Archivio | settembre, 2018

Star Wars: i modi di guardare i film aggiornati al 2018

28 Set

Bentornati nel blog vuoto. Circa quattro anni fa, scrissi un articolo legato a una delle domande più note poste da chi entra nel mondo di Star Wars per la prima volta: in che ordine guardare i film?

Allora, la risposta era semplice: o guardavi i sei film nell’ordine con cui sono usciti o seguivi l’ordine cronologico interno.

Tuttavia, da allora sono usciti quattro film, e, mentre due sono parte della nuova trilogia (Il Risveglio della Forza e Gli Ultimi Jedi), gli altri sono ambientati prima di Episodio IV (Rogue One e Solo).

Insomma, come guardarli?

Io qui ripropongo i tre ordini alternativi, ma ce ne sarebbe anche un quarto che, secondo me, non sarebbe da sottovalutare.

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Han Solo è “solo”: quando una battuta è più significativa in italiano che nell’originale

27 Set

Questo articolo contiene uno spoiler sul film “Solo: A Star Wars Story”, quindi non andate oltre il poster se non avete visto il film.

Risultati immagini per solo a star wars story

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When your team lost “but we have more trophies”

24 Set

I don’t like when football supporters mishandle when to brag about a single, specific game and when to brag about the team’s history.

I hate it because they always cross those moments.

For instance, Team A never won any trophy, but defeats Team B who has won the most in the championship’s history. However, Team B supporters starts saying “yeah but you have no trophies”.

Yes, everyone is aware of that, but why would that matter when we’re discussing the game? Sure, at the end of the day, Team B will be more prestigious anyway, but why would that take the attention to them being defeated?

The opposite comes as well. If we’re talking about the prestige of a team, how much they have won and something, why on Earth would you mock them by saying “yeah, and they lost 3-0 to Team A yesterday”?

The same happens with singular players too. Yes, the goalkeeper hasn’t won anything in particular, but he did a hell of a game, and we’re talking about that!

Sorry for how nervous this post is, but I wanted it to be quick and on point.

That time my brain created “my sister” in a dream

21 Set

I only have one sibling, a younger brother. However, sometimes I did wonder what would have happened if I either had a sister or there was an older sibling.

Probably because of that, my brain decided to do something with it, and, as I was sleeping, decided to create a sister for me.

Let me explain.

In this dream, my parents call me to tell me something important, so we go to the kitchen, make sure my brother cannot hear us (I don’t know why he was going to be kept in the blue) and they start talking, revealing one thing: two years before they got eventually married, they had a daughter. Her name was Valeria (which is what I would have been named had I been born a female), but they had to keep her a secret, because they couldn’t handle raising a child back then.

Thus, I head to a specific white building in my city, and, in a basement, there was someone waiting for me.

Long, flowing black hair, a bright smile on her round face, deep black eyes, olive skin and so on.

It was her, Valeria, and she was glad to finally get to meet her little brother.

I don’t remember the specific details of how it went on, but something that surprised me was that my brain carefully designed Valeria by taking pieces from my cousins to make her look realistic, as in “this is what Valeria ACTUALLY would have looked like”.

Since then, I decided to have her as a character in the stories I write, and I like how my brain simply “gave” me a sister.

I hope you had found this story to be interesting.

Scrivere in una nuova posizione

19 Set

Io ho un computer portatile. Eppure, è come se io dimenticassi di continuo la seconda parola: portatile.

Difficilmente, infatti, tendo a spostarlo dalla mia scrivania, trattandolo quasi come un fisso. Il bello è che non lo faccio soltanto col computer: il mio letto ha le ruote, quindi potrei mettermi a dormire ovunque io voglia, ma lo lascio sempre nello stesso punto.

Una parte di me ci vedrebbe una piacevole metafora, come se io fossi uno a cui basti sapere che potrebbe fare qualcosa, anche se poi non la faccio. In questo caso, mi basta il pensiero che nulla mi impedirebbe di scrivere stando seduto sul mio letto, usando il mio computer, come sto facendo adesso, che è una delle rare volte.

Non so, è come se l’idea di fare questa cosa sempre mi dispiaccia, come se preferissi di gran lunga il pensiero di fare un’eccezione ogni tanto.

Il bello è che questo è un post molto piccolo e pressoché inutile, ma mi piace l’averlo scritto in una posizione nuova.

Sette anni dall’apertura di questo blog

17 Set

Bentornati nel blog vuoto. Il 17 Settembre 2011, io, uno studente liceale di 18 anni, decisi di aprirmi un blog, nel quale avrei iniziato a scrivere di tutto ciò che mi passava per la testa.

Feci un paio di articoli, ma poi ricordo che li cancellai, perché non mi piaceva come li stessi scrivendo. Quello bastò perché accantonassi il blog per un lungo periodo, fino a Luglio 2012.

Ora, non voglio parlarvi della storia del mio blog, se non altro perché lo faccio ogni volta che ne ho l’occasione.

Invece, vorrei menzionare cos’è successo in quest’ultimo anno, soprattutto nel corso del 2018.

Tra il 2014 ed il 2017, io scrivevo molti post al giorno, ed ero talmente prolifico che ci sono periodi in cui ho scritto 100 articoli in circa due settimane. Infatti, quando stava arrivando il 2018, mi dissi che avrei smesso di dettarmi dei paletti, come avevo fatto fino a quel momento. I paletti erano cose tipo “devo scrivere un tot di articoli, ma fare in modo che non siano quanti ne erano ieri”, oppure anche il voler scrivere un post al giorno, anche senza senso.

Lo avevo fatto pensando che mi sarei messo ed avrei scritto decine e decine di articoli, magari facendone anche 20-30 in un giorno, e credevo di sentirmi carico.

Poi, però, arrivato a Gennaio, sentivo che non avevo tanta voglia di scrivere parecchio, per cui ho fatto un post al giorno per i primi due mesi, finché ho semplicemente deciso di scrivere pochi post al mese. Se controllate, a Giugno ho fatto solo 5 post, e credo debba tornare al 2013 per trovare un mese in cui ne ho fatti di meno!

Mi dicevo che questa cosa sarebbe stata temporanea, che, una volta sentitomi “meglio”, avrei scritto le decine e decine di articoli che mi aspettavo.

Tuttavia, mi sono accorto che i mesi passavano, e siamo anche giunti a Settembre. Insomma, mancano 3 mesi e mezzo alla fine dell’anno, e ho scritto un numero di articoli che in altri tempi avrei realizzato in tipo 20 giorni.

Cos’è successo?

Nulla di particolare. Semplicemente, è come se il mio blog fosse contemporaneamente tornato agli inizi e non.

Sono di nuovo agli inizi perché scrivo quello che mi pare, e come mi pare, senza importarmene di cos’è che potrei scrivere perché ne stanno parlando tutti.

Eppure, un cambiamento c’è stato.

Io vedevo questo blog come un mio angolo personale, qualcosa che mi faceva sentire bene, perché mi faceva notare come potessi tenere tantissimi pensieri per me stesso pur condividendoli con il web, e mi piaceva tanto.

Quella sensazione, però, non la sto sentendo più da un po’ di tempo. Non perché sia sparita, ma semplicemente perché, adesso, i miei angoli in cui posso stare quieto e da solo sono altri.

Io non dimenticherò mai come questo blog mi abbia fatto sentire in questi 7 anni, ma sento che qualcosa sia cambiato da un po’ di tempo, e non so se è semplicemente che sono cresciuto. In fondo, non è che io sia sempre tanto maturo in questo spazio, che comunque ha visto molte fasi della mia vita aprirsi e chiudersi.

Una cosa che sottolineerei è che, per esempio, non scrivo più “bentornati nel blog vuoto” e “alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!” sotto ogni articolo, e infatti per esempio l’ho fatto adesso solo perché è l’anniversario. Che poi, davvero non mi avete mai chiesto il perché dell’errore? Mi sorprende questa cosa.

Il me che ha aperto questo blog il 17 Settembre 2011 era diverso da quello di oggi, ma abbiamo qualcosa in comune: siamo in un periodo della vita che ci pone davanti a delle scelte che ne condizioneranno il resto. Allora, non avevo molta paura, ma oggi ne ho.

E chiederei scusa per questo post, ma ammetto che sono sovrappensiero ultimamente, e quindi mi è passato di mente che il blog compiva sette anni. Specie perché c’è sempre la questione dei 10 mesi in cui non ho scritto nulla, visto che a Luglio 2019 celebrerò i 7 anni del mio primo post.

Tra l’altro, mi avete fatto venire in mente che sono 10 anni che scrivo sotto un blog vuoto, visto che il nome deriva dal blog che avevo quando c’era MSN. L’account l’ho aperto a Febbraio, ma penso che potrei farlo un articolo su di esso, magari un altro giorno.  Per quanto io non mantenga molto spesso le promesse di nuovi articoli qui.

Dai, lasciamo che questo post finisca. Sette anni dopo, sono ancora qui.

E tranquilli: non è che penso di chiuderla con il blog. Semplicemente, voglio godermelo meglio, senza sforzarmi troppo, per sentirmi a mio agio.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

25 anni

16 Set

Quando hai 25 anni, ti senti ad un crocevia particolarissimo, perché sei contemporaneamente vicino ai 20 e vicino ai 30.

Insomma, nella tua testa, cominci a pensare sia cose tipo “ho 25 anni, ormai non sono più tanto giovane” e “ho ancora 25 anni, godiamoci il resto della gioventù”, certe volte anche nell’arco della stessa giornata.

Questa cosa capita anche grazie a TV e sport. Contemporaneamente vedi atleti esplodere a 25 anni o essere campioni belli affermati (e in alcuni sport a 25 anni possono già essere in declino!), mentre nelle serie vedi attori venticinquenni interpretare sia adulti affermati sia ancora adesso degli adolescenti (infatti io ci scherzo su dicendo “c’è ancora qualcuno che ha i miei anni e può passare per un sedicenne”).

Puoi avere amici e parenti che hanno circa 25 anni ma con la vita sistemata (magari stanno realizzando i loro sogni, hanno una casa tutta loro e via dicendo), tanto quanto puoi conoscere coetanei che ancora adesso non sanno cosa vogliono e da dove cominciare.

Onestamente? Io credo che sia un punto della vita da godersi al massimo proprio per questo, perché non capiterà più di essere al centro di una fase tanto cruciale.

Se vivi i tuoi 25 anni col timore che non sei arrivato pronto ad affrontare la vita con la giusta maturità, sta tranquillo: volenti o nolenti, tutti diventiamo pronti.

Non sei ancora riuscito a trovare il lavoro dei tuoi sogni? Non disperarti, non tanto perché un sacco di gente è nella tua stessa situazione, ma perché chi vive inseguendo un sogno ha scelto di percorrere una vita in cui fermarsi è la fine.

Non sai ancora cosa vuoi dalla vita? C’è chi raggiunge la vecchiaia prima di scoprirlo. Dopotutto, non capita a tutti di trovare la propria strada da adolescenti.

Io continuerei ancora con questo post, ma mi sta venendo in mente che, dopotutto, chi sono io per dire a voi come vivere i vostri 25 anni? Sono pur sempre uno sconosciuto dietro un blog: come potreste sapere che io sono davvero un venticinquenne?

Scegliete con calma come passare questo anno della vostra vita. Volete sentirvi ancora giovanissimi? Fatelo pure, e fregatevene di chi vi dice il contrario. Volete sentirvi delle persone mature? Fatelo pure.

Questo post è venuto fuori in maniera completamente diversa da ciò che mi aspettavo, ma adesso inizio a concluderlo.

Io mi sono goduto questa estate pensando proprio a che sarebbe stata l’unica in cui sarei stato tanto vicino ai 20 quanto vicino ai 30. Penso che proverò a godermi anche l’Autunno e l’Inverno, iniziando a diventare sempre più maturo e autonomo (ripeto: volente o nolente, chiunque diventa pronto ad affrontare la vita) ma ricordandomi che non sono certamente un uomo di mezza età, e che quindi non posso parlare della mia vita come se fosse in dirittura d’arrivo.

Ed ecco che il post finisce qui.