Classe Alfa – Capitolo 2: La prima lezione

6 Mag

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Capitolo 2: la prima lezione

David e Rosalba si sono seduti in fondo all’enorme classe, con i banchi posti in discesa, esattamente come una tipica aula da college. Walter è di fronte a loro, pronto a voltarsi ad ogni necessità.

I due, tenendosi per mano, sono molto emozionati, perché, prima di iniziare la loro avventura, uno dei loro futuri professori e addestratori li introdurrà passo dopo passo.

Questa è la parte in cui vi dovrei spiegare cosa accade, ma, considerando che abbiamo un affascinante uomo di mezza età, con la barba folta e la voce calda e accogliente, direi di lasciar parlare lui.

Eccolo, quindi, in giacca e cravatta, mentre osserva i venti ragazzi dinanzi a lui.

<Un mio illustre amico vi avrebbe dato il benvenuto chiamandovi pionieri. Certo, sarebbe un termine appropriato, in quanto voi siete la prima Classe Alfa di quella che si spera sarà una lunga serie>

La confusione è già alta nelle menti di tutti, ma l’uomo sa come gestirla.

<Classe Alfa è il termine con cui vi indichiamo. In questa accademia, ci sono dieci classi, ognuna di esse denominata con una lettera dell’alfabeto greco. La Classe Kappa contiene gli studenti con abbastanza potenziale da essere qui, ma che dovranno lavorare sodo per raggiungere un buon livello. Di conseguenza, voi siete la principale, quella degli studenti più dotati tra coloro che si sono iscritti. Ricordate sempre che ci si aspetteranno grandissimi cose da ognuno di voi>

David è incredibilmente emozionato, mentre Rosalba sembra più contenuta. Nel voltarsi, anche Walter trova curiosa l’espressione seriosa della ragazza.

<Credevo non fossi capace di non sorridere>

<Ho paura che quel professore mi prenda come una che scherza e basta. A proposito, ma non ce l’ha un nome?>

<Il dottor Quinlan non si presenta perché, in teoria, tutti qui dovrebbero sapere chi sia. Senza di lui, non esisterebbe quest’accademia> risponde Walter, bisbigliando.

<Ma non è stato Obama a dare il via alla sua costruzione?> chiede la ragazza.

In quel momento, il professore si rende conto della discussione che stanno avendo i tre.

<Sareste così gentili da condividere con il resto della classe il motivo per cui non state prestando attenzione alla vostra prima lezione?>

Mentre i tre si voltarono verso il dottor Quinlan, però, una delle studentesse in prima fila, quella con la maglietta rosa, i jeans e i lunghissimi capelli neri, si alza, rispondendo a nome loro.

<Chiedo scusa. Quelli sono qui con me: è grazie al mio mentore se sono nella Classe Alfa>

Nel voltarsi, la ragazza lancia uno sguardo d’intesa verso Rosalba, che lo coglie al volo. David, straniato, non sa cosa fare.

<Ti spiegherò più tardi> dice la ragazza, accarezzandogli la spalla.

Il dottor Quinlan, dunque, riprende a spiegare il resto del piano.

<Ognuno di voi eccelle in qualcosa. Davanti a me c’è chi pratica arti marziali, chi spara con una precisione incredibile, chi saprebbe descrivere dettagliatamente ogni pezzo di tecnologia dinanzi ai propri occhi e tantissimo altro. Non vi chiederò personalmente quale sia la vostra specialità, perché dovrete imparare a compensare le vostre lacune, ed io vi assicuro che ci riuscirete>

La lezione prosegue ancora per molto, ma vi comprendo, amici miei: volete capire cosa diamine è successo, e chi sia quella ragazza che ha “aiutato” gli altri.

Così, passiamo a più tardi, quando il trio la incontra, notando subito come sia vestita esattamente come Rosalba.

<Io l’ho contattata via E-Mail, senza mai conoscerla fisicamente. Le ho detto di indossare dei jeans e una maglietta rosa, così da comprendere subito chi fossi io>

<Solo che non mi sarei aspettato che fossi asiatica>

<Infatti, sono italiana> dice la ragazza, fissandola per un istante. <Lo so, sembra che i miei occhi siano a mandorla. Per quanto lo troverei gradevole, però, non ho antenati provenienti dall’estremo oriente>

David, però, inizia a spazientirsi.

<Potrei sapere chi sei?>

Lei sorride. <Io mi chiamo Irene, e sono la nuova studentessa del dottor Winkemberg>

Tutti e tre restano a bocca aperta nel sentire quel nome.

<Cosa c’entra lui con tutto questo?>

L’espressione di Irene, però, diventa improvvisamente inquietante.

<Tu vuoi restarne all’oscuro>

Dopo qualche istante, però, inizia a parlare con Walter.

<In realtà, scoprirete tutto col tempo. Diciamo solo che non dovrete deludere nessuno, altrimenti loro saranno irrequieti> risponde, appoggiando una mano sul lato del collo della felpa.

<Adesso, devo proprio andare. Non è giusto che io riempia il posto della vera ventesima studentessa per tutta la durata del corso> ammette, voltandosi senza tenere conto dei richiami dei tre.

<Okay, io non avevo idea che lei lavorasse davvero per lui> ammette Rosalba.

<Ma cosa significa?> si chiede David.

In quell’istante, la mente di Walter innesca dei ricordi, alcuni positivi, altri terribilmente nefasti. Nel pensarlo, si limita a dire soltanto una cosa:

<Credo di saperlo, ma non è questo il momento>

Dopodiché, anche lui va via, lasciando i due da soli.

<Ma che hanno tutti?>

<Già. È strano sapere che sono io quella normale della situazione>

Così, lui l’abbraccia.

<Dai, potevamo mai frequentare un college calmo e senza sorprese?>

<Hai ragione. E comunque, chissà cos’altro scopriremo>

Dici bene, Rosalba. Anche il secondo capitolo giunge al termine, e credo abbia posto più quesiti che risposte. Ma non temete: prima o poi, capirete tutto come si deve.

Nel frattempo, vi attenderò al terzo capitolo!

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