioni dopo la sua fine intenzionale che esse da sole sono in numero maggiore, ma comunque la qualità di alcune di queste stagioni è rimasta alta, abbiamo l’esempio di Tredici, che si ritrova a dover andare oltre la ragione per cui esiste, arrancando a fatica.

La Casa di Carta si trova più vicina alla seconda situazione, perché, nonostante il suo successo strepitoso, la sua qualità è diminuita parecchio. Ma, d’altronde, se le serie di scarsa qualità non avessero successo, Il Trono di Spade avrebbe chiuso i battenti anni ed anni prima. (Più che frecciatina, consideratelo un riferimento ad un mio vecchio articolo)

Non saprei dire cosa sia stato, ma proverò ad analizzare dieci aspetti negativi in maniera costruttiva. Tanto, se preferite il me nevrotico che inveisce contro una serie in dieci punti, c’è la mia recensione di Sick Note per voi.

Dov’è che La Casa di Carta perde punti? Osserviamolo insieme.

Ah, chiaramente, quest’articolo contiene spoiler sulla terza stagione, ma non dite che io abbia scordato di avvertirvi.

Ciò che mette in moto la terza stagione

Al termine della seconda stagione, la banda, dopo aver condotto con successo la rapina, fugge via. Qui, scopriamo che tutti hanno scelto vie diverse: Denver e Stoccolma (che ha dato alla luce il figlio, Cincinnati) vivono in Indonesia, Nairobi ed Helsinki se la spassano in mezzo alle Pampas dell’Argentina, il Professore adesso sta con Raquel, chiamata Lisbona, e vivono in Tailandia, mentre Tokyo e Rio se ne stanno su un’isola caraibica. Curioso come, con tutto il Mondo a disposizione, si siano comunque divisi equamente tra l’America Latina ed il Sud-Est asiatico.

Ad ogni modo, questi hanno più soldi di quanti ne vorrebbero spendere, vivono come dei re e delle regine, e sono sempre felici. Quindi, cos’è che fa tornare tutto a com’era prima?

Tokyo, stanca della vita che ha, essendo lei più fatta per lo sballo e la ribellione, decide di andarsene a divertirsi, e Rio le dà un telefono, per potersi tenere in contatto. L’Europol intercetta la chiamata, e Rio viene portato in una cella d’isolamento misteriosa, dove viene poi torturato.

Sembra un motivo fin troppo semplice e banale, perché ti fa porgere una domanda: se Tokyo preferisce darci dentro e lasciarsi andare, perché stava su un’isoletta? Non vale neanche la spiegazione “se fosse in un luogo sovraffollato, la troverebbero”, perché, ripeto, Denver e Stoccolma se ne stanno in Indonesia, uno dei Paesi più popolosi al Mondo.

Inoltre, flashback successivi mostrano che Tokyo non aveva cercato sempre di nascondersi, al punto che, almeno una volta, dei turisti sono stati chiamati da lei e Rio per divertirsi.

Insomma, questo sembra un errore che poteva essere prontamente scongiurato.

Tutto il popolo spagnolo è dalla loro parte?

Quello che fa la banda dovrebbe essere qualcosa di incredibilmente polarizzante. Escludendo le precedenti stagioni, in questa, dovrebbero mostrare la risposta ad una domanda:

Un gruppo di ladri rovescia milioni di Euro ai cittadini di Madrid, per poi entrare nella sede centrale della Banca di Spagna, per attirare l’attenzione su come il governo stia torturando uno di loro. Sarebbe più giusto essere dalla loro parte, considerando che cercano di donare soldi al popolo e rivelare segreti di governo, o tenere sempre conto che questi sono ladri che si sono fatti la bella vita per tre anni con soldi pubblici?

Invece, mostrano quasi sempre il popolo spagnolo dalla loro parte. Al di fuori della banca, c’è sempre gente che esulta come se fossero i loro attori preferiti. Non solo non c’è alcuna reazione delle forze dell’ordine, ma non vediamo nessuno criticare il loro operato.

C’era una situazione in cui sembrava che questa cosa stesse per essere mostrata. Il Professore e Lisbona si ritrovano col camper impantanato davanti alla cascina di un gruppo di contadini. Uno di loro, nel vederli, dice: “qui non sono piovuti soldi”. Per un istante, sembra quasi che stiano per girarla sul “se siete davvero i Robin Hood che vi vantate di essere, perché non aiutate chiunque?”.

Invece, li aiutano anche loro, e, quindi, non c’è mai questa polarizzazione.

Come fa il gruppo ad ottenere tutte le risorse?

Ogni volta che i ladri tirano fuori un congegno, un’arma o qualsiasi cosa li aiuti con il loro piano, ti dicono sempre e solo “useremo questo”, ma non ti rispondono mai ad una domanda importantissima: come fanno ad avere questi mezzi?

Per esempio, per entrare nella Banca di Spagna, si fingono un plotone della Guardia Civile, ma non ti dicono come facciano ad essersi procurati un blindato militare. Oppure, ti dicono come faranno ad aggirare l’allagamento del caveau, e ti mostrano anche gli oggetti nei flashback, quando sono in un monastero toscano, ma non ti dicono dove li abbiano presi.

Considerando che, come ho menzionato, per studiare il piano sono in Toscana, significa che questi sono riusciti a partire dall’Italia senza farsi alcun problema. Il fatto che non si soffermino su questa cosa sembra quasi uno spreco, perché potevano giocarla su come, da quando l’Unione Europea ha chiuso le frontiere, compiere crimini tra stati sia diventato più facile.

Oppure, poiché il gruppo ha dovuto dividersi e lasciar perdere le sue tracce, ti viene anche il dubbio di come abbiano fatto ad essere riuniti. Quello puoi anche spiegarlo con “il Professore ha i suoi mezzi”, ma sembrerebbe poi strano che l’Europol non abbia rintracciato lui.

Si perde troppo poco tempo sui nuovi personaggi

Ci sono tre nuovi personaggi in questa stagione. Palermo è colui che prende il posto di Berlino (e viene anche mostrato che i due erano molto legati), Marsiglia è l’uomo che girovaga per Madrid per depistare le intercettazioni e Bogotá è il saldatore che dovrà occuparsi del caveau.

Il problema, però, è che, dei tre, soltanto Palermo ha abbastanza focus e caratterizzazione. Di Marsiglia, a malapena si sa che è vegano e rispetta gli animali, mentre Bogotá ha soltanto una scena in cui è il focus, quella in cui parla di come abbia figli sparsi per il Mondo, ma che, sebbene lui sia un padre assente, loro siano sempre felici di vederlo, per il semplice fatto che ha dato loro i natali. Una scena anche ben fatta, ma soltanto una.

Questo è un problema che si aveva anche nelle precedenti stagioni, con Helsinki ed Oslo, con il secondo che fu il primo a morire, ma del quale a malapena si sapeva qualcosa.

Il senso di colpa è solo detto, mai mostrato

Considerando che tutta la stagione parte perché Tokyo porta alla cattura di Rio, ti aspetti di vederla comunque piena di sensi di colpa, perché un suo capriccio potrebbe aver rovinato la vita di almeno una decina di persone.

Il problema? Questo senso di colpa viene detto, ma non mostrato. In una serie TV, non basta lasciare che Tokyo dica “andrete a morire per colpa mia”, ma devi farla anche vedere pensante ed isolata che riflette su ciò che ha fatto. Invece, nei flashback, a malapena pensa a Rio.

Inoltre, la serie sembra anche volerla esentare dal senso di colpa. Nairobi (che, se soffri di disturbo ossessivo compulsivo, la odi, perché ha sempre un orecchino diverso dall’altro) le dice che è comunque colpa di Rio che l’ha chiamata e si è fatto catturare. Il che poteva pure andare bene, se non fosse che abbiano mostrato apertamente che Rio avesse detto “sentiamoci ogni tre giorni alle 6” e lei non abbia risposto per tempo, quindi, perlomeno, la colpa è sua anche in parte.

Poco focus su Rio e la tortura

Le scene di Rio torturato sono poche e non portano a nulla. Sembra quasi che la polizia spagnola volesse semplicemente divertirsi a fargli passare le pene dell’Inferno. Avranno provato a fare altro, sicuramente.

Per esempio, non hanno pensato alla macchina della verità, oppure al siero? Avrebbero potuto constate che Rio non è che cercasse di proteggere il Professore o gli altri: egli effettivamente non sapeva niente!

Se lo avessero mostrato, la scena in cui lui torna dalla banda e dice al Professore “se avessi saputo dove fosse, glielo avrei detto!” avrebbe avuto un impatto maggiore.

Discussioni su cose che non mandano avanti trama e caratterizzazione

Di solito, quando una serie ha un cast corale da gestire, una giustificazione si può dare sul fatto che non tutti siano approfonditi e caratterizzati con il fatto che sono troppi per il tempo che si ha.

Tuttavia, La Casa di Carta non è che non ci si sofferma sui personaggi: lo fa male, il che è peggio.

Le innumerevoli scene in cui i personaggi conversano sull’amore, sulla società, sui principi e quant’altro dovrebbero servire a caratterizzarli, ma tutti hanno sempre le stesse reazioni. Potresti cambiare argomento, loro diranno le stesse cose allo stesso modo, senza un minimo di sorpresa.

Denver è l’unico che sembra avere un minimo di caratterizzazione, perché te lo mostrano insicuro e indeciso perché ha un bambino a cui badare (non è suo figlio, ma è comunque il figlio della donna che ama) e, l’ultima volta, ha visto suo padre morire. Però, nella banca, queste cose non le vediamo, a parte quando mette da parte i genitori dagli altri ostaggi.

Il governatore e le mine

Una scena più di tutte mostra lo spreco del potenziale di questa stagione, ed è quella del governatore e del caveau.

Per accedere ai segreti di stato, serve che si apra una porta. Il piano A prevede usare una saldatrice, ma la polizia sta per fare irruzione, quindi non c’è tempo. Così, si va al piano B, che è quello di far entrare il governatore.

I flashback mostrano il Professore e Berlino discutere su come lui sia un uomo di sani principi e che soffre di una malattia cardiocircolatoria, per cui difficilmente accetterebbe. Berlino è convinto che sarà facile farlo entrare, ma, quando è il momento, il governatore è inamovibile. Denver si infuria, lo fa sbattere contro un tubo, e a questi viene un infarto.

Per un attimo, vedi il panico nella banda. Il piano A richiede troppo tempo per essere attuato, e il piano B è sfumato, perché il governatore è talmente incorruttibile da preferire farsi venire un infarto che aiutarli.

Poi, però, il flashback continua, e Berlino dice “se non dovesse funzionare, bastano le cariche esplosive”.

Questo fa sorgere tre domande problematiche:

  1. Perché, allora, arrivare a scomodare il governatore, se potevano usare le cariche esplosive fin da subito?
  2. Come mai hanno voluto dipingere la situazione come “non abbiamo alternative”, quando ce l’avevano eccome?
  3. Se la soluzione per aprire la porta ed ottenere i segreti di stato era farla esplodere, perché non farlo prima, evitando quindi di portare un saldatore?

Va bene, il saldatore serviva comunque, per aiutarli nella forgiatura successiva, ma questa situazione ci fa balzare dritti al prossimo punto.

La prevedibilità, alla fine, stanca

Il Professore è un uomo che studia i suoi piani con talmente minuzia da poter prevedere tutto, persino cosa fare in caso di errore in qualsiasi punto del piano. Questo, però, significa una cosa sola: non lo potrai mai mettere con le spalle al muro.

La polizia lo bracca? Sa esattamente come nascondersi. Un ostaggio non collabora? Si passa ad un’altra opzione.

Di conseguenza, tu non potrai mai chiederti “e adesso?”, perché non li vedrai mai sorpresi.

Inoltre, adesso, anche la polizia ripaga con la sua stessa moneta, quindi abbiamo entrambi gli schieramenti in grado di sapere esattamente cosa succede. Questo sarà un grandissimo rischio per la quarta stagione, perché, se tutti sanno cosa fare, cosa dovrà accadere perché una delle parti abbia la meglio?

Questo è uno dei punti fondamentali, e il modo con cui tutti prevedano tutto è inverosimile. Va beh, d’altro canto, esiste un film in cui un piano verge sul fatto che un uomo vada a fare pipì tutti i giorni nello stesso punto della strada, quindi, finché il Professore non caccerà qualcosa di simile, non potremo dire di aver toccato il fondo.

Le reazioni dei membri sono troppo prevedibili e ripetitive

Non importa mai cosa stia succedendo, i protagonisti avranno sempre la medesima reazione. Vi faccio degli esempi:

  • Nairobi sarà sempre avvocata del “matriarcato”, quella che “ho ragione perché sono donna”
  • Helsinki reagirà sempre con relativo silenzio, con tutto che è il più grosso della banda, e potrebbe tranquillamente metterli tutti a tacere
  • Denver sarà sempre quello sfrontato
  • Palermo sarà sempre il surrogato di Berlino, in ogni occasione. Sul serio, non avevo mai visto un personaggio equivalente della margarina
  • Il Professore e Raquel faranno discussioni anche pesanti, ma sarà sempre come se non le avessero avute

Potrei andare all’infinito, ma c’è un personaggio che più di tutti è l’emblema delle reazioni prevedibili e ripetitive.

Tokyo!

Ogni volta, ogni singola volta che le dicono “Tokyo, devi fare questo”, lei ha lo sguardo imbronciato, e poi va a fare qualcos’altro. Non la si vede mai fare quello che le si chiede, e lei non fa altro che fare la ribelle.

Prima di scrivere questo post, stavo pensando a come ci fosse una serie con un problema simile con un suo personaggio, ossia Star Trek Discovery con Michael Burnham. Sapete, però, perché quest’ultima, pur avendo lo stesso atteggiamento da “devo risolvere questa cosa a modo mio”, è più accettabile? Per il modo con cui la cosa è presentata.

Se qualcuno dicesse a Michael Burnham qualcosa tipo “i Klingon stanno arrivando, non possiamo tornare su quel pianeta e salvare gli abitanti della città”, lei resterebbe in silenzio per un attimo, per poi, con gli occhi lucidi, dire “è la cosa giusta da fare” e andare. Questa cosa ha anche senso, perché, l’ultima volta che sapeva quale fosse la cosa giusta, ma ha comunque obbedito agli ordini, gente a lei cara è morta, quindi agisce di sua spontanea volontà in un vano tentativo di espirare le sue colpe.

Ne La Casa di Carta, se qualcuno dicesse a Tokyo “la polizia farà irruzione da quella parte, non possiamo attaccarli”, lei si volterebbe imbronciata, prenderebbe un fucile e andrebbe a spararli. Non viene mai detto perché non agisca mai seguendo le regole, e a lei infastidisce sempre la cosa.

Forse, ho sbagliato a usare esempi ipotetici, ma spero che abbiate colto gli esempi.

Dunque, questi sono dieci aspetti negativi della terza stagione de La Casa di Carta, e mi auguro che questa lettura sia stata per voi interessante.

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