Archivio | aprile, 2013

Napoli Comicon? No, Napoli Tamarreide!

27 Apr

Bentornati nel blog vuoto. Avete presente la sensazione che provate quando, accendendo la TV, vi sintonizzate su MTV aspettandovi di trovare dei programmi musicali, vi trovate invece di fronte a Jersey Shore o a Teen Mom? Bene, più o meno è la sensazione che si prova quest’anno al Napoli Comicon 2013.

Ora, per chi non lo sapesse, il Napoli Comicon è una delle fiere del fumetto (e dei videogiochi) più importanti in Italia ed è giunta alla sua quindicesima edizione. Solitamente, una fiera del fumetto così importante è vista come un modo per appassionati di fumetti (italiani, americani o giapponesi che si voglia), videogiochi, film, serie TV e cose simili di stare a contatto con propri “simili” e divertirsi.

Io ci sono stato alle edizioni del 2011 e del 2012 ed è esattamente questa la sensazione che ho provato. Ma qualcosa era diverso, si sentiva nell’aria.

Cominciamo dalla fila. Mi sono messo in fila alle ore 9 e 25 del primo giorno, il 25 Aprile. Il mio biglietto è stato stampato alle 14 e 26. Che ho fatto in queste cinque ore? Semplice: una fila assurda! Cinque ore compresso tra la gente (e il mio metro e 85 mi ha salvato dal sentire la puzza di quelli attorno a me, più bassi), con lo zaino spiattellato, il Sole cocente in faccia e, in particolare, la gente che spingeva. Si, perché non sono riuscito a tenere i piedi fermi per un secondo: dovevo sempre spostarli, anche solo di cinque centimetri.

Mi sono perfino sentito preso in giro quando, giunto alla fine della fila, la sicurezza apre le transenne dal lato opposto a quello in cui mi trovavo, come a dire che non mi volevano dentro.

Finalmente entro. Mangio il mio panino spiattellato e bollito dalla fila e inizio a girare per la fiera, che mi sembra più piccola e povera dell’anno scorso e di due anni fa. Ma una cosa rispetto a quelle edizioni è aumentata, purtroppo. I cafoni!

Già l’anno scorso vedevo dei ragazzi che giravano per la fiera ad importunare e insultare (credo che abbiano anche creato nuovi insulti, dato che mi diedero del “baùf”), ma erano comunque pochi in un oceano di appassionati.

Quest’anno ho visto più gente a torso nudo/che ballava la musica da discoteca/ che si comportava come un perfetto “cuozzo” napoletano che cosplayer si potrebbe dire. E fin qui tutto bene. Poi ho saputo che il terzo giorno hanno superato il limite.

Un ragazzo che era vestito da Power Ranger rosso è stato raggiunto e pestato da dei cafoni col casco. A detta del ragazzo, egli non può neanche denunciarli. Il risultato? Ha il costume distrutto (che gli sarà costato parecchio) e non può ottenere giustizia. In una fiera in cui per l’entrata posizionano una decina di poliziotti innervositi uno si aspetterebbe qualcosa di più dalla sicurezza, e invece …

E pensare che anche io volevo vestirmi da Power Ranger (quello nero). Pensa un po’ se lo facevo: anche io mi ritrovavo a essere pestato e insultato nell’ultimo posto in cui me lo sarei aspettato?

No, sul serio: io non vado mica in discoteca a sfottere chi trovo dentro e a rovinar loro la serata. Perché questi hanno dovuto farlo? Che poi, ora che ci penso, li ho visti tutti fuori, tra i giardini (dove giravano anche bambini … spero che non abbiano fatto niente a loro!), mai tra gli stand, segno del loro totale disinteresse (spendere 12 euro e 50 per qualcosa che non ti interessa è intelligente! – ora del sarcasmo)..

Io inizialmente scherzavo sul fatto che al Comicon avrei sicuramente trovato la mia classe di giapponese al gran completo. Ora invece spero che l’ultimo giorno mi capiti davvero di passarlo incontrandoli, dato che c’è un’atmosfera più da Comicon tra i banchi di giapponese all’università che al Comicon stesso.

Devo comunque ammettere che un po’ di divertimento l’ho avuto, ma la fila e la “tamarraggine” vista in giro l’hanno annientato. Quest’anno il Comicon è stato peggio delle aspettative. E io ancora mi chiedo come sia possibile che il Cavacon, che esiste da meno tempo e non ha l’importanza del Comicon, riesca ad avere come ospiti due esponenti italiane della letteratura fantasy e del fumetto Marvel come Licia Troisi e Sara Pichelli ma non il Comicon. Con tutto il rispetto per la fiera di Cava de’ Tirreni, ma grandi ospiti del genere uno se li aspetta in una grandissima fiera. Quella che il Comicon ormai non è più.

Certo, questa è solo la mia opinione, ma non sono sicuro che cambierò. Nel caso, sarò felice di rifarmi 5 ore di fila come quest’anno, se il Comicon tornerà ad essere quello che dovrebbe essere. Ora l’articolo è finito (anche perché ho sonno e devo andare a dormire!). L’appuntamento è a presto, qui sul blog vuoto!

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