Wilt e Leda: primo episodio esteso

19 Mag

Bentornati nel blog vuoto.

Qualche giorno fa, vi ho presentato la mia nuova storia, Wilt e Leda. Adesso, ho pensato di mostrarvi qui la versione estesa del primo episodio, che serve semplicemente a introdurvi lo stile, l’ambientazione e anche un paio di nuovi personaggi. Considerando che la mia amica Alice mi ha menzionato nel capitolo 4 della sua storia, ricambio il favore. Se siete incuriositi, ecco il link al suo blog.

Detto questo, ecco a voi Wilt e Leda, una coppia di trentenni che va a convivere in una grande città. La trama e la storia sono semplicissime, perché avevo voglia di qualcosa di leggero e romantico.

Ecco a voi!

Wilt e Leda: primo episodio esteso

Tutti e due erano nella sala da pranzo del loro nuovo appartamento a New Naples, Nevada. Avevano in mano due bicchieri di champagne, e sorridevano pensando a chissà quali cose il loro futuro avrebbe portato.

Lui aveva dei corti capelli castani e un volto squadrato e privo di barba o baffi. Indossava una camicia bianca e dei pantaloni neri, oltre che un orologio sul braccio destro, con il quale stava accarezzando i capelli di lei.

Anche i suoi erano castani, ma erano lunghissimi, almeno fino alle scapole. Indossava una maglietta blu scollata, oltre che dei jeans.

Entrambi erano due trentenni felicemente innamorati circondati da musica allegra e una sala ampiamente accogliente.

<Allora, a cosa brindiamo per prima?> domandò lei, distogliendo l’attenzione dal suo sorriso.

<Cosa intendi?>

<Ai nostri cinque anni insieme o a questa casa?>

Lui aspettò ancora un istante prima di rispondere, passando ad accarezzarle il viso ed il collo.

<Perché non potremmo brindare a entrambe le cose insieme?>

<Mi piacerebbe sapere cosa t’interessa di più: il nostro passato o il nostro futuro?>

Lui ci rifletté per davvero, cosa che la stupì: si aspettava una risposta affrettata, seguita poi da altre effusioni.

<Il futuro è sempre stato ambiguo e misterioso. Invece, quando penso a quel che ho fatto con te da quando siamo stati insieme, provo un’incredibile di gioia>

Lei si avvicinò ancora di più, iniziando a cingerlo attorno a sé. <Ottima riposta, Wilt Clarksson>

<E tu, cosa mi dici, Leda Hutchison?> chiese di scatto, guardandola negli occhi.

Per un istante, lei restò spiazzata, guardando anche in basse a destra e facendo per indietreggiare. Si chiese se lui avesse notato il suo gesto, ma, per sua fortuna, Wilt aveva già chiuso gli occhi, cercandola per un bacio.

Così, le labbra dei due si incontrano sempre di più, al punto che i due quasi fanno cadere lo champagne dei bicchieri.

Una volta che smisero di baciarsi, però, lei decise di rispondere:

<Tu mi hai permesso di avere la vita che volevo, ma sono sicura che il nostro futuro sarà ancora migliore>

<Sempre l’opzione opposta della mia, vedo>

Lei avvicinò la fronte alla sua. <Non saremmo una coppia troppo noiosa se fossimo sempre d’accordo?>

Dopodiché, sorridendo, procedette a brindare. Il suono dei bicchieri che si incontravano era piacevole alle loro orecchie, ed era finalmente giunto il momento di dare inizio ad una nuova vita a New Naples.

Seduti sul divano beige al centro della stanza, i due avevano tolto le scarpe per adagiarsi. Lei era seduta su di lui, accarezzandolo ed osservandolo.

<Sono felice che tu abbia finalmente deciso di venire a convivere con me> commentò lui.

<Beh, doveva succedere, prima o poi>

Nel guardare la sua compagna, Wilt provava un’incredibile sensazione di pace. La sua pelle era pallida e delicata, e lui cercava di sfiorarla senza farle troppo del male. Era come se nulla di quella stanza al di fuori del divano esistesse, e i due sarebbero andati avanti a scambiarsi effusioni per minuti interi.

Quando procedettero a baciarsi nuovamente, però, lei urlò per un attimo, ritraendosi ed alzandosi.

Lui, preoccupatissimo, le chiese cosa fosse accaduto, ma Leda non sembrava ascoltarlo. Nella sua mente, pensieri strani e negativi riaffiorarono.

Non era la prima volta, così lui la cinse da dietro.

<Amore mio, non è niente. Sai che starai al sicuro con me> disse, baciandole quindi il collo.

Lei, che continuava ad ansimare, riuscì dopo un po’ a scacciare i brutti pensieri.

<Dai, andiamo a letto> la invitò, girandola perché si guardassero.

<Perdonami per aver rovinato la serata> disse, con gli occhi praticamente lucidi.

<Ma non hai fatto nulla, tranquilla>

Wilt le asciugò le lacrime col dito. <A me basta che tu sia qui, con me, pronta a seguirmi e supportarmi>

Entrambi ripresero a sorridersi a vicenda.

<Lo sai che ci sarò sempre. Sono pur sempre la tua ragazza>

Così, i due si abbracciarono. <Ricorda che ti amo>

Detto questo, Wilt e Leda si diressero verso la camera da letto, pronti a dare inizio ad una nuova, incredibile giornata.

Il mattino dopo

New Naples era una città piuttosto particolare. Fondata negli anni ’40 per volere del Presidente Roosevelt, era situata nel Nevada, a relativamente poca distanza da Las Vegas.

Così, era da circa settant’anni che si era come formato un binomio: mentre la seconda era sempre la capitale del gioco e del divertimento, nella prima succedeva di tutto. Sembrava quasi che, se non si trovasse qualcosa a New Naples, era perché non era mai esistita.

Questo Wilt lo sapeva benissimo mentre camminava spensieratamente per la strada, quasi come se ne fosse il proprietario.

Tutti i palazzi del quartiere avevano un che di futuristico, quasi come se si fosse ritrovato a vivere in un film di fantascienza. Le pareti bianche non erano affatto imbrattate, segno che la vernice era costantemente applicata, tutti sembravano gioiosi.

Insomma, ogni cosa era esattamente come aveva sperato, soprattutto quando vide che la città non aspettava che tutti si svegliassero per iniziare a divertirsi.

Tra motociclisti che impennavano, auto che sfrecciavano stile film d’azione e persino un camion dei vigili del fuoco per strada, sembrava che tutto facesse parte di chissà quali storie interessanti.

Tuttavia, osservando l’orologio, Wilt si rese conto che sarebbe dovuto tornare a casa. Prima di scendere, si era accordato con la sua Leda che sarebbe tornato dopo un’ora, per portarla con sé.

Così, una volta giunto nel loro appartamento, ed aperto con delle fredde chiavi il portone, egli si ritrovò di fronte a Leda, quasi pronta per uscire.

<Buongiorno, amore> commentò, mentre lui la baciò non appena chiuse il portone.

<Allora, com’è New Naples?> chiese, mentre i due si abbracciavano.

<Stupenda, ma ora vorrei fare un altro giro, con te>

<Beh, ora che hai visto la zona, potresti quasi farmi da guida>

I due si guardarono negli occhi per qualche istante. La loro era una piacevole relazione che durava da cinque anni, e ne avevano fatte di cose degne di essere raccontate, in quel lasso di tempo.

<Aspetta che vada un attimo in bagno> aggiunse, separandosi dalla presa di Wilt.

Davanti allo specchio, però, la sua espressione passò da allegra a disperata, come se avesse appena ricordato qualcosa. Iniziando ad ansimare, sembrava indecisa tra se continuare a specchiarsi o distogliere lo sguardo, quasi come se quel vetro l’attirasse a sé.

Fu quando passò qualche minuto che Wilt, preoccupato, andò a bussare.

<Leda, va tutto bene?>

Il suo malumore sembrò sparire, tant’è che aprì subito la porta.

<Scusami, Wilt. Sono pronta, possiamo scendere>

I due si fissarono. C’era qualcosa di molto rassicurante nel volto squadrato di lui, che gli accarezzava subito il collo e la spalla destra.

<Lo spero proprio. Ho anche visto il posto ideale dove fare colazione> aggiunse, continuando a sentire la sua delicata pelle a contatto con la sua mano.

<Oh, mi farebbe proprio bene un caffè in questo momento>

Infine, Wilt e Leda, mano nella mano, uscirono dall’appartamento, pronti a godersi New Naples.

 

Quel pomeriggio, Wilt e Leda si preparavano a conoscere i loro nuovi vicini. Non avendo ancora finito di sistemare tutto, erano alquanto indaffarati, ma a una parte di loro piaceva vedere un po’ di disordine.

<Lo sai che io sono ordinato nella confusione>

Lei sorrise, prendendo dei pupazzi da una scatoletta arancione. <Me lo ricordo. Sapresti trovare qualsiasi cosa anche ad occhi chiusi. Secondo me in realtà sei un cyborg>

<Ah, non vedo l’ora di questa serata. Grant e Diane non sembrano affatto delle brutte persone>

<Beh, è il bello dei vicini: o sono persone amorevoli o desidererebbero ucciderti all’istante. Non c’è via di mezzo>

Wilt si fermò un istante per prendere una collana a catenina, adagiandola delicatamente sul collo di Leda.

<Metti questa, tesoro: ti sta benissimo>

Lei sorrise, guardandosi allo specchio. <Ricordo ancora quando visitammo San Francisco il giorno in cui me la prendesti>

<Già, e tu scherzavi dicendo che era “il simbolo del tuo essere incatenato a me”>

<Non è così?> chiese lei, afferrandolo per un braccio e guardandolo in faccia. <Non ti sarà affatto facile liberarti di me, lo sai?>

Lui ansimò per qualche istante. I loro petti si sfioravano, e lo stesso i loro nasi. Avrebbe tanto voluto baciarla, in quell’istante.

<E chi ha detto che voglia farlo?> commentò, avvicinando le sue labbra a quelle della ragazza, che gli stringeva forte le mani.

Tuttavia, qualcuno suonò al campanello.

<Okay, abbiamo capito che questi sono il tipo che ci interromperà nei momenti intensi> disse lei, andando ad aprire.

Davanti al portone, c’era un’altra coppia che aveva più o meno la loro stessa età. Grant aveva i capelli neri, era ben curato ed indossava una camicia bianca. In volto aveva una barba assai corta, ed aveva un sorriso vistoso. Diane, invece, aveva i capelli biondi e gli occhi castani, ed indossava vestiti talmente colorati e sgargianti da dare subito nell’occhio.

<Benvenuti nella nostra umile dimora> invitò Leda, scostandosi.

<Wow, è decisamente meglio di quando c’erano quelli prima> disse lui.

<Ti avevo detto di non fare alcun paragone!> lo richiamò Diane, strattonandolo.

<Non è un problema> rassicurò la castana.

Così, i quattro andarono in sala da pranzo, iniziando a conversare. La parlantina di Diane era talmente rapita che era difficile starle appresso, mentre Grant quasi fungeva da interprete quando si rendeva conto che lei non era stata chiara.

<In un anno, abbiamo visto ben cinque coppie andare e venire. Eppure, mai nessuno ha mai pensato di invitarci qua dentro, mai!> disse, mentre curiosava intorno alla stanza.

<Tesoro, hai detto mai un paio di volte in più>

<E tu hai detto dieci parole in più di quelle che ti avevo chiesto> ribatté.

Wilt sorrise, mentre Leda osservava i loro gesti. La stupiva come controllassero tutto: sembrava quasi che uno dei due avesse lasciato qualcosa, e la stavano cercando. Non era una visita dei vicini, ma un’ispezione.

Avrebbe voluto dire qualcosa, ma Grant si rese conto immediatamente dell’ambiguità della situazione.

<Siamo desolati. È solo che, come ha detto Diane, a stento entravamo qua dentro, così volevamo sapere come fosse questo appartamento>

Leda, però, rimase immobile, senza muovere un muscolo. I polsi di entrambi apparivano come paonazzi.

<Praticate arti marziali?>

Tutti e due erano colpiti.

<Certo. Vedi, Grant? Loro sono così interessati a noi da capire tutto semplicemente con un’occhiata>

<Ma è anche vero che avete il dettaglio dei polsi. Cosa potreste capire da me e Wilt guardandoci?>

Grant osservò il lieve tremolio di lei e l’espressione un po’ annoiata di lui.

<Che avete decisamente bisogno di una tazza di caffè, quindi iniziamo subito>

Il pomeriggio proseguì piacevolmente, con Wilt e Leda che avevano finalmente fatto una nuova amicizia.

FINE

Sperando sia stato di vostro gradimento, vi do appuntamento alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

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  1. Wilt e Leda: secondo capitolo | Il blog vuoto - 20 maggio 2017

    […] siete curiosi, ecco qui il primo capitolo. Detto questo, procedo alla […]

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