Se io scrivessi L’ora della verità

19 Mag

Bentornati nel blog vuoto.

La mia amica Alice ha un blog di scrittura, e la sua ultima storia, L’ora della verità, la trovo piacevole e ben scritta. Così, ho pensato di omaggiarla provando a riscrivere la scena iniziale col mio stile.

Chiedo scusa ad Alice in anticipo per come ho “rovinato” la sua piacevole storia, ma ecco cosa è venuto fuori.

Ah, giusto: meglio se prima vi leggete l’originale. E non vi preoccupate: se doveste decidere di leggere prima tutto il capitolo, e poi magari anche i successivi, capirei.

Bene, adesso ecco la mia versione.

lod

L’ora della verità

Avete presente quei sogni in cui non si ha mai la benché minima idea di come si sia finiti quel un punto specifico?

L’ultima volta che mi era successo, mi trovavo nelle fogne. Mi resi conto di trovarmi nella mia New York perché c’erano mattoni a circondarmi. Inoltre, quel tunnel era freddo come un manto di ghiaccio intorno al mio corpo ed alla mia mente.

Non riuscivo quasi più a percepire le mie caviglie, ma la puzza incredibile e la scarsa illuminazione erano la mia priorità.

Avevo freddo nel sogno. Ero in un tunnel d’acqua, la sentivo scorrere sulle pareti, mi lambiva le caviglie.

Cosa ci facevo lì? Perché ci ero finita? Cos’era che mi spingeva a continuare a muovermi?

Ero certa che una risposta sarebbe arrivata, e, dopo pochi minuti, sorrisi nel percepire una candida luce che mi attendeva. La cosa mi rassicurava tantissimo.

Dopo alcuni passi, tuttavia, la sicurezza si trasformò in paura: non ero da sola.

I passi che sentivo erano sempre più rumorosi: qualcuno stava correndo.

La mia mente mi diceva di scappare, perché sarebbe giunto qualcuno pieno di cattivissime intenzioni. E così feci, affrettando il passo. La luce sembrava vicina, ma la puzza diventava sempre più intensa. Inoltre, nel voltarmi, cercavo con costanza di capire quand’è che il mio inseguitore sarebbe giunto.

Quando finalmente un’ombra entrò nel mio campo visivo, ero pronta a tutto. Fuorché a quanto accadde: una voce terrorizzata che esclamava il mio nome.

<Amelia!> diceva, ed io non capivo più nulla.

<Aiutami, Amelia!>

Io ero una di quelle persone che accorreva sempre ad ogni richiesta d’aiuto. Dopotutto, ero una detective, e, quando esegui un’azione per dovere, diventa subito un’abitudine.

Così, feci per voltarmi, cercando di capire da chi stesse scappando. Eppure, quando mi voltai, l’ombra era scomparsa, ma la voce era ancora lì. Un’altra rivelazione: era la luce a chiamarmi. La mia fonte di sicurezza aveva bisogno di me.

Il livello dell’acqua iniziava ad alzarsi, fino a quando non mi trovai di fronte ad un bivio. Prima di scegliere la strada da percorrere, diedi un’occhiata alla grata sul soffitto, per capire dove fossi. Le luci dell’Empire State Building erano chiare e tonde, quindi mi trovavo a Midtown. A differenza del bagliore bianco, però, quel rosso acceso era come un tetro presagio, una malefica mano sanguinaria che discendeva dal cielo per manifestare il suo dominio.

Quando ripresi a dare un’occhiata al bivio, due figure uscirono da ognuno dei lati. Era sicuramente la donna bionda ad avere chiesto il mio aiuto, e la sua era un’espressione atterrita.

L’uomo barbuto, però, spalancò gli occhi, guardandomi dritto in faccia.

<Scappa, Amelia!> esclamò a voce molto alta.

Non capivo: perché lei voleva che la salvassi, mentre lui mi incitava a salvarmi? Cosa significava quel sogno?

Pensai di tornare indietro, ma la strada era svanita, sostituita magicamente da un’invalicabile parete.

Quando guardai nuovamente verso la donna, la sua espressione non mi appariva più come indifesa. Cominciai a provare paura, mentre l’uomo allungava la mano verso di me. Nell’istante in cui l’afferrai, il suo volto era come diventato liscio. Era anche più giovane: se, quando mi ammoniva, sembrava un uomo di mezza età, adesso avevo davanti un ragazzo di non più di trent’anni. Certo, i lineamenti erano come offuscati, ma l’uomo mi conduceva pacificamente verso il suo tunnel.

Una volta all’interno della luce, tutto quanto era bianco e sereno.

Mi girai, pronta a ringraziare l’uomo.

Questi, però, aveva cambiato nuovamente aspetto: adesso, avevo davanti ai miei occhi un volto con due affilati canini, sopracciglia sporgenti e occhi gialli.

Eppure, non percepii alcuna emozione negativa, tant’è che scostai i capelli, invitandolo a mordermi.

L’uomo ubbidì, ed il mio sangue scorreva giù per il mio corpo, cadendo a terra e mischiandosi con il bianco.

E tutto era bello, pulito, rassicurante.

FINE

Alice, spero che questa sia solo la prima di una lunga serie di collaborazioni, perché l’ho adorata!

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

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4 Risposte to “Se io scrivessi L’ora della verità”

  1. Alice 19 maggio 2017 a 6:41 am #

    😂😂😂 oddio Fab, meglio se ognuno di noi resta al suo stile, però grazie per questo omaggio ❤❤

    • ilblogvuoto 19 maggio 2017 a 6:46 am #

      Non c’è di che. Spero di poter collaborare presto con te, magari con qualcosa che non sia “io che scrocco le tue storie” perché mi fa sentire come il tipo che ti scrocca sempre le sigarette. E IO NON FUMO! ahahah

      • Alice 19 maggio 2017 a 6:51 am #

        Ma certo!! Mi dispiace solo se è sembrato un commento offensivo il mio, non era così 😦 è solo strano da leggere… però mi ha fatto super piacere e mi è piaciuto questo pezzo. Ti chiedo scusa se è parso che ti stessi prendendo in giro. E non penso affatto che tu sia uno che scrocca sigarette! Anzi 🙂

      • ilblogvuoto 19 maggio 2017 a 7:12 am #

        Quindi era solo un fraintendimento mattutino. Beh, buona giornata, e spero di rivederti presto qui e che tutto vada bene sul tuo di blog!

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