Gli incontri scuola-famiglia

23 Apr

Bentornati nel blog vuoto. Non so perché, ma oggi pensavo agli incontri scuola-famiglia. Certo, forse voi li chiamate (o chiamavate) “incontri genitori-insegnanti”, ma tra elementari, medie e superiori li ho sempre sentiti chiamare così.

Ad ogni modo, oggi ricordavo al clima di tensione che si respirava, soprattutto alle superiori. Io andavo abbastanza male a scuola, quindi molte volte evitavo di dire che avevo preso un brutto voto (in realtà certe volte evitavo anche di dire che avevo preso un bel voto. Diciamo che i miei non avevano mai idea di come andassi a scuola). Giustamente, agli incontri scuola-famiglia gli insegnanti ti dicono la verità, e senza neanche indorare la pillola: se tuo figlio ha preso 4, loro dicono “suo figlio ha preso 4, bisogna rimediare”.

Per questo, io cercavo sempre di fare in modo che i miei perlomeno fossero di buon umore quando andavano lì. Senza successo.

Ogni volta che ci si presentava lì, c’era sempre un clima di nervosismo. Soltanto dopo ho capito che era impossibile che i miei non si innervosissero quando andavano a questi incontri, poiché si innervosivano perché ci andavano.

A cominciare dal parcheggio. Nella mia scuola superiore, c’erano oltre mille studenti, quindi immaginatevi quanto lontano bisognasse andare per parcheggiare. Già qui la cosa si faceva snervante.

Poi, tutti quanti si andava in varie classi, con i professori che spiegavano l’andamento. I miei non potevano mai parlare a mio nome, non sapendo cosa accadesse. Potevano capire che andavo male in qualche materia ma bene in altre, ma comunque non era chiaro. In italiano, io mi aggiravo intorno al 6, ma la parola chiave era “intorno”: prendevo 5 e mezzo e quindi ero lì lì per la sufficienza o potevo tranquillamente puntare al 7? In realtà la risposta era nel mezzo: io o prendevo 6- o 6+.

Comunque, poi arrivavano le varie promesse tipo “studierò di più”, la classica bugia che diciamo noi studenti, finché non arrivava poi la pagella di fine quadrimestre (o trimestre in alcuni casi).

Ecco, adesso provo i sensi di colpa per allora, e sento il bisogno di studiare. Ci sentiamo più tardi, sempre qui, sul blog vuoto!

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