Pokémon: Le origini – Recensione della prima parte

15 Nov

Bentornati nel blog vuoto. Con questo articolo recensirò qualcosa di strettamente collegato con la mia infanzia: i Pokémon.

I Pokémon mi hanno seguito per tutta la mia infanzia: ricordo ancora quando, in prima elementare, tornavo a casa da scuola e seguivo le avventure di Ash nella prima serie dell’anime, l’espressione dei miei compagni di classe quando vedevano i miei giocattoli (avevo anche il Pokedex deluxe, quello dorato) e il mio album delle figurine completo (quello che conteneva errori tipo che Farfetch’d era la pre-evoluzione di Doduo e Dodrio). Ricordo, poi, quando passavo le ore col mio Gameboy a giocare ai videogiochi (che emozione quando sconfissi per la prima volta la Lega), e quanto era divertente giocare con gli altri.

Poi, col tempo, io non ho più continuato a giocarci o a guardare l’anime, sebbene mi sia sempre informato su quel che accadeva, leggendo le teorie dei fan, ammirando le nuove generazioni e scoprendo come il mondo dei Pokémon si ampliava. Qualche mese fa, poi, scoprii che stava per uscire un OAV, Pokémon: Le Origini, che era basato sui primi, mitici Pokémon Rosso e Blu.

Quindi, appena ho scoperto che la prima delle quattro parti usciva stasera, 15 Novembre, mi sono prontamente piazzato davanti al computer, per guardarmela, e godermela. Ecco, quindi, la mia recensione della prima puntata, che trovate dopo il salto (che strano dirlo sul mio blog, di solito lo scrivo sugli altri siti!). Buona lettura!

La prima parte inizia con il professor Oak che introduce il pubblico al mondo dei Pokémon (anche se dubito che quelli che guarderanno questo OAV non conoscano i Pokemon da almeno dieci anni), prima di mostrarci la famosissima scena di Gengar e Nidorino che combattono, così iconica nel franchise da essere la prima scena anche nell’anime (ricordate? Quando Ash guarda un incontro alla TV e poi esclama SI, IO SONO ASH!).

A proposito di Ash: quando ho letto che Rosso, il protagonista, che è tradizionalmente muto, avrebbe avuto un doppiatore, temevo che fosse lo stesso di Ash. Invece, mi sono sorpreso quando ha aperto bocca … e aveva la voce di Yugi (non bastava il braccialetto di Pokemon X e Y che fa molto morpher dei Power Rangers: c’è anche il protagonista di Yugi-oh che doppia Rosso! Ah, grazie Pokémon per essere il perfetto miscuglio della mia infanzia). La cosa l’ho apprezzata, visto che le frasi che Rosso diceva ben si facevano alla voce del Re dei Giochi (ci mancava solo che dicesse “io credo nel cuore delle sfere poké!”).

Comunque, torniamo a noi: Rosso si affretta ad andare al laboratorio del professor Oak, e trova per la sua strada Blu, il suo rivale (speravo che inserissero la parte in cui eri tu a decidere il nome del tuo rivale, ma credo che avrebbero dovuto inserire anche il “sei un maschio o una femmina?”, cosa che avrebbe reso la scena un po’ ambigua). Rosso e Blu scelgono il loro starter (credo che siano i primi due nella storia in grado di rispondere in due secondi alla domanda “quale starter prendo?”): Rosso opta per Charmander (che è pronunciato in una maniera più corretta, ossia con l’accento sulla seconda a), e Blu per Squirtle (grazie per non aver preso il mio Bulbasaur – si, io sono tra quelli che sceglierebbe Bulbasaur – , così lo posso prendere io!).

Stranamente, però, tagliano il primo scontro tra Rosso e Blu (ma comunque c’è la parte “puoi dare un soprannome al tuo Pokémon”). I due partono direttamente per il loro viaggio attraverso il Kanto (credo che sia ambientato solo nel Kanto), con l’obiettivo di completare il Pokédex.

Ho adorato come abbiano riprodotto per bene l’erba alta, i primi duelli, i primi Pokémon catturati e il fatto che, per avere i dati dei nuovi Pokémon, bisogna catturarli. Rosso finisce per catturare Pidgey, Rattata, Caterpie, Nidoran e Spearow (che ha fatto di male il piccolo Weedle?), e fa anche per catturare la Nidoran di un avversario (forse a qualcuno sarà capitato di provare a catturare i Pokémon dei nemici). Tutto questo viene mostrato in maniera frettolosa, ma solo perché devono pur comprimere un’intera avventura in un film di un’ora e venti.

Quindi, finalmente Rosso combatte contro Blu, ma Squirtle si rivela troppo forte per Charmander. Allo scontro assiste un misterioso allenatore (per quanto si capisca al primo fotogramma che è il mitico Brock!), che, dopo che Rosso ha perso, gli parla, cercando di impartirgli qualche lezione prima di spingerlo ad andare al centro Pokémon (mi ha ricordato quando Ash, all’inizio dell’anime, si ostinava a far combattere i Pokémon anche se esausti).

Dopo il bell’easter egg della mappa del Kanto accanto al computer (e il riferimento a che i Pokémon in esubero finiscono nel computer), l’infermiera avverte Rosso che la sua squadra è stata curata, per cui Rosso decide di visitare la città dove si trova, Plumbeopoli. Al museo, sente parlare del capopalestra, Brock, e decide di provare a combatterlo.

Presentatosi alla palestra, Rosso viene fatto entrare da Brock, che lo sfida (in una palestra che è la fedele riproduzione di quella del videogioco). Qui ho finalmente trovato risposta a una domanda che mi ponevo da tempo: per quale motivo i capipalestra non hanno quasi mai una squadra di sei Pokémon? Semplice: si limitano a scegliere i loro Pokémon migliori tra quelli della loro squadra, dato che le palestre dei Pokémon servono per “apprendere” più che per pura competizione.

Quindi, Brock usa Geodude e Onyx, e fa scoprire a Rosso, che si ostina a usare Charmander, che i Pokémon possono combattere solo con certi tipi, visto che con altri non sono efficaci (spiegatelo a quell’idiota di Ash, che usa il suo Pikachu contro praticamente tutti quanti). Così, Rosso usa tutta la sua squadra (compreso Metapod, evoluzione di Caterpie). Nidoran mette al tappeto Geodude (con una mossa di tipo lotta, molto efficace contro i roccia), ma lui, Spearow, Rattata e Pidgey sono inefficaci contro Onyx.

Metapod, però, usa Millebave, che rallenta Onyx, e Ash manda in campo Charmander, ferito dallo scontro con Geodude. Millebave riesce a rallentare Onyx quanto basta perché Charmander lo sconfigga, e Rosso riceve la sua prima medaglia. Brock, però, gli consegna anche una MT (finalmente scopro che MT sta per Macchina Tecnica!), ossia la 34, quella con Pazienza. La puntata, quindi, si conclude con Rosso che si incammina verso il suo viaggio.

Insomma, questi venti minuti sono stati stupendi! L’atmosfera del videogioco è stata ricreata come si deve, e hanno anche inserito qualche messaggio per i più piccini, che nei cartoni non fa mai male. La domanda è: perché l’anime regolare, quello con Ash, non è di questi livelli? Non è possibile che si noti così tanto la differenza tra Rosso e Ash, anche se, secondo me, hanno fatto bene a valorizzare il protagonista del videogioco a sfavore di quello dell’anime.

Non vedo l’ora che escano le altre parti, così me le gusterò, e le recensirò ancora. Appuntamento al prossimo articolo, sempre qui, sul blog vuoto!

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2 Risposte to “Pokémon: Le origini – Recensione della prima parte”

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  1. Pokémon: Le origini – Recensione della seconda parte | ilblogvuotodinidellaneum - 19 novembre 2013

    […] del rischio di spoiler. Vi invito, quindi, a passare dopo aver visto le due puntate, leggendo sia la recensione della prima che della seconda […]

  2. Le mie recensioni di Pokémon: Le origini | Il blog vuoto - 31 dicembre 2015

    […] Prima parte […]

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