Fanfiction: Batcaverna

9 Lug

Bentornati nel blog vuoto.

Una mia amica, admin di una pagina su Gotham, ha dato inizio ad uno “hiatus fest” a cui partecipare con qualcosa a tematica Batman. Così, ho rispolverato una vecchia fan fiction basata sull’ingresso di Barbara Gordon nella Bat-Famiglia, per riproporvela. Critiche costruttive saranno bene accette.

Ecco la fanficiton, mentre vi do appuntamento alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Batcaverna

Il mio nome è Barbara Gordon. Forse conoscerete mio zio, il commissario James Gordon, chiamato dagli amici e dai mass media Jim.

Io abito con lui da quando avevo soltanto undici anni. Cioè da quando ero divenuta orfana.

Ricordo ancora la terrificante sensazione quando l’auto dei miei girò su sé stessa dopo la brusca sterzata per evitare un pirata della strada che guidava contromano, oltre che quando tentavo di rimuovere i corpi di mamma e papà, senza capire che loro se ne fossero andati, per sempre.

Fu allora che scoprii cosa fosse la morte. Nella maniera peggiore per un bambina.

Da allora, vivevo con mio zio, il mio parente più prossimo. Spesso lo sentivo discutere con gli amici su come non sapesse chi avesse avuto la fine peggiore: se suo fratello Roger e sua moglie Thelma, morti nel mezzo di una strada sperduta, oppure io, condannata a crescere a Gotham, una città talmente marcia e putrida che nessuno trovava più la forza anche solo per sorridere.

In effetti, sin dalle elementari, tutti mi guardavano con fare straniato. Una ragazzina dai lunghi capelli rossi e i vistosi occhi verdi che sorrideva a trentadue denti? Dopotutto, era qualcosa di raro, un po’ come se il Daily Planet non avesse più il gigantesco mappamondo sul tetto del suo grattacielo.

Più tempo passava, più ammiravo lo zio Jim, perché andava in giro per una città piena di Oswald Cobblepot, Edward Nygma e persino di Joker senza avere alcun timore. Un chiaro esempio per tutti.

Ciononostante, non era lui il simbolo di Gotham, l’eroe che tutti si meritavano. Quello era un altro, ed io ogni notte esultavo dal letto di camera mia quando potevo scorgere il suo segnale nel cielo buio.

Zio Jim mi raccontava spesso storie sulle avventure di Batman. Ricordo anche quando acquistavo numeri della Gotham Gazette giusto per leggere gli editoriali di Vicky Vale sul “crociato incappucciato”, nomignolo che gli aveva affibbiato per non scrivere sempre “cavaliere oscuro”.

Era diventato quasi come un idolo per me, poiché la mia ingenuità da ragazzina mi faceva credere che, per fermare l’ondata di crimine a Gotham, bastasse mettere un cappuccio ed un mantello e andare in giro a spaventare i delinquenti.

Così, mi iscrissi a ginnastica artistica, pur di avere un corpo agile e scattante, un po’ come quello di Catwoman. Una volta l’avevo persino beccata in un vicolo nei pressi di Crime Alley, la via famosa perché Joe Chill uccise Thomas e Martha Wayne proprio in quel punto, mentre controllava il bottino del suo ultimo colpo. Tentò di frustarmi, ma la evitai, scappando a gambe levate. Peccato non averla vista in faccia: forse, ci sarebbe una ladra in più a Blackgate.

Giungiamo, quindi, ai miei sedici anni. È il compleanno della mia amica e compagna di ginnastica Gail, così ci invita tutte a casa sua. Zio Jim è talmente preoccupato per me da chiedere all’agente Snyder di accompagnarmi. Dopotutto, indossavo un body attillato viola con una cintura gialla che dava decisamente nell’occhio.

Quando tutti gli invitati erano giunti, decisi di mostrare una sorpresa. Dalla mia borsetta, cacciai fuori un pipistrello di cartone giallo ed una maschera da Halloween, vestendomi quindi da “Batgirl”.

Tuttavia, la sorpresa la fece qualcun altro.

Il famigerato Drury Walker, anche noto come Falena Assassina, era stato ingaggiato da qualcuno proprio per uccidere il padre di Gail, ma non si fece scrupoli a sparare all’impazzata prima di controllare se questo fosse presente.

Nessuna delle diciannove ragazze presenti venne colpita a morte, ma i cocci e le schegge di vetro le avevano raggiunte in diverse parti del corpo, finché non entrò. Provavo una rabbia incredibile.

Poi, quando vidi che Snyder, prima di essere messo al tappeto, premette il pulsante sulla sua cinta che inviava un messaggio a chi doveva accendere il Batsegnale, pensai che non c’era bisogno di scomodare il crociato incappucciato.

Così, mi feci forza, entrando con il mio costume fatto alla bene e meglio nella stanza.

Walker scoppiò a ridere, ed io non la presi affatto bene. I miei allenamenti mi permettevano di evitare continuamente i suoi spari. Era palese la sua delusione quando si rese conto che il padre di Gail non era lì, ma soltanto un gruppo di ragazzine spaventate. E me.

Come sulla trave, correvo in equilibrio sulla punta delle gambe, raggiungendo il suo volto con un calcio sinistro. Lo destabilizzai abbastanza da rimuovergli la pistola dalla mano.

Per un attimo, pensai di puntargliela contro, ma mi ricordai della regola di Batman, ossia che non bisogna uccidere se non strettamente necessario. Certo, la vita di molte mie amiche era a rischio, ma Batman sarebbe arrivato a momenti, per cui mi limitai a tirargli un pugno sulla fronte, facendolo cadere.

Perse i sensi, e, quando finalmente Batman arrivò, vide la scena.

Certo, anche Robin era con lui, ma io ero lì, attonita, mentre vedevo finalmente per la prima volta da vicino il cavaliere oscuro che esaminava la scena.

Quando Snyder si riprese, gli spiegò tutto (io stavo dando un’occhiata alle mie amiche). Non dimenticherò mai la sua reazione nel comprendere cosa avessi appena fatto:

<Tu verrai con noi>

Così, Robin mi fece posto sul suo sidecar, il Batpod, mentre la Batmobile sfrecciava accanto a noi.

Il ragazzo meraviglia sembrava confuso. Era chiaro se non sapesse se pensare a quello che avessi fatto o alla strana sensazione di avere una ragazza che sfrecciava accanto a lui.

Io ero emozionata, mentre mi chiedevo chissà cosa sarebbe accaduto.

Dopotutto, che motivo c’era di portarmi addirittura dentro la Batcaverna, dov’ero all’inizio della storia?

Difatti, quando entrammo, tutti i pensieri più strani percorrevano la mia mente, estasiata nel vedere tutto quanto. Chi l’avrebbe mai pensato di vedere un penny gigante ed un tirannosauro in un posto come quello?

Inoltre, c’era una gigantesca interfaccia chiamata Oracle. Bel nome, di quelli che utilizzerei se non avessi già “scelto” Batgirl.

Così, finalmente Batman iniziò a parlarmi.

<Barbara Gordon, il commissario mi aveva parlato di te e la tua ossessione per … tutto questo> disse. Aveva esattamente la voce profonda e autoritaria che mi aspettavo.

<Lui sperava che non saresti mai arrivata così lontano da compiere una pazzia come quella di stasera, ma l’hai fatta …>

Il suo tono dispiaciuto ed il silenzio di Robin non mi convincevano. L’adrenalina era ancora in circolo nel mio corpo, ma potevo sentire il loro turbamento anche se fossero stati a Coast City.

Neanch’io parlavo, ma la questione della Batcaverna mi suscitava troppa perplessità. Cosa significava? Perché mi avevano portata lì, con loro?

Finalmente, il ragazzo meraviglia iniziò a parlare.

<Quando ci ha parlato di te, io ho pensato di fare qualche ricerca per saperne di più>

Quello era a tratti un onore a tratti inquietante. Perché mai Robin avrebbe dovuto fare una cosa del genere?

<Sei rimasta orfana quando eri bambina, è così?> mi chiese. Io deglutii, lasciando che la mia maschera coprisse in parte le emozioni.

<Ho fatto una domanda> disse. Io risposi quasi balbettando.

<A-a-a … avevo un… undici anni>

Entrambi guardarono in basso, provando un profondo dispiacere per me. Potevo sentirlo.

Dopodiché, Robin sogghignò.

<Allora non sei così diversa da noi, in fondo>

Così, fece qualcosa che mai avrei aspettato: si tolse la maschera.

Il suo volto non aveva più le strisce verdi con le parti bianche che coprivano i suoi occhi neri, ma mostravano in pieno il volto di quello che era davvero un ragazzo. Probabilmente, avevamo entrambi la stessa età.

Io indietreggiai, mettendo il piede in fallo e facendo anche per cadere da dei gradini, se non che lui mi salvò.

<Cos’è, ti ha spaventato il mio fascino?> domandò. Batman restava in silenzio, senza mostrare in modo chiaro se avesse una qualche opinione di quello che stava accadendo.

Fu così che il ragazzo si presentò. <Io mi chiamo Dick Grayson, e, prima di essere un giustiziere che svolazza per i tetti di Gotham, ero un orfano>

Io fui scioccata, specialmente perché quella non era certamente l’emozione di chi rivela di aver perso i genitori.

<I miei lavoravano al circo, ma morirono in un incidente. Da allora, sono finito qui, a Gotham City, diventando il braccio destro di Batman>

Mentre mi parlava, Robin, anzi Dick, continuava a tenere la mia mano. Sentivo come una forte sensazione di sicurezza che sembrava indicarmi che ero in compagnia di un amico, e che dovevo fidarmi di lui. Dopotutto, si trattava di una delle pochissime persone buone di tutta quanta Gotham City.

<Capisco anche perché sei desiderosa di essere come noi. O meglio, come lui: tuo zio non ha mai detto che fai il mio nome>

Io sorrisi, cercando di distogliere lo sguardo.

Batman, intanto, era da un’altra parte della Batcaverna ad esaminare chissà quali dati di un qualche altro caso. Dopotutto, non potevo mica aspettarmi che avessero avuto a che fare solo con me. Da quanto avevo letto, il Joker aveva quasi attuato un piano per soggiogare tutti i pesci del porto. Lo so: fuori contesto, i suoi piani sembrano sempre ridicoli.

Così, io tolsi la mia maschera. Tanto, sapevano già chi fossi.

Robin restò come folgorato nel vedere il mio volto, tant’è che restò fermo per qualche istante.

Tuttavia, io volevo pensare al motivo per cui ero lì con loro.

<Come stanno le mie amiche?>

Stranamente, nessuna di loro sembrava avermi riconosciuta, perché la confusione e la paura di quel momento avevano quasi “mascherato” il mio corpo, sebbene tutte, soprattutto Gail, mi avessero già vista col body che stavo letteralmente indossando, logo giallo a parte.

Fu Batman a rispondermi.

<Harvey Bullock è giunto sul posto insieme ai soccorsi. Nessuna di loro ha ferite gravi> disse, senza distogliere neanche per un istante l’attenzione dalla sua esaminazione.

Io mi sentivo così rassicurata, al punto che ripresi la conversazione con Dick.

<Io pensavo di limitarmi ad una semplice sorpresa di compleanno. Qualche capriola, due calci. Non credevo che avrei fatto tutto questo …>

Lui sorrideva. <Questo è il bello di essere come noi: l’imprevedibilità. Non potrai mai sapere quando arriverà il tuo momento di fare la cosa giusta, ma solo sperare di cogliere al volo l’opportunità quando accadrà>

Dopo un breve giro della Batcaverna, Robin mi spiegò un altro motivo per cui mi avevano portata con loro.

<Batman ed io ci stiamo rendendo conto di non poter essere abbastanza> diceva, mentre era di fronte ai manichini di altri suoi costumi. Agli inizi ne indossava uno con dei cortissimi pantaloncini verdi. Chissà quante cicatrici aveva sulle gambe.

Io annuivo, pensosa.

<Abbiamo bisogno di altre persone che possano unirsi alla nostra crociata>

Io lo fermai subito. <Non sembra affatto un’idea di Batman>

Lui mi guardò. <Quando non protegge Gotham, Batman è in giro per il Mondo, e non solo, con la Justice League. Certo, può contare su di me, ma che succede se l’Enigmista, Catwoman e Mr. Freeze attaccassero di nuovo in più punti diversi della città? La fortuna ha voluto che Flash fosse di passaggio da quelle parti, ma non possiamo sempre contare sul caso>

Finalmente, tutto sembrava sempre più chiaro, ed io ero emozionata. <Tu sei la nipote del commissario Gordon, hai moltissimo coraggio e, con un po’ di addestramento, potresti diventare un’ottima aggiunta alla nostra squadra>

Io non potevo crederci. Ero davvero stata reclutata? Certo, non potevo considerarlo un reclutamento vero e proprio, ma la speranza della nostra città aveva davvero bisogno del mio aiuto? Ovviamente, accettai con immediatezza. <Spero solo che lo zio Jim sia d’accordo>

Dick ridacchiò. <Il commissario si stava chiedendo da un po’ com’è che tu non avessi scoperto da sola che la Batcaverna si trovi qui, a vi…> fece per dire, interrompendosi.

Io, curiosa, mi avvicinai di più. <Cosa stavi per dire?>

La sua mano toccò involontariamente il mio fianco, al punto da farlo arrossire. <Beh, non so se posso dirti altro>

Io sorrisi. <Non c’è problema, Dick Grayson>

Mentre restavamo fermi, notai che lui fece per infilare la sua mano sinistra in uno scomparto della sua cintura.

<Prima che io lo faccia, sappi che sarà un onore addestrarmi con te, Batgirl> disse.

<Prima che …> feci per chiedere, ma lui mi colpì con un dardo tranquillante. Barcollai per qualche secondo, per poi svenire.

Quando mi ripresi, era già mattina inoltrata. Ero in camera mia, indossando il mio pigiama. Accanto al letto, c’era un biglietto.

<Ho preso il tuo costume. Chiederò ad Alfred di fartene fare uno migliore. Dick> Io sorrisi. <Chissà chi è Alfred>

Quando mi alzai, potei notare che Gail era di fronte all’ingresso, visibilmente scossa. <Babs!> esclamò, abbracciandomi.

<Come sono felice di vederti. Non riuscivo a capire più nulla …> iniziò a raccontare.

<C’era quel criminale, gli spari. Alicia e Tara sono state ferite al braccio da dei cocci … e poi c’era la tizia strana che lo aveva steso prima che arrivasse Batman …>

Io la interruppi. <Una tizia strana?>

<Già, non pensavo che ci fosse qualcun altro oltre Robin ad aiutarlo>

Sogghignai. <Beh, sono felice che tutto sia andato per il meglio> dissi, invitandola quindi a sedersi.

E questo è quanto. Io, Barbara Gordon, orfana sedicenne e nipote del commissario di polizia di Gotham City, ho salvato la vita a delle mie amiche per poi essere stata contattata e reclutata da Batman e Robin in persona. Lo so che voi non mi crederete mai: neanche a me sembrerebbe una storia vera, se non l’avessi vissuta. Eppure, si trattava solo la prima di tantissime avventure. Da questo momento in poi, potreste anche chiamarmi con un altro nome: Batgirl.

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