10 Italian movies from the 2010s (plus some shout-outs) I would suggest

14 Ago

Italy has always had a rich movie industry, especially in the 1950s and 1960s, when it had nothing to envy to Hollywood, with movies that frequently won the Academy Award for Best Foreign Picture and that were well praised and well known (think about “La Dolce Vita”).

Since then, however, there has been a decline in terms of quality, funding and even interest from moviegoers and producers, and so, on the surface, it always seems like there are only two types of movies that come out in Italy: cheesy comedies (most of them so bad that Adam Sandler would look like a comedy king when compared to them) and overly dramatic “slice of life” movies, which are amazing, but it seems like you can’t have a good film without having those simple (at least on the surface) premises.

However, in this current decade, we have seen multiple Italian films that tried to make something new, to think outside the box, and produce a level of quality that you would expect from American, British or even French movies to stay in continental Europe.

Those movies don’t always manage to gross enough money, but they are heavily praised, even in foreign countries.

Therefore, I have selected here a list of 10 movies that came out in this decade for you to enjoy. They could be a nice exercise to improve your Italian, if you are learning it, or just a nice way to spend an afternoon by watching something new.

Without further to do, let’s begin our list of 10 recent Italian movies that I’d suggest to watch.

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Candidarsi ad organizzare i Giochi Olimpici è diventato troppo costoso

12 Ago

Bentornati nel blog vuoto. Una delle cose che adoro maggiormente quando si parla di Giochi Olimpici è tutta la trafila di candidature che si confrontano e sfidano per poterli organizzare.

Infatti, nel 2014, scrissi pure articoli sulle candidature per i giochi del 2024, 2028 e 2032. Non vedevo l’ora di osservare il processo che avrebbe portato a stabilire dove il braciere olimpico sarebbe stato acceso.

Poi, però, è accaduto che soltanto due candidate per il 2024 sono rimaste fino alla fine, e addirittura il CIO ha deciso che quella sconfitta avrebbe ospitato l’edizione del 2028.

Questo perché, ormai, ospitare i giochi è diventato troppo costoso. Atene 2004 ha contribuito all’enorme crisi economica della Grecia, Rio 2016 ha lasciato sfarzose strutture rimaste abbandonate e fatiscenti e perfino Tokyo ha dei problemi con l’organizzazione dei giochi del 2020.

Insomma, ormai soltanto nazioni molto ricche come Francia e Stati Uniti possono realisticamente candidarsi e provare davvero ad ospitare i giochi.

Tra l’altro, anche la gente non è più incline a vedere miliardi e miliardi spesi per questo evento. Basti pensare che la Germania ha ritirato la sua candidatura tramite un referendum, e non parliamo delle candidature di Roma 2020 e 2024 bocciate.

A Parigi è andata l’edizione del 2024, mentre Los Angeles si prende quella del 2028. La seconda è anche la prima edizione dal 1984 in cui vi era soltanto una candidata, e anche allora era la “City of Angels” americana.

Il 2032, poi, è ancora troppo lontano, considerando che i Giochi di quella edizione saranno assegnati nel 2025, tra ben sette anni. Certo, vedremo se qualcuno si candida.

Dopotutto, cosa accadrebbe se si arrivasse al punto in cui nessuna candidatura è avanzata?

Va beh, osserveremo in futuro. Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

A 10 anni da Pechino 2008

8 Ago

Risultati immagini per Pechino 2008

Sin da quando ero bambino, io adoro seguire i Giochi Olimpici estivi. Conservo ancora con nostalgia libri e medaglie che uscirono per celebrare Atene 2004 e Torino 2006, ho seguito la cerimonia d’apertura di Londra 2012 ed ero sempre davanti allo schermo con Rio 2016. Quanto al futuro, non vedo l’ora che arrivino Parigi 2024, Los Angeles 2028 e, soprattutto, Tokyo 2020.

Tuttavia, c’è un’edizione che ritengo speciale per me, ossia Pechino 2008. Quella fu un’edizione che arrivò in un anno particolare, visto che quella estate era la prima volta in cui tornavo nel posto dove sono cresciuto come “turista”. Ero con dei parenti, e infatti eravamo appena rientrati dalla spiaggia quando iniziò la cerimonia d’apertura.

Le 8:08 dell’8/8/08. Una data scelta con precisione, un’occasione non sprecata. E l’edizione cinese divenne uno spettacolo unico.

Gli otto ori di Phelps, i record di Bolt, le cento medaglie cinesi, la nazionale di calcio argentina che vinse l’oro (ultimo trofeo argentino al momento) e tantissimo altro.

Io ero un semplice quindicenne appassionato di sport, ma mi restò impressa nel cuore quella edizione. Forse, deve essere stato un segno, visto che adesso studio la cultura dell’Estremo Oriente.

Per questo, oggi, 8 Agosto 2018, alle ore 8 e 8, pubblico questo post in ricordo di quelle meravigliose Olimpiadi.

Grazie, Pechino 2008.

5 anni di Gruppo Shipper

7 Ago

In teoria, dovrei iniziare spiegandovi cosa sia questo gruppo, ma praticamente ho sempre dedicato ad esso post in cui lo ringrazio, quindi vi rimanderei ai post scritti negli anni precedenti.

Quando penso a questo gruppo, mi viene in mente quanto il mio modo di usare Facebook si sia evoluto col tempo.

All’inizio, effettivamente lo usavo per rimettermi in contatto con gli amici d’infanzia, che non sentivo da tanto. Per poi rendermi conto che, se non li sentivo da tanto, un motivo c’era.

Poi, mi ha aiutato ad ampliare le mie passioni, a farmi sentire bene con me stesso e farmi capire più o meno chi sia.

Dopodiché, dopo il liceo, ho iniziato a usare Facebook principalmente per i gruppi. Se uno guardasse il mio profilo, penserebbe che raramente io lo utilizzi, ma semplicemente perché ho deciso di dedicarmi ai gruppi.

Linguistica, film, meme, nostalgia e tanto altro, però il gruppo da cui è partito tutto è proprio questo.

Ora, avendo circa 4.000 persone, ovviamente non è che io abbia conosciuto tutti, ma non riesco a ricordare un periodo specifico dell’ultimo lustro in cui un membro del gruppo non mi sia stato amico e di supporto.

All’inizio, eravamo un gruppo che sclerava continuamente per le ship, e poi si è evoluto in molto altro. Mi chiedo se anche gli altri possano dire come me che il gruppo li ha aiutati in modi che non pensavano fosse possibile da un sito come Facebook.

Ebbene, io dedico questo post proprio a quel gruppo, sperando che possano stare bene come hanno fatto stare bene me in questi ultimi cinque anni.

Solo perché potrebbero ascoltarti, non significa che lo faranno

6 Ago

Stavo pensando ad Offline, la mia webserie, della quale ho parlato innumerevoli volte su questo blog.

Questo non è propriamente un articolo dedicato alla mia webserie, anche perché non saprei neanche di cosa parlare, soprattutto perché scommetto che l’ultima volta in cui la maggior parte di coloro che ve ne hanno preso parte ha dedicato un pensiero ad Offline sia stata quando è uscito il finale.

Comunque, c’è una cosa di cui volevo parlare, e che mi sembra un perfetto monito da fare a chi vorrebbe usare internet per farsi ascoltare, non soltanto in ambito creativo, ma in generale.

Come scrissi ai tempi della realizzazione di Offline, io e tutti gli altri co-creatori ci siamo conosciuti su un gruppo Facebook, un gruppo con circa 4000 persone. Per questo, pensavamo che i membri di quel gruppo sarebbero stati i primi a seguirci.

Invece, nel corso dei due anni circa passati a realizzare la webserie, a malapena ricevevamo attenzione da qualcuno al di fuori del nostro gruppo per quanto riguardava gli aggiornamenti e i post.

Poi, la webserie è anche uscita, e, a parte un pochino il primo episodio, a stento qualcuno ci ha osservato. Tutt’ora io non so quale sia stata l’opinione sull’episodio finale, a quasi due anni dalla sua pubblicazione.

Con questo, non voglio di certo prendermela con quel gruppo, ma volevo sottolineare che questo è un classico esempio della cosa di cui voglio fare un monito: solo perché internet ti concede la possibilità di farti ascoltare, non significa che ti ascolteranno.

Gli internauti sono comunque esseri umani dotati di proprio pensiero, e quindi non puoi costringere qualcuno a dedicare il proprio tempo a quello che hai da dire.

Potresti anche scrivere in un gruppo pieno di amici, potrebbe anche essere qualcosa di innocente e senza alcun problema, come potrebbe anche essere qualcosa d’importante, ma, se il popolo del web non vuole ascoltarti, non ti ascolterà.

E sai che c’è? Che non deve essere un problema, perché è come vanno le cose.

Prendi il web come se fossi in mezzo ad una piazza. Se qualcuno iniziasse a parlare o a fare cose, non tutta la piazza si volterebbe a guardarlo. Ma anche a casa tua: hai sempre l’attenzione di tutti quanti, costantemente? Non penso.

Quindi, non te la prendere se nessuno vuole leggere il tuo racconto, nessuno vuole ascoltare le tue canzoni o nessuno vuole dedicare cinque minuti a parlare di un problema serio: non puoi costringere nessuno.

Da un lato, mi auguro che non traspaia un messaggio negativo da questo post, ma, dall’altro, sii libero di interpretarlo come vuoi.

Tanto, sono vere entrambe le cose. Non solo i criteri con cui la gente ascolta le persone sono casuali e non sempre giusti, ma ognuno ha la propria vita, con i loro gusti e le loro tempistiche.

Ciononostante, non smetterla di parlare e di dire ciò che vuoi. Un conto è che nessuno ti ascolta, un altro è che puoi comunque parlare.

Coraggio, va fuori e inizia a parlare, e non curarti delle reazioni altrui.

In volo sopra la montagna più alta: un esempio di radice proto-altaica

5 Ago

Un po’ di tempo fa, avevo mostrato un esempio di ricostruzione di un termine proto-indoeuropeo.

Stavolta, mi andava di pensare alla famiglia delle lingue altaiche, che riunisce turco, mongolo, coreano, giapponese e tantissime altre lingue, ipotizzando che esse derivino da un’unica, parlata millenni fa tra i monti Altai.

Ricostruire le radici delle parole altaiche è molto più complicato di quelle indoeuropee perché i popoli che rientrano nella seconda categoria hanno comunque lasciato attestazioni scritte nel corso di millenni (basti pensare a greci e indiani), mentre i popoli altaici hanno iniziato ad avere dei sistemi di scrittura molto tardi. Per dirvi, in Giappone la scrittura è giunta nel VI-VII secolo d.C. e quindi non è molto facile capire come fosse la lingua parlata nel Sol Levante anticamente.

Per questo, non sempre può accadere che ci siano termini che non solo sono simili (implicando una derivazione singenica), ma hanno anche lo stesso significato.

Di solito, capita invece che bisogna sforzarsi un po’ per capire quale potrebbe essere il nesso tra alcuni termini, e spesso non tutte e cinque le suddivisioni delle lingue altaiche ne sono coinvolte (può capitare che solo giapponese e turco abbiano termini di una radice comune, oppure solo coreano e mongolo).

Infatti, volevo usare per questo caso la radice proto-altaica *tēga, che fortunatamente per noi può essere osservata in tutti e cinque i sottogruppi.

Separatamente, ognuno dei sottogruppi ha una radice che comprende una dentale come suono iniziale, un suono vocalico e poi una gutturale.

In proto-nipponico, il ramo del giapponese, tale radice ha generato *tàkà-, da cui deriva l’aggettivo takai, che significa “alto” in giapponese.

In coreano, abbiamo deo, che è usato per indicare “più (aggettivo)” (è equivalente del suffisso inglese –er), la cui derivazione è il proto-coreano *tə.

In proto-mongolo c’è la radice *dexe- (la x andrebbe pronunziata come il “ch” tedesco o la “j” spagnola) che ha, da cui derivano termini che riguardano sia il concetto di “sopra” sia “saltare, volare”.

Simile alla radice mongola è il proto-tunguso *deg- che raffigura il volare, ma è anche la derivazione di alcuni termini per indicare gli uccelli.

Rimane, quindi, il proto-turco, che ha i vari termini per “montagna” derivanti da *dāg.   

Come noterete, c’è un nesso soltanto tra mongolo e tunguso, quindi come si farebbe a ricostruire il significato originario della radice?

Basta ragionarci su cos’hanno in comune questi significati. Il giapponese la utilizza come aggettivo, “alto”, e c‘è il proto-turco che indica le montagne, cosa sensata: cos’è più alto di una montagna?

Poi, ci sono le radici mongole e tunguse, che comunque riguardano il “volare sopra”, e quindi parlano di qualcosa che si trova “su, in alto”.

Infine, il coreano, unico sottogruppo a non avere la gutturale, ha una radice che può essere indicata come “andare oltre (aggettivo in forma base)”.

Insomma, tutte e cinque queste radici hanno a che fare con l’essere superiore, in alto, e quindi si può ricostruire una radice proto-altaica legata all’altezza.

Per ricostruirne i suoni, basta dare un’occhiata alle radici. Se le lingue nipponiche hanno preservato il significato originario di “alto”, allora ha senso ipotizzare che la radice originaria iniziasse con il suono “t”. Quanto alla vocale, considerando che abbiamo un’alternanza tra la “a” e la “e”, si può ipotizzare che quella originale fosse una “e” allungata. Quanto al suono gutturale, la “g” è la più attestata tra le radici discendenti.

Tuttavia, poiché le radici protonipponiche e protomongoliche presentano un’ulteriore vocale, e, tra i sottogruppi, queste due famiglie sono quelle più vicine all’originario significato, allora la radice si completa con una seconda vocale.

Per questo, osservando parole che significano “alto”, “il più X”, “uccello”, “volare”, “montagna” e “sopra”, ecco che si arriva alla radice proto-altaica *tēga, che rappresenta l’altezza.

Tale radice, inoltre, può essere confrontata con *takǝ(v)-, radice proto-eschimo (le lingue eschimo-aleutine sono quelle parlate da popoli come gli inuit) che significa “lungo, alto”, cosa che può essere menzionata dagli studiosi che ipotizzano un qualche tipo di contatto tra questi due popoli.

Nella speranza che questo articolo sia stato di vostro gradimento, vi do appuntamento alla prossima volta!

Football teams and leagues are like a franchise withing huge franchises

4 Ago

Welcome back to my blog. Franchises have usually the distinction of being able to have some subdivision, to the point that, depending on where you’re looking it, you can see it becoming bigger and bigger or getting smaller in one place.

For instance, think about a superhero franchise like Marvel.

Iron Man has his own comic books, with storylines and adventures, but he’s also a leader of The Avengers, which also sparks other comics, until you realize that they also move withing the bigger Marvel Universe.

And incredibly popular superheroes can also have multiple comic books going on to establish a hierarchy. On the DC side, we have Superman, who has had multiple comics, either depicting him (Adventures of Superman) or his supporting characters like Lois Lane and Jimmy Olsen, but the biggest one has always been Action Comics.

If you think about it, this is what happens with sport teams like football.

Every nation has its own football confederation which hosts a championship divided into leagues. For instance, in my country, Italy, the confederation is the FIGC, which has a championship divided into Serie A, B, C and D (plus smaller leagues for amateur teams).

Teams competing in Serie B, C and D are part of the FIGC, but the biggest league is Serie A, which includes 20 teams.

Four of those teams are Juventus, Napoli, AS Roma and Inter Milan, who not only compete in Serie A, but also compete on continental scale in the UEFA Champions League, as UEFA is the body governing all of Europe’s federations.

Thus, one team can still have its own league to play in (I say “can” because you can have cases of teams playing in leagues hosted in other countries) but also be part of the larger, European Champions League.

And then, we have FIFA, the global confederation, which governs the continental ones and hosts numerous tournaments like the Club World Cup. The current champions of Europe is Real Madrid, which will be playing both nationally (in Spain), continentally (in the UEFA Champions League) and globally (in FIFA Club World Cup).

I hope this is as clear as it is to me, because I find this incredibly amazing.

See you, next time, here, on the Empty Blog!