Archivio | giugno, 2018

100 articles in 6 months

29 Giu

Welcome back to my blog. At the end of 2017, I decided that I didn’t want to feel “forced” to write articles on my blog, so I didn’t want to make some “boundaries” like “I should do this type of article every day” or “no two consecutive days should have the same number of articles” like I did last year. Initially, I did this thinking “I will have no limits, to the point I could do 30 articles”, and I felt ready.

But then, 2018 came, and I barely had any will to write articles. For January and February, I kept making one a day, but, from March onwards, I only wrote when I felt like, to the point I am only celebrating the 100th article of the year now, after 6 months.

Did something bad happen? No, I simply wanted my blog to feel like it was at the beginning, something where I’d put posts every now and then, without any troubles.

Sure, I can’t even remember when was the last time I only wrote 5 articles in one month, but this is how I handle my blog now, and I like it.

I don’t know if this will continue for the other 6 months, but I don’t want you to be alarmed: I still like writing posts here, it just stopped being one of my biggest hobbies.

In fact, I don’t have any idea about what to say here, so I will just finish. Thank you for always reading me, regardless of if I write 100 articles in 15 days or in 6 months.

See you, next time, here, on the Empty Blog!

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Pride Month: Writing Diversity For Diversity Sake

27 Giu

Pride Month: be careful in writing diversity for diversity sake

Welcome back to my blog. Each year, during Pride Month, I tell myself “you should write something about it”, but I keep forgetting it. Because, yes, I am the kind of person that forgets to do something even when I tell myself to do it every day. There is a commission I was supposed to have done on early March that is still there despite the fact that I tell myself “do it” every day.

Anyway, I am digressing. Finally, an article on Pride Month is arriving, and I wanted to merge it with a topic I was interested in writing about: diversity for diversity sake.

Now, some people would use this expression to talk about various things, like, for instance, putting a diverse character where the source material does not include it. That is a different topic from this one, which will be more focused on different sexualities since it’s Pride Month.

So, let’s suppose you want to write a novel, and you have an idea about putting a secondary character to be the best friend of a main one. This character is, I don’t know, Artie Smith, and he’s his gay friend.

And this is where there’s risk of putting “my” diversity for diversity sake. If Artie has interests, a life outside the story, different feeling and other things (basically, if he’s a human being) that don’t always deal with his sexuality, then it’s okay.

If, however, Artie only talks about being gay, listens to gay music, doesn’t stop talking about gay topics and only has the emotion of a gay man at a pride parade, then it’s wrong.

There are many things that go in creating a character that should not be the sole characterization, and sexuality is one of them.

It is obviously fine if you want to put a gay, bi, ace or whatever “sexual” character you want, but this should not be the sole characteristic.

In fact, in my honest opinion, putting a character that’s so stereotypical about a minority that feels flatter than the pages they live in is even worse than putting no minority at all.

Of course, there’s nothing wrong if you disagree with me. No one should decide what you want to put in your story, and that obviously includes me.

Still, be careful when you put a diverse character, regardless of what makes them diverse (I don’t know, race, sexuality, beliefs …).

After all, think about someone you know that is part of a minority. Are they bi-dimensional people that only act and behave through minority stereotypes?

When was the last time you saw your gay friend all coloured in rainbow flags and giving fashion advices outside of a pride parade?

When was the last time you saw your Black or Asian friend talking about stuff from their native culture and only that?

You should focus about it, especially as a writer, because, usually, writers like us put diverse characters so that readers can relate, but it is too risky to do it without a properly done character.

Now, this article didn’t come out as good as I expected it, but I am so glad I finally wrote something during Pride Month. That moment when I don’t do it when I write every day but I do it in the month I barely wrote in.

Remember: diversity is fine, but stereotypical diversity isn’t.

See you, next time, here, on the Empty Blog!

Simboli simili provenienti da culture diverse in giro per il Mondo

20 Giu

Bentornati nel blog vuoto. Sapete qual è una cosa che adoro tantissimo quando studio le culture del Mondo? Quando mi accorgo di similitudini sia dirette sia indirette.

Ad esempio, c’è una lingua aborigena estinta la cui parola per cane era Dog, derivato da *Gudaga. Insomma, la stessa parola per definire lo stesso animale in due popoli che vivevano ai poli opposti del Mondo?

Certo, è meraviglioso anche quando le somiglianze sono dovute ai contatti, come elementi dell’arte ellenistica che hanno viaggiato lungo l’Asia fino a raggiungere il Giappone, dove ad esempio troviamo l’entasi delle colonne ma anche caratteristiche di figure mitologiche alquanto simili alle loro controparti greche (come il dio del vento che usa una sacca come Eolo).

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Per questo, a me piace moltissimo vedere simboli di varie culture eurasiatiche che arrivano a somigliarsi, soprattutto quando essi hanno radici talmente antiche che non è possibile attualmente conoscerne le origini (e il fatto che appaiano in vari punti del Mondo alimenta il mistero).

Ecco a voi, quindi, un articolo in cui parlo delle similitudini tra simboli soventemente usati in ambito spirituale, ma non solo.

Ah, prima di cominciare, vi avverto di una cosa: essendo io un semplice studente universitario, non affidatevi al 100% alle mie parole, e, se doveste trovare errori nel mio articolo, fatemelo sapere, in modo tale che io possa correggerli.

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Nodo di Salomone

Questo simbolo araldico nei Paesi nordici ha attualmente il significato di “luogo d’interesse”, ma è possibile trovarlo anche in incisioni finniche medievali come simbolo di protezione dagli spiriti malefici e dalla sfortuna. Forse, conoscerete questo simbolo perché la Apple lo usa per il tasto di comando.

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Ebbene, un simbolo del genere può essere trovato anche nella cultura del Mississippi, una civiltà nativo americana medievale, per quanto non sia molto chiaro il suo significato.

Notate il simbolo al centro, perché somiglia alla Croce Solare, di cui parleremo più avanti.

Inoltre, in Norvegia, tale simbolo è inserito nella stessa categoria del Valknut, uno dei simboli di Odino, la cui forma, però, richiama altri simboli di cui parlerò più avanti.

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Taijitu (Yin e Yang)

Tutti conoscono questo simbolo ed il suo concetto del dualismo di elementi opposti tra loro, ma con l’uno che ha sempre una parte dell’altro. Certo, forse non conoscevate il nome, ma trovo sia uno di quei simboli universalmente noti anche a chi non conosce nulla sulla cultura cinese.

Ora, tale simbolo è anche connesso con il ciclo del Sole e delle stagioni, tant’è che forme arcaiche del Taijitu sembravano rappresentare l’ombra del Sole in punti specifici dell’anno.

Ebbene, figure simili alla forma moderna del Taijitu possono essere individuati in tutta Europa, come in iconografie celtiche ed etrusche, oppure in uno scudo romano.

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Mi chiedo come adatterebbero il termine Taijitu in latino. Qualcosa come “Taicitus”?

Tuttavia, un caso più eclatante proviene secondo me dalla cultura di Cucuteni–Trypillia, diffusa in Europa dell’est, principalmente in Ucraina.

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Ci sono numerose teorie a riguardo, tra cui una pressoché realistica che vedrebbe la presenza del “Taijitu” in Ucraina come frutto di uno scambio culturale, considerando che vasi simili allo stile di questa cultura sono stati trovati nella contemporanea cultura cinese di Yangshao. Sarebbe possibile, quindi, che il Taijitu abbia fatto il tragitto opposto, oppure che tale simbolo derivi da un antico popolo posto come via di mezzo, e il cui lascito alla Cina sia stato il simbolo dello Yin e dello Yang.

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Il Sole col punto al centro

Il carattere cinese per indicare il Sole è 日, il quale, a primo impatto potrebbe confondere se non si sapesse che esso deriva da un simbolo trovato nelle antichissime iscrizioni di bronzo che raffigurano la nostra stella come un cerchio con al centro un punto.

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Questo simbolo è quasi interamente identico al geroglifico egiziano che rappresenta il Sole.

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Simboli legati al Sole e alla Terra sono simili in numerose culture di tutto il Mondo, tant’è che, adesso, parlerò di un simbolo che rappresenta il ciclo solare.

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Triscele

Numerosi popoli hanno un simbolo legato al ciclo solare che usa tre gambe interconnesse al centro. Probabilmente, l’aver detto “tre gambe” (che è il significato di triscele) vi avrà fatto pensare alla Trinacria, simbolo della Sicilia sin dalla Magna Graecia, ma il termine triscele si riferisce soprattutto alla tripla spirale celtica.

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Forme simili sono individuabili anche in Estremo Oriente, per quanto quasi per caso. In Corea, il Taegeuk è un simbolo nazionale (infatti è raffigurato nella bandiera della Corea del Sud), e, nella sua variante tripla, sembra contenere la triscele.

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Un altro simbolo simile è il Mitsudomoe giapponese, che è una variante “tripla” del Tomoe e che può rappresentare sia il dio della guerra Hachiman sia il ciclo della vita. Ponendo i tre magatama in modo ravvicinato, sembra quasi che, nel “negativo” bianco, si formi la triscele.

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Io trovo che abbia senso rappresentare il ciclo della vita usando quello solare, perché è un ottimo modo per rappresentare lo scorrere del tempo.

Una chicca legata alla Trinacria: l’isola di Man, che si trova tra la Gran Bretagna e l’Irlanda, ha il medesimo simbolo.

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Tuttavia, non è per qualche parallelismo con la Sicilia, ma hanno semplicemente preso l’emblema siculo e l’hanno adottato, pur essendo ironicamente un popolo celtico, e quindi la triscele è un simbolo “affine” alla loro cultura.

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Triquetra

In araldica, triscele e triquetra sono usati come sinonimi, ma essi rappresentano due simboli celtici molto diversi. La triquetra, ad esempio, rappresenta originariamente l’aspetto femminile del Divino, con le sue fasi (fanciulla, donna e anziana), mentre è divenuta col tempo anche un simbolo elementale o anche cristiano visto che può essere usato per rappresentare la Trinità.

Un simbolo simile faceva parte di un’antica cultura persiana, e, tramite la diffusione del buddhismo in Asia, esso è giunto in Giappone come musubi mitsugashiwa.

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Sia il simbolo celtico sia quello giapponese possono essere trovati con la variante in cui un cerchio che percorre la triquetra.

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Stella a Cinque Punte

Il Pentagramma ha avuto numerosissimi usi nel corso dei secoli, ma è anche un simbolo talmente antico che se ne trovano tracce fra i Sumeri.

Il suo ambito spirituale ed elementale, però, lo rende affine al Gobousei, che è un simbolo giapponese con cui sono raffigurabili i cinque elementi orientali (Acqua, Legno, Terra, Fuoco e Metallo).

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Una curiosità sugli elementi in Giappone: essi sono usati per indicare i giorni della settimana da Martedì a Sabato, perché gli altri sono per il Sole e la Luna. Tuttavia, poiché ogni elemento è associato a un pianeta, letteralmente i nomi dei giorni della settimana in giapponese significano Giorno della Luna, Giorno di Marte, Giorno di Mercurio, Giorno di Giove, Giorno di Venere, Giorno di Saturno, Giorno del Sole, con un incredibile parallelismo con gli equivalenti latini.

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Rosa Camuna

Vi siete mai chiesti cosa rappresenti il simbolo bianco della bandiera della regione Lombardia?

Esso è qualcosa legato al territorio lombardo da millenni, ossia una Rosa Camuna, un simbolo che si trova inciso da numerose parti nella cultura della Val Camonica, che ha abitato l’attuale Lombardia nell’età del ferro.

Tale simbolo, però, è del tutto simile ad un’incisione trovata in una brughiera inglese, al punto che molti hanno iniziato a speculare sulle sue origini. Pensate che uno scrittore di racconti per bambini ha perfino ipotizzato che rappresenti un boomerang.

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Una teoria plausibile vedrebbe delle tribù celtiche migrare in Gran Bretagna e, avendo visto la Rosa Camuna, hanno deciso di usarla come simbolo da incidere nella brughiera.

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Happonyaguruma

C’è un clan guerriero giapponese che usava la “ruota delle otto frecce” come proprio simbolo. Tale contesto permette di scorgere una somiglianza con il timone di timore, un simbolo magico islandese che serve a incutere terrore e proteggere il guerriero in battaglia.

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Certo, a differenza degli altri, questo è un simbolo in cui la somiglianza estetica sembra un po’ forzata, ma è più che altro il significato interno.

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Croce Solare

Questo è uno dei simboli più antichi mai realizzati dal genere umano, e, come dice il nome, serve a raffigurare il Sole. Tale simbolo è individuabile in Mesopotamia, in Egitto, in Cina, a Creta, tra i Romani e molti altri popoli, e tutti lo usano per indicare il Sole.

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Occhio a non confonderla con la croce celtica, che è questa

Poiché un altro antico simbolo per dipingere il Sole è quello con il punto al centro, esso è usato per rappresentarlo oggigiorno simbolicamente, mentre la Croce Solare è usato per rappresentare la Terra.

Trovo particolare che un simbolo che da millenni rappresenta il concetto di solare, celestiale e divino sia adesso il simbolo della Terra.

Questo articolo è giunto quindi alla sua conclusione. Mi auguro che sia stato di vostro gradimento, perché a me è piaciuto tantissimo scriverlo.

Cito, inoltre, l’articolo che mi ha ispirato nel realizzare questo, il cui link lo trovate cliccando qui.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

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Russia 2018: una lista di 23 “convocati” provenienti dalla Serie A

18 Giu

Bentornati nel blog vuoto. La Serie A è un campionato talmente internazionale che, pur con l’assenza dell’Italia, possiamo osservare giocatori che graziano i nostri campi ogni Domenica quasi tutti i giorni nel corso di Russia 2018.

Infatti, pensavo di stilare una lista di 23 giocatori che rappresentano la Serie A, provando anche a vederne il livello.

Diciamo che possiamo iniziare!

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10 things I would suggest to avoid in writing your story

16 Giu

10 things I would suggest to avoid in writing your story

Welcome back to my blog. Including today, there are only two weeks left until the start of the second Camp NaNoWriMo of this year. Have I ever talked about it on my blog?

Camp NaNoWriMo is an event held twice each year on April and July where you can set whatever writing goal you want (be it the number of pages, the hours you dedicate or the word count) and you can be included in a “cabin” with other writers.

If your hobby is writing like mine, then this event could prove you it is a nice experience to follow, and it gets you ready for November, when NaNoWriMo (yes, the same people are behind both) kick in, with only one goal: writing 50 thousand words over the course of a month. If you want to, I could even tell you how I managed to do it.

Anyway, I thought that, before I suggest you to join the website, I could tell you 10 things you should at least try to avoid in your story, mainly for two reasons: it may annoy the hell out of a reader and it could produce a worse story.

Of course, this is just an amateur’s suggestion list, so don’t worry, it will be fine if you choose not to follow any advice.

Okay, shall we begin?

Decoy protagonist

I should be clearer with this one. It is okay if you seemingly start off the story with a character, but then reveal that another one is the protagonist, but it has to happen in a specific way.

For instance, if the actual protagonist is already on the scene or the decoy one still appears in the story as a pivotal rule, then it can become acceptable.

What couldn’t be is if the character that appears at the beginning just carries over the entirety of the first chapter, and then by the second they’re either dead or no longer appear, and a character that wasn’t even mentioned steps in as the protagonist.

It can annoy the reader and also feel strange, because it may have them wonder why you didn’t start with the protagonist.

Everything regarding “shaggy dogs”

I know, I know: it feels good to have the characters go into all sorts of troubles to get something … and in the end they don’t get it.

However, you have to keep in your mind that, when someone reads your story, they could be reading something else, or even do something else, so imagine how they may feel if they realize that they just spent hours and hours reading about a quest, only to see it unaccomplished.

In fact, if you want to do it, it should be done well enough that the readers won’t feel like they just wasted their time.

My suggestion is that this can be done with a supporting character, or even for comedic effect.

Sudden Sequel Death Syndrome

Of course, this is only required if you are actually writing the sequel of a story.

You want to show your readers that the stakes are higher and that you won’t protect all the main characters just because they have been part of the story since the beginning, so you kill off one of them.

However, you need to be careful, especially with how the readers may feel. What if that character was their favourite, and they are reading the sequel just to see them, only to find out they die in Chapter 2?

Okay, that should not stop you from doing so, but this seriously overlaps with another couple of points.

Plot twists for shock value sake

When you are writing, you need to have everything planned out, and you should avoid doing stuff just to shock your readers.

For instance, if a character still has something more to say, don’t kill them because you want a nice plot twist, because they usually are not nice.

Averting Chekhov’s rules

If a gun is on stage, it should be fired. This is Chekhov’s rule, and it means that, if an object, a skill, a character or a setting appears in the story, it has to be used.

Speaking of weapons, for instance, you can’t have your main character carrying around a knife if they never stab anyone, and you should not reveal a particular skill if you are not going to use it.

Averting your own rules

Also, there is a non written rule when writing fantasy and science fiction, and it is that, however unrealistic and implausible they are, if you say that your World operates under certain rules, they have to be respected.

For instance, if you say that only a specific kind of people can operate magic, then you should not have someone that doesn’t belong there use it, unless you have a justification.

Your World has to feel like everything is on point.

Law of conservation of detail

Similar to Chekhov’s rule in that it means that you should not put something in a story if it isn’t pivotal to its plot.

Of course, you want the readers to be attached to your characters, so you want to put their backstory and have them talk and wander around to develop them, but, if nothing furthers the plot, then it is just a waste of time and space.

When you are writing, in fact, you should try to balance the depth of your character with the ongoing plot. If you want to develop them, show the reader how they have changed from the beginning to midpoint to the end.

Woman in the refrigerator

Another death trope, but be careful: just because I say “woman” doesn’t mean I only refer to female characters.

What I want to mention here, in fact, is that you should avoid one particular character death: the one done just so a particular character can weep and be sad about it, to show their sorrows.

It reduces the character’s importance to being just a mean for the character to go further.

Mary Sue and Gary Stu

Mary Sue and Gary Stu are two versions of the same character, the one that is so perfect it gets too boring.

You need to have flawed characters in your story, even if your goal is not to have the readers relate to them.

I mean, why would I be invested in reading the story of that knight, if they aren’t even partially wounded, always look perfect and seem to not have any flaw?

Plot armour

Sure, every now and then, it may even make sense, especially when you realize that the plot simply wouldn’t move further if something happens to the protagonist there.

However, you should not always have your main character avoid any danger or peril just because “they’re the protagonist”.

Those are 10 things I recommend you to avoid writing.

Here is the link to July’s Camp NaNoWriMo.

See you, next time, here, on the Empty Blog!