Appunti di lingua cinese

24 Giu

Otto semplici regole dell’ordine dei tratti

Quando si scrive un carattere cinese, bisogna seguire otto semplici regole. Inizialmente, questa cosa potrebbe far storcere qualche naso, perché, per esempio, noi non abbiamo delle regole per cui bisogna scrivere le lettere in un certo modo: nessuno ti dice nulla se scrivi prima il tratto verticale della T maiuscola anziché quello orizzontale.

Queste regole, però, sono alquanto semplici da ricordare e, quindi, da rispettare quando si scrive. Esse sono:

  1. Il tratto orizzontale va scritto prima di un tratto verticale o discendente
  2. Il tratto discendente sinistro va prima di quello discendente destro
  3. Il tratto sinistro prima di quello destro anche negli altri casi
  4. Il tratto superiore prima di quello inferiore
  5. Il tratto centrale prima di quelli laterali simmetrici
  6. I tratti esterni prima di quelli interni
  7. Il tratto orizzontale che chiude il carattere va scritto per ultimo
  8. Bisogna completare l’interno del carattere prima di chiuderlo

Come noterete, queste regole non solo sono semplici, ma, in alcuni casi, sono complementari. Rispettatele, e non avrete difficoltà ad apprendere l’ordine dei tratti.

Caratteri semplici e complessi

I caratteri cinesi si dividono in due tipi, ossia semplici e complessi. Si possono distinguere facilmente perché, se si divide un carattere semplice, si ottengono soltanto un insieme di tratti, mentre, con uno complesso, si hanno più caratteri.

Nel mettere insieme i caratteri complessi, si usa una fra tre strutture:

  1. Sinistra-Destra
  2. Alto-Basso
  3. Interno-Esterno

Traslitterare i nomi stranieri in cinese

Ogni lingua trova il proprio modo di adattare i nomi stranieri. In cinese, si utilizzano caratteri i cui suoni si avvicinano il più possibile a quello originale, pur mantenendo la struttura fonetica cinese. Infatti, è difficile trovare un nome straniero traslitterato fedelmente in cinese, ma soltanto una necessaria approssimazione.

Formare una frase interrogativa

Esistono tre modi per formare una frase interrogativa in cinese:

  1. Si prende una frase affermativa e, alla fine, si inserisce una particella interrogativa 你好吗?
  2. Si scrive il verbo e lo si fa seguire immediatamente dalla sua forma negativa 他是不是中国人?
  3. Si inserisce un pronome interrogativo nel punto in cui manca l’informazione 她是谁?

Nota bene che non bisogna unire queste forme, in particolar modo le prime due: o usi la particella interrogativa o raddoppi il verbo. Con il terzo, la risposta deve essere identica alla domanda, cambiando soltanto il pronome con la nuova informazione.

Nota sui radicali

I caratteri cinesi sono formati da pezzi denominati radicali. Tradizionalmente, ne vengono conteggiati 214, e possono essere sia dei semplici tratti sia dei veri e propri caratteri adoperati per formarne di più complessi.

Occhio, però, perché, molto spesso, un carattere nella forma di radicale può apparire diversamente rispetto a com’è di solito, per cui non aspettatevi di trovarlo esattamente come lo conoscete.

Conoscere i radicali può essere assai utile, perché permette di ragionare meglio sulla natura di un carattere ed apprenderlo con maggiore facilità.

Un esempio può essere il radicale dell’acqua, che si forma con tre gocce. Quando lo si vede, si implica che si ha a che fare con qualcosa di liquido, anche solo indirettamente.

Infatti, lo si trova anche nel primo carattere per dire “caratteri cinesi”, perché l’implicazione è che la loro scrittura richiede una mano che, sorreggendo un pennello, scrive attraverso l’inchiostro.

Regola dei nomi cinesi

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese attualmente in carica si chiama 近平 Xi Jinping. Tuttavia, si può talvolta sentir parlare del “Presidente Xi”, cosa che potrebbe confondere un occidentale. In cinese, infatti, la regola prevede che il cognome vada scritto prima del nome.

Ritengo che, per i cinesi, l’appartenenza ad una determinata famiglia deve essere visto con rispettabile importanza, perché esso va scritto anche prima di titoli e cariche.

Determinante e determinato

Non esiste alcun libro sulla grammatica cinese che non includa la frase “il determinante precede sempre il determinato”. Questa è una regola talmente fissa della lingua cinese che va tenuta in mente ogni volta.

Marcare il rapporto

Esiste una particella che marca un rapporto, un legame, un’appartenenza. Tale particella, però, non va adoperata in un paio di casi: quando si parla di un’appartenenza generica e quando si parla di parentele.

Avverbi

Gli avverbi, generalmente, vanno prima del predicato e dopo il soggetto, se presente. Nel caso in cui vi sia l’avverbio “anche”, esso va prima di altri avverbi.

SVO

Una cosa che accomuna italiano, inglese e cinese è che tutte e tre sono lingue SVO, vale a dire che, in una frase, non importa cos’altro ci sia e come sia scritto, ma soggetto, verbo ed oggetto saranno in quest’ordine. Non è una regola fissa al 100% come quella del determinante e del determinato, ma è difficile vedere l’ordine SVO spezzarsi.

Transitivi

Può capitare che non vi sia corrispondenza tra verbi transitivi italiani e le corrispondenti traduzioni cinesi, o viceversa. Ad esempio, i verbi di movimento sono transitivi in cinese, per cui non va aggiunto nulla tra il verbo e quello che, a tutti gli effetti, è un oggetto.

Inoltre, il verbo chiedere è sempre transitivo.

Numeri nelle quantità

In alcune quantità, può capitare che i numeri siano letti cifra per cifra. Questo può capitare, ad esempio, con i numeri di telefono (come facciamo noi, anche se, talvolta, c’è chi dice i numeri “a gruppi”). Soltanto in questi casi, il numero 1 cambia la pronuncia, diventando yào, per evitare confusione nel caso in cui i numeri siano detti in fretta.

Pronomi possessivi

La particella dell’appartenenza serve per trasformare un pronome personale in uno possessivo.

Verbi ad oggetto interno

I verbi ad oggetto interno sono formati in modo caratteristico da due parti, ossia un verbo ed il suo oggetto. Infatti, quando si vuole aggiungere qualche informazione sull’oggetto, essa si infila tra i due. La cosa è anche segnalata nella trascrizione in un vocabolario da due sbarre // che separano il verbo dall’oggetto. 跳舞

Anche

Come l’inglese, il cinese ha due modi per dire “anche”, ma la similitudine non è perfetta. Normalmente, il carattere più diffuso è , mentre può essere usato soltanto se il soggetto della frase non cambia.

Noi

Esistono due modi per dire “noi”: 我们 si forma nel classico modo con cui si forma il plurale di un pronome personale, ossia aggiungendo un carattere , mentre 咱们 serve perché, a differenza del primo, include anche la persona con cui si sta parlando. È molto utile quando vuoi parlare di svolgere un’attività ed includere o meno l’altra persona.

Verbi in serie

Si hanno dei verbi in serie quando una frase ne presenta più di uno in successione. 我去看电影

Enfasi in una frase

In cinese, prima appare un elemento, maggiore è l’enfasi che si vuole apporre. Questa cosa si può notare con le espressioni di tempo, una delle due cose che possono essere prima del soggetto (l’altra sono le congiunzioni). In base a cosa metti per prima, scegli di enfatizzare o chi compie l’azione o quando.

Esistenza

Esistono due verbi che possono assumere il significato di “esistenza”, ma la loro differenza sta nel fatto che 有 ha come soggetto ciò che contiene, mentre ha ciò che è contenuto.

Con il primo verbo, abbiamo anche una negazione specifica , perché non utilizza quella comunemente adoperata dagli altri verbi .

Oggetto di un verbo di moto

L’oggetto di un verbo di moto deve essere sempre un luogo. Perciò, nel caso in cui il loro complemento non sia un luogo fisico, essi saranno seguiti dai pronomi “qui” o “là”.

Raddoppiare un verbo

Quando si raddoppia un verbo, si indica che l’azione è compiuta in modo parziale, limitato o distratto. Lo stesso effetto si ottiene senza raddoppiamento, ma aggiungendo “一下儿” dopo il verbo. 看看

Due paia

Una caratteristica che a me diverte del cinese è che, molto spesso, puoi trovare due modi per dire una cosa. Ovviamente, questo vale anche per il numero due. Il primo modo si usa nei numeri ordinali, non usati nella quantificazione, e nei numeri a più cifre usati nella quantificazione, mentre il secondo si usa quando la cifra 2 è usata a sé stante, seguita da un classificatore.

Per ricordarlo meglio, vi consiglio di memorizzare il secondo termine con “paia”, in modo da avere subito in mente che si sta quantificando qualcosa da sé. Però, occhio a non tradurlo sempre con “paio”, perché puoi usarlo anche per indicare le ore, e dubito che voi diciate “un paio d’ore dopo mezzogiorno” per dire le 2.

Quantità

Ci sono due pronomi interrogativi da adoperare per chiedere una quantità. Il primo lo si usa quando ci si aspetta una risposta entro la decina o di poco superiore, e per questo lo trovate adoperato per chiedere l’ora o l’età ad un bambino. A differenza del secondo 多少, per cui non è necessario, il primo ha bisogno di un classificatore.

Oppure

La questione dei due modi la si ha anche nella parola “oppure”, perché esiste la versione affermativa 或者 e la versione interrogativa 还是.

Classificatori

I classificatori vi potranno sembrare una complicazione alquanto inutile, perché, dal vostro punto di vista, non c’è chissà quanto bisogno di inserire una parola specifica tra la cifra e la cosa di cui si parla.

In cinese, però, i classificatori sono di vitale importanza, perché non soltanto garantiscono una migliore catalogazione, ma evitano anche confusione nel caso di parole omofone. Sentire un classificatore specifico permette a un cinese di comprendere di cosa si stia parlando.

Verbi modali ausiliari

Ci sono cinque verbi modali ausiliari in cinese, i quali rappresentano, rispettivamente:

  1. Desiderio ed intenzione soggettiva
  2. Dovere oggettivo o intenzione soggettiva
  3. Capacità soggettiva od oggettiva
  4. Capacità acquisita con esercizio
  5. Possibilità per condizioni particolari 可以

Forse, c’è un po’ di confusione con il secondo, ma fidatevi: il fatto che possiate impartire un ordine con il verbo “volere” diventerà, per voi, qualcosa di divertente. Ovviamente, le negazioni sono diverse in caso lo utilizziate per indicare dovere o intenzione.

Imperativo negativo

Un imperativo negativo si ottiene inserendo prima del verbo. Se la frase si conclude con la particella che marca il cambiamento, allora si impera di cessare un’azione.

Aggettivi cinesi

Gli aggettivi cinesi non hanno bisogno del verbo per legarsi ad un soggetto, perché è già implicito dentro di sé. Ad esempio, “” non significherà solo rosso, ma “essere rosso”.

Tenete a mente, però, che gli avverbi con il verbo che li precede hanno valore comparativo, e la cosa potrebbe risultare alquanto scortese, dando l’impressione che si voglia intendere “X ha questa qualità, a differenza di Y”.

In vostro soccorso, giungono gli avverbi, che trasformano il grado comparativo in un grado positivo.

Forse, potrebbe sembrarvi una complicazione non necessaria, ma fidatevi: per i cinesi, lo è.

Frasi a predicato nominale

Esistono anche frasi a predicato nominale che possono indicare età, peso, costo, altezza e misura. Frasi del genere le trovate anche in italiano, come quando, per esempio, il fruttivendolo vi dice “un chilo due Euro” senza usare il verbo. 今年我二十六岁

Data

In cinese, le date si scrivono in ordine inverso rispetto all’italiano, ossia prima l’anno, poi il mese, poi il giorno. Occhio che, quando si dice l’anno, va detto cifra per cifra (ad esempio, adesso direste che siamo nell’anno Due Zero Uno Nove).

Implicare un cambiamento

Esiste una particella che serve per indicare una situazione che implica un cambiamento. Di norma, la potreste trovare in frasi affinché indichi il tempo passato, ma ha innumerevoli significati che non saprei come sintetizzare qui.

Certamente

Ci sono due avverbi che, in pratica, hanno lo stesso significato di “certamente, sicuramente”. Però, entrambi hanno qualcosa di diverso dall’altro. 肯定può avere anche valore di verbo “essere certo di”, mentre 一定 aggiunge anche una volontà soggettiva.

Frase ipotetica

In italiano, si può avere una frase ipotetica utilizzando il verbo potere insieme all’infinito di un altro verbo, come ho fatto proprio adesso. Anche in cinese usi un ausiliare modale, ma è diverso, ed è accompagnato dal verbo essere. 要是

Verbi a doppio oggetto

Esistono verbi che possono essere seguiti da due oggetti, ossia la persona e la cosa. 我可以叫你用手机

Indicare l’aspetto di un verbo

Per indicare l’aspetto di un verbo, puoi scegliere fra una delle tre particelle aspettuali o fra i tre avverbi che indicano un’azione che sta continuando.

si riferisce in particolar modo al tempo, è sufficiente ad enfatizzare l’azione e 正在 assume entrambi i sensi, preferendo verbi con più sillabe ed un complemento oggetto che lo segua. Poiché questi avverbi possono essere chiuse con la stessa particella, talvolta basta usare solo quest’ultima, sottintendendoli.

Localizzatori

I localizzatori possono essere determinati monosillabici o determinanti bisillabici. I primi non possono essere adoperati in modo isolato.

Un localizzatore segue sempre l’espressione a cui si riferisce.

Frase a perno

In una frase a perno, l’oggetto del primo verbo funge anche da soggetto del secondo. In questi casi, il primo verbo è sempre uno fra tre .

FONTE: Il Cinese per gli Italiani volume 1, edito da Hoepli

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26 per i miei 26

14 Mag

26 per i miei 26

Bentornati nel blog vuoto. Wow, mi era mancato scriverlo. Comunque, oggi, 14 Maggio 2019, io compio 26 anni, e, per festeggiare, ho pensato di dire qualcosa per ogni anno della mia vita, una serie di chicche legate al più di quarto di secolo da cui sono al Mondo.

Che dire, quindi, se non che possiamo cominciare.

  1. Sono nato che pesavo 4,250 kg. Quei 250 grammi sono sempre sottolineati quando qualcuno me lo ricorda;
  2. Un amico di mio padre prese un giocattolo di Batman, e, pensando che io fossi alquanto reattivo, me lo lanciò contro. Io, però, avevo circa un anno, e, quindi, rimasi immobile, venendo colpito alla fronte da Batman;
  3. A 2 anni, una cosa che mi divertiva era “fare Schwarzenegger”, vale a dire che “mostravo i muscoli” e facevo una faccia arrabbiata. Ho anche le foto che lo mostrano;
  4. Non so perché, ma, per anni, ero convinto che, quando arrivammo in Calabria, io dissi a mia madre “mamma, tu sei una scrivania”, facendo anche dei movimenti con la testa. A tre anni ero già molto strano;
  5. All’asilo, avevo paura di Goku e Sailor Moon. Il primo mi spaventava quando urlava per diventare scimmione, la seconda perché, nella sigla, c’era un punto in cui lei (credo fosse lei) che, appesa a un filo vicino a un edificio, ha uno sguardo che mi fece pensare “è cattiva!”;
  6. A 5 anni, giocando per le primissime volte a Tekken 3, ero talmente confuso dalla trama che ero convinto che Jin Kazama fosse in realtà sua madre Jun;
  7. In prima elementare, ero essenzialmente “quello con i giocattoli belli”, soprattutto a tema Pokémon, e lo trovavo divertente;
  8. Il giorno in cui ho compiuto 7 anni, sono entrato nella classe della seconda, dicendo anche a mia madre “ora ho 7 anni, devo andare in seconda!”. Non avevo capito che non funzionasse in base all’età (mi chiedo quanto mi avrebbe confuso la primina);
  9. Più o meno qui, mio nonno diede inizio ad una sorta di “tradizione” in cui il filmato del mio compleanno inizia con un’inquadratura di un mio giocattolo e la mia voce che dice “ciao mi chiamo Fabiano ed oggi compio X anni” (tra l’altro con una voce bella monotona). Credo che durò fino agli 11-12 anni questa cosa;
  10. Nel 2002, quasi tutti i miei amici tifavano per l’Inter, e infatti fui parecchio dispiaciuto per loro, vista quell’annata;
  11. Nel 2003, feci la mia prima comunione, e, poiché ero sempre, costantemente “il più alto”, quel giorno chiesi quantomeno di essere il penultimo della fila, giustificandomi con “quello prima di me ha i capelli più alti, quindi è più alto”;
  12. Esame di quinta elementare (fummo l’ultimo anno che li fece!). Io non avevo mai avuto un cellulare, così mia madre me ne presta uno per chiamarla quando avessi finito, dicendomi di premere un tasto. Tuttavia, io non avevo capito che il tasto andasse tenuto premuto, così andai in panico, al punto che chiesi alla madre di un mio amico di chiamarla per me;
  13. Il 9 Ottobre 2005, partecipai alla Run4Unity, un evento sportivo dalla portata mondiale. Ancora non mi sembra vero che io abbia preso parte a qualcosa che unisse tutto il Mondo;
  14. Quando avevo 13 anni, ci fu un mese in cui ho avuto una febbre molto lunga. Una volta che mi ripresi, ero diventato molto più alto, ed avevo perso 10 kg. Tutt’oggi credo che la mia pubertà sia arrivata tutta insieme, visto che ho smesso di crescere in altezza a 16 anni;
  15. Primo giorno di scuola superiore. Per fare una bella figura, mi concentrai su cosa dire. La frase che mi uscì fu: “mi chiamo Fabiano, ed ora vi dirò i miei difetti. I pregi li scoprirete col tempo”. Tra l’altro, se ricordo questa frase, fu perché a una mia compagna restò impressa;
  16. Nel 2008, iniziai ad appassionarmi al mondo delle lingue e della linguistica, al punto che modificai e creai alcune pagine su Wikipedia. Tuttavia, non lo faccio da allora;
  17. Trascorsi tutta l’estate del 2009 senza internet. Un giorno, poiché mi addormentai dall’ora di pranzo alle 23, passai tutta la notte sveglio, e per lo più guardai molta TV. Credo che quello sia stato il giorno in cui ho iniziato ad appassionarmi di serie TV;
  18. Nel 2010, fui rimandato a Settembre in matematica, e, all’esame di riparazione, mi partì una parolaccia. Una dei due professori chiese cosa avessi detto, e l’altro rispose “una formula chimica”, trasformando la mia parolaccia in una formula;
  19. Nel 2011, ho aperto questo blog, per quanto avessi già un “Blog Vuoto” ai tempi di MSN, cosa che mi fa venire a mente che io avrei potuto celebrare i 10 anni da quel blog l’anno scorso, e non lo feci;
  20. Nel 2012, il professore di latino e greco passò tutto l’anno a dirci “all’esame di maturità uscirà (mia lettera iniziale) per prima”. Fu davvero così, e fui contento, perché l’unico modo che avevo per andare prima di quelli che puntavano al 100 (e, quindi, potenzialmente sfigurare) era che fossi effettivamente fra i primissimi;
  21. Nel 2013, passai il giorno del mio ventesimo compleanno stando a Napoli tutto il giorno. Fu alquanto piacevole;
  22. A fine Settembre 2014, iniziai a creare quella che, poi, divenne Offline Webseries. Probabilmente, se non ci fosse il mio feed di Facebook che continua a menzionarmelo, perfino io me ne sarei dimenticato;
  23. Nel 2015, andai a Barcellona, e, al momento, è tutt’oggi la mia unica volta all’estero, se non si conta il Vaticano quando andai a visitare San Pietro nel 2006;
  24. A fine 2016, poiché lessi articoli su quanto fosse stato un anno terribile fin da Gennaio, decisi di tradurre un post con 99 buone notizie di tutto l’anno;
  25. Curioso come l’unico anno in cui io abbia avuto difficoltà serie a ricordare un aneddoto sia stato il 2017, appena due anni fa, ma mi sono ricordato di come io abbia avuto casa mia a disposizione per una giornata intera … nella quale ho avuto la diarrea! Per fortuna, ho avuto altri assaggi di “casa mia tutta per me” in seguito;
  26. Un buon proposito del 2018 è stato quello di fare almeno una cosa diversa ogni giorno. Un po’ difficoltoso da mantenere (infatti, alcuni giorni avevano di diverso solo cose tipo “ho mangiato questo piatto” oppure “ho guardato qualcosa di nuovo”), ma ce l’ho fatta;

Queste, quindi, sono 26 curiosità su di me, una per anno dal 1993 al 2018. Mi piace come, istintivamente, io abbia messo riferimenti a vecchi articoli, che trovate sui link.

Comunque, io adesso vado a festeggiare il mio compleanno. Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Pua Magasiva, Power Rangers Ninja Storm’s Red Wind Ranger, dies at 39

10 Mag

I was wondering when and how my “tokusatsu” category would be brought back and used again, but I never wanted it to return for news like this.

When franchises become long runners, it does tend to happen that some of its stars pass away. Peter Jackson’s Middle Earth, JK Rowling’s Wizarding World and the Marvel Cinematic Universe, for instance, all have actors in their casts who are no longer with us.

Power Rangers is no exception. For instance, Machiko Soga (Rita Repulsa’s original actress) and Thuy Trang (Trini, the original Yellow Ranger) have both died, respectively in 2006 and 2001.

Trang, however, has been one of the only two actors who have played Rangers that passed away ever since that fatal car crash, with Peta Rutter, who played Udonna on Mystic Force, the second almost a decade years ago.

Until now.

Pua Magasiva, who played the role of Shane, the Red Wind Ranger on Power Rangers Ninja Storm, was found dead at his home. He was only 39, and the cause of his death remains unknown.

There is a tragic irony in the fact that the first Saban produced season (Mighty Morphin’) and the first Disney produced season (Ninja Storm) both have a Ranger actor who has died.

Shane was a fan favorite ever since its season premiered in 2003, and fans had hoped to see him make appearances during the show’s 20th and 25th anniversary events.

I wanted to make an article about his passing. I was only 8 years old when Thuy Trang died, and I only found it out years later, so this is the first time I actually find out immediately. With Peta Rutter, well, she passed away during those years where I wasn’t even aware that Power Rangers was still going on.

However, since I have no idea what else to say, I want to simply conclude it and honor his memory.

(Oh, you may be wondering why the article’s date is May 10th when he died on May 11th. Let’s just say it’s a long story that is irrelevant with this news)

IN LOVING MEMORY OF PUA MAGASIVA (1980-2019)

MAY THE POWER PROTECT YOU, ALWAYS

Una nuova era

1 Apr

Noi occidentali non siamo soliti dividere il tempo in molte ere. Non a caso, per noi tutta quanta la storia si divide in: preistoria, antichità, medioevo, età moderna ed età contemporanea. Questo perché il nostro criterio è di far combaciare un’era con un evento che ha cambiato il corso dell’umanità (rispettivamente la nascita della scrittura, la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la scoperta delle Americhe, la rivoluzione francese).

Tuttavia, il Giappone non è dello stesso tipo di pensiero, al punto che, attualmente, siamo nella duecentosettantasettesima era, quella detta Heisei. La quale, però, terminerà alla fine di questo mese.

I criteri per cui un’era nasceva e terminava nel Paese del Sol Levante erano assai differenti, al punto che il regno di un solo imperatore poteva vedere 4-5 ere.

Tuttavia, dalla fine del periodo Edo, il criterio utilizzato è quello di far combaciare un’era con il regno di un imperatore. Infatti, a partire dal 1868, abbiamo avuto quattro ere: Meiji (1868-1912), Taishō (1912-1926), Shōwa (1926-1989) e Heisei (1989-2019).

Per i giapponesi, l’anno in cui inizia una nuova era è considerato il numero 1, ragion per cui, ad esempio, l’era Heisei, iniziata l’8 Gennaio 1989 dopo la morte di Hirohito e l’ascesa al trono di suo figlio Akihito, è attualmente al trentunesimo anno. Il quale, però, sarà anche l’ultimo.

L’ultimo imperatore regnante sulla Terra, infatti, ha deciso di abdicare nel 2017 per via della sua età elevata (ha compiuto 85 anni lo scorso 23 Dicembre), lasciando quindi che il suo primogenito Naruhito potesse salire al trono, a 202 anni dall’ultima abdicazione.

Il nome dell’era è scelto, tradizionalmente, dalla letteratura classica cinese, ma, per questa duecentoquarantottesima era, si è deciso di prendere i caratteri da un classico nipponico, il Man’yoshu, per la precisione da questo componimento:

初春月、氣淑風、梅披鏡前之粉、蘭薫珮後之香。

È durante il mese della buona fortuna, quando l’aria è propizia, i venti sono armoniosi e i fiori di pruno fioriscono come trucco applicato ad una bellezza risplendente dinanzi ad uno specchio, e le orchidee adornano loro stesse nella loro fragranza.

I due caratteri presi dal componimento sono 令 e 和, i quali insieme si leggono come Reiwa, ed hanno come significato quello di “gioiosa armonia”.

Per questo, fra un mese, il Giappone entrerà nell’era della Gioiosa Armonia, o Reiwa.

Una caratteristica è che, se il secondo carattere è apparso più volte nel nome di un’era giapponese (l’ultima volta fu con il regno di Hirohito), è la primissima volta per “rei”.

L’auspicio, dunque, è che questa possa essere davvero un’era armonica per il Giappone, e che possa portare armonia a tutti.

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Calcio: i migliori giocano sempre contro i migliori (ed altri nove micro-post)

17 Mar

Calcio: i migliori giocano sempre contro i migliori (ed altri nove micro-post)

Bentornati nel blog vuoto. È passato circa un mese e mezzo dall’ultimo mio post su questo blog, e credo sia un nuovo record. Comunque, io ho avuto idee per multipli articoli di calcio, nel corso di queste settimane, e mi andava di usarle tutte.

La mia opinione su una Super Lega europea

È da anni che sento parlare dell’idea di un super campionato che coinvolgerebbe le squadre più forti d’Europa, praticamente sin da quando ero piccolo (ricordo che c’era chi propose termini come Eurolega, che è il nome della principale competizione per squadre di pallacanestro europee. Un nome che ci starebbe bene, se non fosse che somiglia troppo ad Europa League). Infatti, mi sembra strano che se ne parli in questi anni come se non si tentasse da almeno un ventennio di crearne una.

Comunque, io volevo dirvi cosa ne penso a riguardo. In parole povere, sono d’accordo, ma anche no, perché tutto dipenderebbe da come sarebbe strutturata.

Sarà giocata a parte o al posto dei campionati?

Non mi dilungo sulla questione “si gioca troppo” perché, per me, non ha senso, e inoltre non mi va di parlarne qui, ma c’è il rischio che questa lega complichi il calendario calcistico europeo.

Se dovesse essere giocata in parallelo a campionati e Champions, allora dove andrebbe? Si potrebbe approfittare del fatto che l’ex Coppa dei Campioni non si gioca tutte le settimane, e che, tra metà Dicembre e metà Febbraio, non ci siano affatto partite, ma questo farebbe sembrare la Super Lega come una sorta di Coppa Italia, usata a caso per riempire i buchi.

Se, invece, si giocasse al posto dei campionati e delle coppe, allora ci potrebbe anche stare, perché si potrebbe dire “ok, questi giocano il giorno dopo Champions ed Europa League, però loro non la fanno”, oppure “tanto, la Domenica non hanno più il campionato”. Tuttavia, si va al punto successivo.

Sarà a numero aperto o chiuso?

Ho sentito dire che c’è chi vorrebbe che questa lega funzioni come i campionati americani, vale a dire che il numero delle squadre resterebbe fisso. Per me, è assurdo e insensato, perché ridurrebbe la competizione ad un “guardateci, siamo ricchi e forti, e giochiamo solo tra di noi”. Inoltre, se si giocasse in parallelo alla Champions, quale delle due avrebbe il diritto di proclamare il “campione d’Europa”?

A numero aperto, invece, si potrebbe trasformare questa Super Lega nel livello più alto dei campionati europei. Io lo immagino così: chi vince i campionati dei “Grandi Cinque” (Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga e Ligue 1) è promosso alla Super Lega, e ci resta fino ad un’eventuale retrocessione. Questo impedirebbe anche campionati dominati da anni, come accade in Francia, Germania e Italia.

Un’alternativa al numero aperto sarebbe anche non garantire presenze fisse, in modo tale che, se una delle partecipanti dovesse “cadere” in disgrazia, non si troverebbe nel paradosso di giocare comunque tra le migliori.

Quali sarebbero i criteri per partecipare?

Secondo alcune idee, il criterio sarebbe il prestigio ed il blasone di una squadra. Ciò significherebbe, però, avere squadre che, pur essendo molto prestigiose, non sono più ai livelli di un tempo, come il Milan o il Manchester United, a discapito di squadre come Atletico Madrid o Manchester City.

Un altro sarebbe il marchio e gli introiti, e questo trasformerebbe il campionato in una lega per super ricchi. In effetti, tra le 30 squadre più ricche al Mondo, quasi tutte sono europee, ma, per esempio, dieci di esse sono inglesi. Quindi, che si fa, si rende la Super Lega una specie di “Mega Premier League” con altre squadre europee nel mucchio?

Secondo me, un buon criterio sarebbe un mix tra prestigio, introiti e piazzamento nel coefficiente UEFA, in modo tale da valutare contemporaneamente chi sia la squadra e cosa sia stata in passato.

Quanto ne risentirebbero gli altri campionati?

Se la Super Lega si giocasse in parallelo con gli altri campionati, allora non sarebbe un problema tanto più grave di avere una competizione in più da disputare.

Se, però, si stabilisse che le partecipanti non prenderebbero parte ai loro campionati, allora essi potrebbero risentirne, e anche molto.

Certo, Serie A e Bundesliga senza Juventus e Bayern Monaco renderebbe i campionati più competitivi, e sarebbe anche bello da vedere, ma Juve e Bayern li mandano avanti anche con il loro blasone ed i loro introiti. Quanto ci perderebbero le federcalcio italiana e tedesca, senza le loro squadre più tifate e ricche?

Insomma, le idee per qualcosa di ottimo ci sono, ma dipenderà tutto da cosa sceglieranno di fare.

La Champions League europea: un affare tra cinque campionati? Non proprio

Con il cambiamento delle regole di qualificazione in Champions League, Spagna, Inghilterra, Italia e Germania hanno quattro posti fissi nella fase a gironi, mentre la Francia (il quinto dei Grandi Cinque) ne ha due, più uno da ottenere nei preliminari. Ciò significa che, su 32 squadre, ogni anno almeno 18 proverranno da cinque campionati, e potrebbero anche diventare 21 se la terza francese vincesse, mentre le vincitrici di Champions ed Europa League non si sono qualificate nei rispettivi campionati (cosa plausibile se, per esempio, la vincessero rispettivamente Manchester United ed Eintracht Francoforte, entrambe in corsa per il quarto posto).

Insomma, la Champions rischia di diventare un affare tra cinque campionati. O forse no.

Dopotutto, se uno andasse a vedere l’albo d’oro, noterebbe come non sia affatto strano vedere la competizione restare in Europa Occidentale, soprattutto tra Spagna, Italia e Inghilterra. Inoltre, per quanto il loro numero sia ridotto, le squadre degli altri campionati riescono comunque a giocarsela e a uscire a testa alta.

In questa edizione, ad esempio, abbiamo visto il CSKA Mosca battere il Real Madrid andata e ritorno, mentre la Stella Rossa Belgrado se l’è giocata fino all’ultimo in un girone con Liverpool, Paris St. Germain e Napoli. Infine, se si guarda ai quarti di finale, troviamo Ajax e Porto, in rappresentanza degli ultimi due campionati ad aver portato la Champions fuori dai “Grandi Cinque” (per quanto entrambe abbiano vinto l’ultima volta dopo l’unica vittoria francese).

Quindi, che nessuno si allarmi al pensiero che questa coppa stia diventando uno spettacolo di pochi campionati. Primo, perché è quasi sempre stato così. Secondo, perché non importa da dove provenga: una squadra di Champions League resta una squadra di Champions League.

Cos’è successo al prestigio dell’Europa League

Da qualche anno, sembra quasi che non solo i tifosi prendano l’Europa League come un fardello ed una vergogna, ma che lo facciano anche le squadre stesse. Insomma, ricordate quando, due anni fa, Inter, Milan e Fiorentina si giocavano l’accesso ai preliminari, eppure sembrava che non facessero altro che perdere e pareggiare, come se non volessero andarci?

Cos’è successo a quella che, a tutti gli effetti, è la seconda competizione calcistica europea?

Le risposte sono due: soldi e squadre.

Quanto alla prima, il motivo è che il montepremi dell’Europa League è irrisorio rispetto a quello della semplice partecipazione in Champions. Dopotutto, perché una squadra dovrebbe farsi tre turni preliminari, sei partite dei gironi e nove di eliminazione diretta, quando poi guadagnerebbe qualcosa soltanto vincendo la competizione?

Da qualche anno, si è cercato di dare una giustificazione più ampia permettendo alla vincitrice di andare in Champions, direttamente come testa di serie, ma le squadre dei grandi campionati troverebbero più semplice provare ad andarci tramite il quarto posto (spiegherebbe il rendimento di Milan e Inter quest’anno).

Sulla seconda, ci sono due cose da dire. La prima è che io non capisco quelli che “hai vinto un trofeo, ma contro questa squadra vincevo pure io”. Un ragionamento che sentii la prima volta quando qualcuno criticò l’Inter e il suo essere campione del Mondo sottolineando come avessero vinto in finale con il Mazembe. Tralasciando che i nerazzurri erano lì perché erano diventati campioni d’Europa, che senso ha criticare una vittoria se ottenuta contro avversari deboli? Se una big si fa eliminare, non è colpa della squadra che l’avrebbe incontrata nel turno successivo.

Poi, c’è anche il fatto che, ormai, le partecipanti non sono più del livello di una volta, ma semplicemente per i criteri di qualificazione. Un tempo, tutte e tre le competizioni europee erano importanti per via di chi ci partecipava:

  • Per andare in Coppa dei Campioni dovevi essere o il vincitore del tuo campionato o il campione in carica;
  • Per andare in Coppa delle Coppe dovevi essere o il vincitore della tua coppa nazionale o il campione in carica;
  • Per andare in Coppa UEFA dovevi esserti classificato immediatamente al di sotto dei campioni nazionali;

Insomma, questo rendeva tutte e tre le coppe prestigiose perché comunque avevi squadre di buon livello dappertutto.

Poi, però, le prime trattative di una Super Lega europea hanno spinto la UEFA ad allargare la Champions League, prendendosi di fatto tutte le grandi d’Europa, a meno che un campionato non ne avesse in esubero. Infatti, per qualche anno, la Coppa UEFA era comunque ben vista in Italia, perché, con le Sette Sorelle, era normale che almeno tre di loro non sarebbero andate in Champions.

Tuttavia, al momento, soltanto la Premier League ha più di quattro grandi squadre con le Big Six, per cui non trovi più squadre blasonate a partecipare a meno che non siano inglesi o non siano “retrocesse” dalla Champions.

Per questo, un mix di pochi soldi in palio e squadre non proprio di alto livello hanno reso l’Europa League una competizione mal vista da tantissimi, e questo è un peccato, visto che comunque è un torneo che, più della Champions, riesce a mettere in mostra tutto il calcio europeo.

Global Nations League

La FIFA ha in mente un piano molto particolare, partito con la UEFA Nations League e proseguito con l’equivalente nordamericano.

In pratica, c’è il desiderio di prendere le confederazioni continentali e di creare una griglia di “leghe” che, ogni due anni, porterebbero ad una Global Nations League.

In poche parole, si avrebbe una competizione in parallelo con i Mondiali che permetterebbe alle nazionali di avere costantemente partite importanti e di buon livello.

Sulla carta, questa sembra un’ottima idea per rendere le nazionali più importanti di quello che sono, visto che, a parte durante le fasi finali di una competizione, in molti non le tengono in considerazione.

Tuttavia, la situazione sembra talmente complicata che non credo sia giusto parlarne qui in mezzo.

Una Champions League mondiale?

Un’idea simile, però, c’è anche per i club, e sarebbe quella di prendere le varie Champions League continentali (e la Copa Libertadores, ovviamente) e averne una mondiale, con 64 squadre da tutto il Mondo che partecipano. Per me, questo sarebbe ancora più complicato della Super Lega, e, infatti, preferirei la prossima.

Il nuovo mondiale per club?

Il Mondiale per club è una competizione che interessa a troppe poche persone per essere quella che conferisce il titolo di Campione del Mondo alla vincitrice. Così, si è deciso che, dal 2021, la competizione cambierà.

Ogni quattro anni, squadre di club vincitrici delle competizioni continentali ne prenderanno parte, ma i criteri sono ancora poco delineati per il fatto che la prima edizione sarà ad inviti.

Infatti, ad esempio, si prevede che le rappresentanti europee saranno le più ricche e blasonate, ma, dal 2025, parteciperanno le vincitrici di Champions ed Europa League più le migliori piazzate sul Ranking.

Non vedo l’ora.

Se la Champions fosse divisa come la sua controparte asiatica

La Champions League asiatica è divisa in due zone perché sarebbe troppo dispendioso far girare una squadra a zonzo per l’Asia per tutto l’anno. Così, c’è la zona est e la zona ovest, e le due vincitrici si contendono la finale.

C’è chi critica il fatto che la cosa vada avanti fino alla fine, ma ve lo immaginate se questo accadesse anche per l’Europa?

Innanzitutto, non sarebbe sensata una divisione est-ovest per il fatto che avresti i Grandi Cinque campionati più Portogallo e Olanda tutti insieme, e ci sarebbe un divario troppo grande tra le due zone.

Invece, sarebbe più sensata una divisione nord-sud che avrebbe Liga e Serie A da una parte e Bundesliga e Premier dall’altra. Per farvi un esempio di come potrebbe essere la coppa, vi mostro i gironi usando le 32 squadre di quest’anno, ma badate che io ho cercato di dividerle geograficamente in base a quelle che ci sono, perché, ad esempio, trovo sarebbe un po’ più sensato mettere la Svizzera a sud. È solo che voglio che siano 16 e 16.

Zona Nord

A Manchester City, Bayern Monaco, CSKA Mosca, Young Boya

B Tottenham Hotsupur, Borussia Dortmund, Ajax, Viktoria Plzen

C Manchester United, Schalke 04, Club Bruges, Shakhtar Donetsk

D Liverpool, Hoffenheim, Lokomotiv Mosca, PSV Eindhoven

Zona Sud

A Juventus, Barcellona, AEK Atene, Galatasaray

B Napoli, Atletico Madrid, Monaco, Benfica

C Roma, Real Madrid, Paris St. Germain, Stella Rossa Belgrado

D Inter, Valencia, Olympique Lione, Porto

Immagino qualcuno di voi che avrà pensato “ma è un po’ noioso che ci siano sempre accoppiate tra nazionali tra i gironi della stessa zona”. Beh, per farvi un esempio con la competizione asiatica, nella zona est 4 gironi su 4 vedono una cinese, una giapponese e una sud coreana.

Una terza competizione: il ritorno della Mitropa Cup?

Pare che l’UEFA voglia organizzare una terza competizione ufficiale per club. Ora, per quanto si potrebbe parlare dell’utilità ed il livello, io mi chiedo: perché nessuno ha pensato a che questa potrebbe essere la nuova Mitropa Cup?

Mi spiego meglio: poiché l’UEFA ha già avuto tre competizioni calcistiche, in molti la vedono come se fosse il ritorno della Coppa delle Coppe, ma senza il criterio delle coppe nazionali.

Tuttavia, il criterio attuale prevede che le squadre al di sotto delle qualificate in Europa League ne prenderanno parte, cosa che è stata già usata da due competizioni.

Ora, escludendo l’Intertoto, dal momento che esso era un gigantesco preliminare nato con l’intento di avere più schedine da giocare, resta la Coppa Mitropa, che, dagli anni ’30 ai ’90, ha avuto numerosi criteri, tra cui quello di essere al di sotto della Coppa UEFA.

Secondo me, avrebbe senso considerare la terza coppa come un’erede della Mitropa, e sarebbe anche piacevole un suo ritorno, visto ciò che ha rappresentato ai suoi albori come prima vera competizione calcistica per squadre europee.

La Ligue 1 è una “lega da contadini” ma la Serie A e la Bundesliga no? Perché?

In molti criticano la Ligue 1 dicendo che si tratta di una “farmers’ league” (lega da contadini) dal momento che c’è solo il Paris St. Germain che domina su tutto il calcio francese.

Tuttavia, lo stesso si potrebbe dire della Serie A e della Bundesliga, dal momento che Juventus e Bayern Monaco hanno lo stesso dominio da anni. Eppure, non lo fa nessuno. Perché? Ecco cosa ne penso.

Serie A e Bundesliga versano in una situazione anche peggiore della Ligue 1 in quanto a “dominio del campionato” perché, mentre Juve e Bayern vincono da anni, il PSG ha visto il suo dominio interrotto una volta dal Marsiglia. Eppure, credo che nessuno critichi i due campionati per il rispetto che si sono guadagnati nel corso degli anni.

Cominciamo, ad esempio, dalle vincitrici. Il PSG, avendo “solo” 49 anni, può solo sognare di avere la storia ed il prestigio che Juve e Bayern hanno da sempre, avendo entrambe circa 120 anni (122 i primi, 119 i secondi).

Inoltre, le squadre italiane e tedesche hanno sempre detto la loro in Europa, e, quindi, le si teme e le si rispetta anche in situazioni come la débâcle delle tre tedesche eliminate agli ottavi di Champions quest’anno. Le francesi non hanno mai ottenuto tale rispetto, e, quindi, il loro campionato è visto come un modo per arrotondare le grandi leghe europee a 5.

Un discorso a parte lo avrebbe la nazionale francese, ben vista e rispettata, ma un conto sono loro, un conto sono i club.

Questa, però, è soltanto la mia semplice opinione.

Detto questo, mi sembra incredibile aver scritto almeno cinque pagine di Word su queste cose, visto che non scrivevo da un po’. Dai, andiamo a quello che doveva essere l’unico post, quando l’ho pensato.

I giocatori italiani nella UEFA Nations League

La Nations League non sarà stata un granché, e l’Italia ha stentato, segnando solo due gol in quattro partite, ma comunque è stato il debutto in una competizione, e, quindi, volevo elencare qui i giocatori che hanno preso parte alle gare, sia in campo sia in panchina. Ecco, quindi, chi sono stati coloro che hanno inaugurato il percorso della Nations League per l’Italia.

Portieri: Donnarumma, Sirigu, Perin, Cragno

Difensori: Chiellini, Biraghi, Bonucci, Zappacosta, Barella, Criscito, Lazzari, Caldara, Romagnoli, Emerson Palmieri, Florenzi, Piccini, De Sciglio

Centrocampisti: Jorginho, Gagliardini, Pellegrini, Verratti, Romagnoli, Berardi, Bonaventura, Cristante, Lasagna, Acerbi, Rugani

Attaccanti: Balotelli, Insigne, Bernardeschi, Belotti, Caldara, Chiesa, Immobile, Benassi, Barella, Giovinco, Politano, Grifo

Un totale di 40 giocatori per quattro partite. Impressionate e sorprendente: si potrebbero quasi creare 4 formazioni completamente diverse.

Tra l’altro, mentre scrivevo, mi sono reso conto che non ha senso che io abbia scritto questo post come “prima volta che vedo il debutto dell’Italia in una competizione”, quando vidi la Confederations Cup del 2009. Quantomeno, questi sono i 40 giocatori che hanno preso parte alla prima edizione della UEFA Nations League.

Tra l’altro, notare come non solo la nazionale abbia i suoi oriundi, ma che ci sia almeno un giocatore militante in ognuno degli altri grandi campionati europei: Spagna (Piccini), Inghilterra (Jorginho e Zappacosta), Germania (Grifo) e Francia (Balotelli). A questi va aggiunto Giovinco, che giocava in America al tempo della convocazione.

Tra l’altro (è voluto, tranquilli), ci sono stati anche D’Ambrosio, Zaza e Cutrone tra le convocazioni, ma sono stati tenuti fuori dalla rosa disponibile in Nations League, venendo messi in mezzo soltanto con l’amichevole contro l’Ucraina. Per arrivare a 44 (e, quindi, avere davvero 4 possibili formazioni diverse), aggiungiamoci Sensi, presente nell’amichevole contro gli Stati Uniti giocata poco dopo la gara finale di Nations League.

Bene, questi post sono finiti. Non scrivevo così tanto sul blog da parecchio, ed è stato piacevole.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Serie TV: recensione Sick Note (contiene spoiler)

2 Feb

Sick Note è una serie televisiva britannica che vede, tra i protagonisti, Rupert Grint, indimenticato Ron Weasley, e Nick Frost, noto per film come L’alba dei morti dementi.

La serie consta di una prima stagione di 6 episodi ed una seconda di 8, con un finale aperto che rimanda chiaramente ad una terza. A parte il pilota, gli episodi durano circa una ventina di minuti, quindi si può tranquillamente vedere tutta la serie in una giornata. Per quanto ho i miei dubbi che una persona sana di mente lo farebbe.

La premessa sembra alquanto interessante. Daniel (Grint) è un giovane scansafatiche e fannullone (nella primissima scena, lo vediamo giocare alla Playstation facendo finta di avere il braccio rotto pur di non dover andare a lavoro) che, un giorno, riceve dal suo nuovo medico (Frost) una notizia che lo sconvolge: egli ha il cancro esofageo.

Tuttavia, un paio di giorni dopo, il medico lo contatta, informandogli di essersi sbagliato, e che lui non è affatto malato. Ciononostante, Daniel si rende conto di come a lavoro sia trattato molto bene e la sua ragazza (che lo aveva praticamente lasciato) sia decisa a stare con lui.

Questo, unito al fatto che il medico rischia guai seri se si venisse a sapere della diagnosi errata, spinge i due a collaborare, facendo finta che il cancro di Daniel sia vero.

In questo articolo, cercherò di parlare di questa serie, commentando, secondo me, le ragioni per cui non raggiunge i livelli che la premessa sembra anticipare. Infatti, ci saranno moltissimi spoiler, a cominciare da adesso.

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Perché Gennaio sembra un mese così infinito?

31 Gen

Bentornati nel blog vuoto. Questo è il mio primo post del 2019, e mi sembra stranissimo che sia arrivato il 31 di Gennaio. Neanche la ricordo l’ultima volta in cui non ho scritto nulla per un mese!

Comunque, il primo mese di quest’anno è finito, ed io ho constatato ancora una volta come sia opinione di tutti che questi 31 giorni sembrino infiniti.

Beh, io volevo provare a dare la mia opinione del perché succede.

Vedete, io penso che la nostra coscienza tenda a vivere un determinato periodo di tempo allo stesso modo, a parte al suo inizio e alla sua fine.

Fateci caso con le settimane: quando è stata l’ultima volta che avete vissuto, di Mercoledì, uno stato d’animo diverso da quello del successivo Giovedì? Di solito, si passa direttamente da “che nervi, il Lunedì” a “evviva, il fine settimana!”, come se gli altri giorni non fossero nulla.

Questo capita anche con periodi di tempo più piccoli. Se dovete fare qualcosa alle 17, e sono le 16:23, la vostra mente penserà “ho ancora più di mezz’ora”, e sarete tranquilli, ma, alle 16:55, ecco che si pensa a che l’ora stia finendo.

Con un anno, quindi, la mentalità “siamo in quest’anno” arriva subito dopo le feste, per cui non c’è alcuna differenza tra come ti senti il 2 Febbraio, il 17 Marzo, il 23 Agosto o il 10 Novembre. Quindi, poiché ti senti come ti senti in Autunno, l’idea che Capodanno sia passato da meno di un mese ti sorprende, sia in positivo sia in negativo.

Dopotutto, non ho mai visto nessuno parlare di quanto siano lenti e lunghi gli altri mesi, sempre e solo Gennaio.

Con questo post, do inizio al 2019 del mio blog, e mi chiedo cosa possa avvenire in futuro.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!