Dieci articoli che volevo scrivere da un po’

20 Ago

Bentornati nel blog vuoto. Il post che state leggendo ha la caratteristica di essere formato da 10 articoli, di argomenti diversi, che volevo scrivere da un po’, e ho deciso di metterli tutti insieme.

Di seguito, elencherò i dieci articoli in ordine, così saprete cosa cercare.

  • Scrittura: Evitare la donna nel frigorifero
  • Storia: Perché l’età contemporanea inizia nel 1789?
  • Storia: Impero “bizantino”
  • “Abbiamo avuto un bambino!”
  • Le serie TV per ragazzi e gli omicidi
  • Fusione di due categorie del blog
  • Italiano traditore, Francese codardo, Tedesco nazista
  • Sei abbastanza giovane da essere vecchio
  • JK Rowling e la scomparsa dalla cresta dell’onda
  • Si potrebbero avere buone notizie?

Spero che siano di vostri gradimenti!

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La Casa de Carta: dieci aspetti negativi della terza stagione

28 Lug

La Casa di Carta è una serie spagnola che tratta di un gruppo di ladri messi assieme da un uomo chiamato “Il Professore” che pianifica una rapina alla Zecca di Stato della Spagna da così tanto tempo da poter conoscere ogni dettaglio della situazione ed avere vie alternative in caso di qualsiasi errore.

Inizialmente, doveva trattarsi di una serie limitata. Tuttavia, Netflix ne ha comprato i diritti, e, vedendo il successo planetario che ha avuto, ha deciso di proporre almeno un altro paio di stagioni, con la terza rilasciata da poco.

Ora, solitamente, quando una serie è fatta apposta per durare poco ed avere una conclusione, ma la si prosegue comunque per il suo successo, le cose non vanno sempre bene. Se è vero che Supernatural ha avuto così tante stagioni dopo la sua fine intenzionale che esse da sole sono in numero maggiore, ma comunque la qualità di alcune di queste stagioni è rimasta alta, abbiamo l’esempio di Tredici, che si ritrova a dover andare oltre la ragione per cui esiste, arrancando a fatica.

La Casa di Carta si trova più vicina alla seconda situazione, perché, nonostante il suo successo strepitoso, la sua qualità è diminuita parecchio. Ma, d’altronde, se le serie di scarsa qualità non avessero successo, Il Trono di Spade avrebbe chiuso i battenti anni ed anni prima. (Più che frecciatina, consideratelo un riferimento ad un mio vecchio articolo)

Non saprei dire cosa sia stato, ma proverò ad analizzare dieci aspetti negativi in maniera costruttiva. Tanto, se preferite il me nevrotico che inveisce contro una serie in dieci punti, c’è la mia recensione di Sick Note per voi.

Dov’è che La Casa di Carta perde punti? Osserviamolo insieme.

Ah, chiaramente, quest’articolo contiene spoiler sulla terza stagione, ma non dite che io abbia scordato di avvertirvi.

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Un articolo inutile sulle Universiadi di Napoli 2019

16 Lug

Universiade di Napoli 2019

Bentornati nel blog vuoto. Oggi è il 16 Luglio, ed è, quindi, il settimo anniversario della pubblicazione del mio primo articolo. Già, sette anni. Gli anni passano per tutti, che possiamo farci.

Comunque, ho deciso di pubblicare un articolo in questa data perché, fra il 3 ed il 14 Luglio, c’è stato un evento che non mi sarei mai aspettato di vivere nella mia città: le Universiadi.

Sin da quando ero piccolo, adoro seguire eventi sportivi in cui più discipline competono tutte insieme. Ricordo di aver visto i mondiali di atletica del 2003, a dieci anni, ma, forse, avevo già visto alcuni eventi dei giochi di Sydney 2000, e semplicemente non me lo ricordo.

Tra mondiali, europei e situazioni simili, mi sedevo ed osservavo le cerimonie di apertura e chiusura degli eventi, e mi chiedevo pure come sarebbe stato vedere questi eventi dal vivo. Quando, nel 2005, il me dodicenne lesse che Londra avrebbe ospitato i Giochi Olimpici nel 2012, avevo quasi fatto il pensiero di andarle a vedere.

Alla fine, però, non ho mai fatto nulla, e vedevo anche l’Italia ritirarsi da candidature di eventi importanti.

Finché, nel 2016, non inizio a vedere cartelloni che parlano di “Universiade Napoli 2019”, un evento di cui avevo sentito parlare poco. La cosa che mi sorprese di più, però, fu proprio il fatto che le organizzassero a Napoli. Infatti, mi chiedevo se fosse davvero possibile.

Il 3 Luglio 2019, quindi, arriva la cerimonia d’apertura. La sfilata delle nazioni, i discorsi delle autorità, i video introduttivi e quant’altro. Eppure, che tutto avvenisse al San Paolo non mi sembrava vero.

Inoltre, venni a sapere che alcune gare si sarebbero disputate a poche centinaia di metri da casa mia, in un palazzetto dove, dieci anni fa, io mi allenavo.

Ho visto gare di pallacanestro e ginnastica artistica, per poi andare al San Paolo il 13 per le finali di atletica. Io allo stadio vado così poco che l’ultima volta fu quando debuttò Edinson Cavani, nell’estate del 2010.

Ok, questo articolo non sta venendo affatto come pensavo. È tutto “wow, hanno fatto questa cosa nella mia città!” e robe simili. Insomma, davvero non ho altro da aggiungere?

Beh, ad essere sinceri, non ho nulla da dire che non sia stato detto. Se non altro, mi piace come la rappresentativa italiana avesse come obiettivo di finire tra le prime dieci ed essere la seconda miglior nazione europea dopo la Russia, e ce l’abbiano fatta.

Vi parlerei delle sensazioni che ho vissuto dal vivo. Lo speaker della gara di basket che urlava in continuazione TRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRIIIIIIIIIIIIPLAAAAAAAAAA ad ogni canestro da tre punti, il pubblico in visibilio quando si esibiva Carlotta Ferlito, le bambine che chiedevano foto a Hitomi Hatakeda (ginnasta giapponese che ha vinto quattro ori), la stranezza di vedere atlete ucraine vincere una medaglia d’oro in due discipline diverse nello stesso preciso istante, e via dicendo.

Oppure, potrei parlare di come mio fratello abbia presentato la cerimonia di chiusura, e quindi io vedevo il presentatore internazionale cercare di spiegare cos’è che mio fratello stesse dicendo in mondovisione.

Però, ripeto, non mi sembra di dire cose non superflue, quindi interrompo qui.

Anche se sono passati sette anni, l’appuntamento è alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Appunti di lingua cinese

24 Giu

Otto semplici regole dell’ordine dei tratti

Quando si scrive un carattere cinese, bisogna seguire otto semplici regole. Inizialmente, questa cosa potrebbe far storcere qualche naso, perché, per esempio, noi non abbiamo delle regole per cui bisogna scrivere le lettere in un certo modo: nessuno ti dice nulla se scrivi prima il tratto verticale della T maiuscola anziché quello orizzontale.

Queste regole, però, sono alquanto semplici da ricordare e, quindi, da rispettare quando si scrive. Esse sono:

  1. Il tratto orizzontale va scritto prima di un tratto verticale o discendente
  2. Il tratto discendente sinistro va prima di quello discendente destro
  3. Il tratto sinistro prima di quello destro anche negli altri casi
  4. Il tratto superiore prima di quello inferiore
  5. Il tratto centrale prima di quelli laterali simmetrici
  6. I tratti esterni prima di quelli interni
  7. Il tratto orizzontale che chiude il carattere va scritto per ultimo
  8. Bisogna completare l’interno del carattere prima di chiuderlo

Come noterete, queste regole non solo sono semplici, ma, in alcuni casi, sono complementari. Rispettatele, e non avrete difficoltà ad apprendere l’ordine dei tratti.

Caratteri semplici e complessi

I caratteri cinesi si dividono in due tipi, ossia semplici e complessi. Si possono distinguere facilmente perché, se si divide un carattere semplice, si ottengono soltanto un insieme di tratti, mentre, con uno complesso, si hanno più caratteri.

Nel mettere insieme i caratteri complessi, si usa una fra tre strutture:

  1. Sinistra-Destra
  2. Alto-Basso
  3. Interno-Esterno

Traslitterare i nomi stranieri in cinese

Ogni lingua trova il proprio modo di adattare i nomi stranieri. In cinese, si utilizzano caratteri i cui suoni si avvicinano il più possibile a quello originale, pur mantenendo la struttura fonetica cinese. Infatti, è difficile trovare un nome straniero traslitterato fedelmente in cinese, ma soltanto una necessaria approssimazione.

Formare una frase interrogativa

Esistono tre modi per formare una frase interrogativa in cinese:

  1. Si prende una frase affermativa e, alla fine, si inserisce una particella interrogativa 你好吗?
  2. Si scrive il verbo e lo si fa seguire immediatamente dalla sua forma negativa 他是不是中国人?
  3. Si inserisce un pronome interrogativo nel punto in cui manca l’informazione 她是谁?

Nota bene che non bisogna unire queste forme, in particolar modo le prime due: o usi la particella interrogativa o raddoppi il verbo. Con il terzo, la risposta deve essere identica alla domanda, cambiando soltanto il pronome con la nuova informazione.

Nota sui radicali

I caratteri cinesi sono formati da pezzi denominati radicali. Tradizionalmente, ne vengono conteggiati 214, e possono essere sia dei semplici tratti sia dei veri e propri caratteri adoperati per formarne di più complessi.

Occhio, però, perché, molto spesso, un carattere nella forma di radicale può apparire diversamente rispetto a com’è di solito, per cui non aspettatevi di trovarlo esattamente come lo conoscete.

Conoscere i radicali può essere assai utile, perché permette di ragionare meglio sulla natura di un carattere ed apprenderlo con maggiore facilità.

Un esempio può essere il radicale dell’acqua, che si forma con tre gocce. Quando lo si vede, si implica che si ha a che fare con qualcosa di liquido, anche solo indirettamente.

Infatti, lo si trova anche nel primo carattere per dire “caratteri cinesi”, perché l’implicazione è che la loro scrittura richiede una mano che, sorreggendo un pennello, scrive attraverso l’inchiostro.

Regola dei nomi cinesi

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese attualmente in carica si chiama 近平 Xi Jinping. Tuttavia, si può talvolta sentir parlare del “Presidente Xi”, cosa che potrebbe confondere un occidentale. In cinese, infatti, la regola prevede che il cognome vada scritto prima del nome.

Ritengo che, per i cinesi, l’appartenenza ad una determinata famiglia deve essere visto con rispettabile importanza, perché esso va scritto anche prima di titoli e cariche.

Determinante e determinato

Non esiste alcun libro sulla grammatica cinese che non includa la frase “il determinante precede sempre il determinato”. Questa è una regola talmente fissa della lingua cinese che va tenuta in mente ogni volta.

Marcare il rapporto

Esiste una particella che marca un rapporto, un legame, un’appartenenza. Tale particella, però, non va adoperata in un paio di casi: quando si parla di un’appartenenza generica e quando si parla di parentele.

Avverbi

Gli avverbi, generalmente, vanno prima del predicato e dopo il soggetto, se presente. Nel caso in cui vi sia l’avverbio “anche”, esso va prima di altri avverbi.

SVO

Una cosa che accomuna italiano, inglese e cinese è che tutte e tre sono lingue SVO, vale a dire che, in una frase, non importa cos’altro ci sia e come sia scritto, ma soggetto, verbo ed oggetto saranno in quest’ordine. Non è una regola fissa al 100% come quella del determinante e del determinato, ma è difficile vedere l’ordine SVO spezzarsi.

Transitivi

Può capitare che non vi sia corrispondenza tra verbi transitivi italiani e le corrispondenti traduzioni cinesi, o viceversa. Ad esempio, i verbi di movimento sono transitivi in cinese, per cui non va aggiunto nulla tra il verbo e quello che, a tutti gli effetti, è un oggetto.

Inoltre, il verbo chiedere è sempre transitivo.

Numeri nelle quantità

In alcune quantità, può capitare che i numeri siano letti cifra per cifra. Questo può capitare, ad esempio, con i numeri di telefono (come facciamo noi, anche se, talvolta, c’è chi dice i numeri “a gruppi”). Soltanto in questi casi, il numero 1 cambia la pronuncia, diventando yào, per evitare confusione nel caso in cui i numeri siano detti in fretta.

Pronomi possessivi

La particella dell’appartenenza serve per trasformare un pronome personale in uno possessivo.

Verbi ad oggetto interno

I verbi ad oggetto interno sono formati in modo caratteristico da due parti, ossia un verbo ed il suo oggetto. Infatti, quando si vuole aggiungere qualche informazione sull’oggetto, essa si infila tra i due. La cosa è anche segnalata nella trascrizione in un vocabolario da due sbarre // che separano il verbo dall’oggetto. 跳舞

Anche

Come l’inglese, il cinese ha due modi per dire “anche”, ma la similitudine non è perfetta. Normalmente, il carattere più diffuso è , mentre può essere usato soltanto se il soggetto della frase non cambia.

Noi

Esistono due modi per dire “noi”: 我们 si forma nel classico modo con cui si forma il plurale di un pronome personale, ossia aggiungendo un carattere , mentre 咱们 serve perché, a differenza del primo, include anche la persona con cui si sta parlando. È molto utile quando vuoi parlare di svolgere un’attività ed includere o meno l’altra persona.

Verbi in serie

Si hanno dei verbi in serie quando una frase ne presenta più di uno in successione. 我去看电影

Enfasi in una frase

In cinese, prima appare un elemento, maggiore è l’enfasi che si vuole apporre. Questa cosa si può notare con le espressioni di tempo, una delle due cose che possono essere prima del soggetto (l’altra sono le congiunzioni). In base a cosa metti per prima, scegli di enfatizzare o chi compie l’azione o quando.

Esistenza

Esistono due verbi che possono assumere il significato di “esistenza”, ma la loro differenza sta nel fatto che 有 ha come soggetto ciò che contiene, mentre ha ciò che è contenuto.

Con il primo verbo, abbiamo anche una negazione specifica , perché non utilizza quella comunemente adoperata dagli altri verbi .

Oggetto di un verbo di moto

L’oggetto di un verbo di moto deve essere sempre un luogo. Perciò, nel caso in cui il loro complemento non sia un luogo fisico, essi saranno seguiti dai pronomi “qui” o “là”.

Raddoppiare un verbo

Quando si raddoppia un verbo, si indica che l’azione è compiuta in modo parziale, limitato o distratto. Lo stesso effetto si ottiene senza raddoppiamento, ma aggiungendo “一下儿” dopo il verbo. 看看

Due paia

Una caratteristica che a me diverte del cinese è che, molto spesso, puoi trovare due modi per dire una cosa. Ovviamente, questo vale anche per il numero due. Il primo modo si usa nei numeri ordinali, non usati nella quantificazione, e nei numeri a più cifre usati nella quantificazione, mentre il secondo si usa quando la cifra 2 è usata a sé stante, seguita da un classificatore.

Per ricordarlo meglio, vi consiglio di memorizzare il secondo termine con “paia”, in modo da avere subito in mente che si sta quantificando qualcosa da sé. Però, occhio a non tradurlo sempre con “paio”, perché puoi usarlo anche per indicare le ore, e dubito che voi diciate “un paio d’ore dopo mezzogiorno” per dire le 2.

Quantità

Ci sono due pronomi interrogativi da adoperare per chiedere una quantità. Il primo lo si usa quando ci si aspetta una risposta entro la decina o di poco superiore, e per questo lo trovate adoperato per chiedere l’ora o l’età ad un bambino. A differenza del secondo 多少, per cui non è necessario, il primo ha bisogno di un classificatore.

Oppure

La questione dei due modi la si ha anche nella parola “oppure”, perché esiste la versione affermativa 或者 e la versione interrogativa 还是.

Classificatori

I classificatori vi potranno sembrare una complicazione alquanto inutile, perché, dal vostro punto di vista, non c’è chissà quanto bisogno di inserire una parola specifica tra la cifra e la cosa di cui si parla.

In cinese, però, i classificatori sono di vitale importanza, perché non soltanto garantiscono una migliore catalogazione, ma evitano anche confusione nel caso di parole omofone. Sentire un classificatore specifico permette a un cinese di comprendere di cosa si stia parlando.

Verbi modali ausiliari

Ci sono cinque verbi modali ausiliari in cinese, i quali rappresentano, rispettivamente:

  1. Desiderio ed intenzione soggettiva
  2. Dovere oggettivo o intenzione soggettiva
  3. Capacità soggettiva od oggettiva
  4. Capacità acquisita con esercizio
  5. Possibilità per condizioni particolari 可以

Forse, c’è un po’ di confusione con il secondo, ma fidatevi: il fatto che possiate impartire un ordine con il verbo “volere” diventerà, per voi, qualcosa di divertente. Ovviamente, le negazioni sono diverse in caso lo utilizziate per indicare dovere o intenzione.

Imperativo negativo

Un imperativo negativo si ottiene inserendo prima del verbo. Se la frase si conclude con la particella che marca il cambiamento, allora si impera di cessare un’azione.

Aggettivi cinesi

Gli aggettivi cinesi non hanno bisogno del verbo per legarsi ad un soggetto, perché è già implicito dentro di sé. Ad esempio, “” non significherà solo rosso, ma “essere rosso”.

Tenete a mente, però, che gli avverbi con il verbo che li precede hanno valore comparativo, e la cosa potrebbe risultare alquanto scortese, dando l’impressione che si voglia intendere “X ha questa qualità, a differenza di Y”.

In vostro soccorso, giungono gli avverbi, che trasformano il grado comparativo in un grado positivo.

Forse, potrebbe sembrarvi una complicazione non necessaria, ma fidatevi: per i cinesi, lo è.

Frasi a predicato nominale

Esistono anche frasi a predicato nominale che possono indicare età, peso, costo, altezza e misura. Frasi del genere le trovate anche in italiano, come quando, per esempio, il fruttivendolo vi dice “un chilo due Euro” senza usare il verbo. 今年我二十六岁

Data

In cinese, le date si scrivono in ordine inverso rispetto all’italiano, ossia prima l’anno, poi il mese, poi il giorno. Occhio che, quando si dice l’anno, va detto cifra per cifra (ad esempio, adesso direste che siamo nell’anno Due Zero Uno Nove).

Implicare un cambiamento

Esiste una particella che serve per indicare una situazione che implica un cambiamento. Di norma, la potreste trovare in frasi affinché indichi il tempo passato, ma ha innumerevoli significati che non saprei come sintetizzare qui.

Certamente

Ci sono due avverbi che, in pratica, hanno lo stesso significato di “certamente, sicuramente”. Però, entrambi hanno qualcosa di diverso dall’altro. 肯定può avere anche valore di verbo “essere certo di”, mentre 一定 aggiunge anche una volontà soggettiva.

Frase ipotetica

In italiano, si può avere una frase ipotetica utilizzando il verbo potere insieme all’infinito di un altro verbo, come ho fatto proprio adesso. Anche in cinese usi un ausiliare modale, ma è diverso, ed è accompagnato dal verbo essere. 要是

Verbi a doppio oggetto

Esistono verbi che possono essere seguiti da due oggetti, ossia la persona e la cosa. 我可以叫你用手机

Indicare l’aspetto di un verbo

Per indicare l’aspetto di un verbo, puoi scegliere fra una delle tre particelle aspettuali o fra i tre avverbi che indicano un’azione che sta continuando.

si riferisce in particolar modo al tempo, è sufficiente ad enfatizzare l’azione e 正在 assume entrambi i sensi, preferendo verbi con più sillabe ed un complemento oggetto che lo segua. Poiché questi avverbi possono essere chiuse con la stessa particella, talvolta basta usare solo quest’ultima, sottintendendoli.

Localizzatori

I localizzatori possono essere determinati monosillabici o determinanti bisillabici. I primi non possono essere adoperati in modo isolato.

Un localizzatore segue sempre l’espressione a cui si riferisce.

Frase a perno

In una frase a perno, l’oggetto del primo verbo funge anche da soggetto del secondo. In questi casi, il primo verbo è sempre uno fra tre .

FONTE: Il Cinese per gli Italiani volume 1, edito da Hoepli

26 per i miei 26

14 Mag

26 per i miei 26

Bentornati nel blog vuoto. Wow, mi era mancato scriverlo. Comunque, oggi, 14 Maggio 2019, io compio 26 anni, e, per festeggiare, ho pensato di dire qualcosa per ogni anno della mia vita, una serie di chicche legate al più di quarto di secolo da cui sono al Mondo.

Che dire, quindi, se non che possiamo cominciare.

  1. Sono nato che pesavo 4,250 kg. Quei 250 grammi sono sempre sottolineati quando qualcuno me lo ricorda;
  2. Un amico di mio padre prese un giocattolo di Batman, e, pensando che io fossi alquanto reattivo, me lo lanciò contro. Io, però, avevo circa un anno, e, quindi, rimasi immobile, venendo colpito alla fronte da Batman;
  3. A 2 anni, una cosa che mi divertiva era “fare Schwarzenegger”, vale a dire che “mostravo i muscoli” e facevo una faccia arrabbiata. Ho anche le foto che lo mostrano;
  4. Non so perché, ma, per anni, ero convinto che, quando arrivammo in Calabria, io dissi a mia madre “mamma, tu sei una scrivania”, facendo anche dei movimenti con la testa. A tre anni ero già molto strano;
  5. All’asilo, avevo paura di Goku e Sailor Moon. Il primo mi spaventava quando urlava per diventare scimmione, la seconda perché, nella sigla, c’era un punto in cui lei (credo fosse lei) che, appesa a un filo vicino a un edificio, ha uno sguardo che mi fece pensare “è cattiva!”;
  6. A 5 anni, giocando per le primissime volte a Tekken 3, ero talmente confuso dalla trama che ero convinto che Jin Kazama fosse in realtà sua madre Jun;
  7. In prima elementare, ero essenzialmente “quello con i giocattoli belli”, soprattutto a tema Pokémon, e lo trovavo divertente;
  8. Il giorno in cui ho compiuto 7 anni, sono entrato nella classe della seconda, dicendo anche a mia madre “ora ho 7 anni, devo andare in seconda!”. Non avevo capito che non funzionasse in base all’età (mi chiedo quanto mi avrebbe confuso la primina);
  9. Più o meno qui, mio nonno diede inizio ad una sorta di “tradizione” in cui il filmato del mio compleanno inizia con un’inquadratura di un mio giocattolo e la mia voce che dice “ciao mi chiamo Fabiano ed oggi compio X anni” (tra l’altro con una voce bella monotona). Credo che durò fino agli 11-12 anni questa cosa;
  10. Nel 2002, quasi tutti i miei amici tifavano per l’Inter, e infatti fui parecchio dispiaciuto per loro, vista quell’annata;
  11. Nel 2003, feci la mia prima comunione, e, poiché ero sempre, costantemente “il più alto”, quel giorno chiesi quantomeno di essere il penultimo della fila, giustificandomi con “quello prima di me ha i capelli più alti, quindi è più alto”;
  12. Esame di quinta elementare (fummo l’ultimo anno che li fece!). Io non avevo mai avuto un cellulare, così mia madre me ne presta uno per chiamarla quando avessi finito, dicendomi di premere un tasto. Tuttavia, io non avevo capito che il tasto andasse tenuto premuto, così andai in panico, al punto che chiesi alla madre di un mio amico di chiamarla per me;
  13. Il 9 Ottobre 2005, partecipai alla Run4Unity, un evento sportivo dalla portata mondiale. Ancora non mi sembra vero che io abbia preso parte a qualcosa che unisse tutto il Mondo;
  14. Quando avevo 13 anni, ci fu un mese in cui ho avuto una febbre molto lunga. Una volta che mi ripresi, ero diventato molto più alto, ed avevo perso 10 kg. Tutt’oggi credo che la mia pubertà sia arrivata tutta insieme, visto che ho smesso di crescere in altezza a 16 anni;
  15. Primo giorno di scuola superiore. Per fare una bella figura, mi concentrai su cosa dire. La frase che mi uscì fu: “mi chiamo Fabiano, ed ora vi dirò i miei difetti. I pregi li scoprirete col tempo”. Tra l’altro, se ricordo questa frase, fu perché a una mia compagna restò impressa;
  16. Nel 2008, iniziai ad appassionarmi al mondo delle lingue e della linguistica, al punto che modificai e creai alcune pagine su Wikipedia. Tuttavia, non lo faccio da allora;
  17. Trascorsi tutta l’estate del 2009 senza internet. Un giorno, poiché mi addormentai dall’ora di pranzo alle 23, passai tutta la notte sveglio, e per lo più guardai molta TV. Credo che quello sia stato il giorno in cui ho iniziato ad appassionarmi di serie TV;
  18. Nel 2010, fui rimandato a Settembre in matematica, e, all’esame di riparazione, mi partì una parolaccia. Una dei due professori chiese cosa avessi detto, e l’altro rispose “una formula chimica”, trasformando la mia parolaccia in una formula;
  19. Nel 2011, ho aperto questo blog, per quanto avessi già un “Blog Vuoto” ai tempi di MSN, cosa che mi fa venire a mente che io avrei potuto celebrare i 10 anni da quel blog l’anno scorso, e non lo feci;
  20. Nel 2012, il professore di latino e greco passò tutto l’anno a dirci “all’esame di maturità uscirà (mia lettera iniziale) per prima”. Fu davvero così, e fui contento, perché l’unico modo che avevo per andare prima di quelli che puntavano al 100 (e, quindi, potenzialmente sfigurare) era che fossi effettivamente fra i primissimi;
  21. Nel 2013, passai il giorno del mio ventesimo compleanno stando a Napoli tutto il giorno. Fu alquanto piacevole;
  22. A fine Settembre 2014, iniziai a creare quella che, poi, divenne Offline Webseries. Probabilmente, se non ci fosse il mio feed di Facebook che continua a menzionarmelo, perfino io me ne sarei dimenticato;
  23. Nel 2015, andai a Barcellona, e, al momento, è tutt’oggi la mia unica volta all’estero, se non si conta il Vaticano quando andai a visitare San Pietro nel 2006;
  24. A fine 2016, poiché lessi articoli su quanto fosse stato un anno terribile fin da Gennaio, decisi di tradurre un post con 99 buone notizie di tutto l’anno;
  25. Curioso come l’unico anno in cui io abbia avuto difficoltà serie a ricordare un aneddoto sia stato il 2017, appena due anni fa, ma mi sono ricordato di come io abbia avuto casa mia a disposizione per una giornata intera … nella quale ho avuto la diarrea! Per fortuna, ho avuto altri assaggi di “casa mia tutta per me” in seguito;
  26. Un buon proposito del 2018 è stato quello di fare almeno una cosa diversa ogni giorno. Un po’ difficoltoso da mantenere (infatti, alcuni giorni avevano di diverso solo cose tipo “ho mangiato questo piatto” oppure “ho guardato qualcosa di nuovo”), ma ce l’ho fatta;

Queste, quindi, sono 26 curiosità su di me, una per anno dal 1993 al 2018. Mi piace come, istintivamente, io abbia messo riferimenti a vecchi articoli, che trovate sui link.

Comunque, io adesso vado a festeggiare il mio compleanno. Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Pua Magasiva, Power Rangers Ninja Storm’s Red Wind Ranger, dies at 39

10 Mag

I was wondering when and how my “tokusatsu” category would be brought back and used again, but I never wanted it to return for news like this.

When franchises become long runners, it does tend to happen that some of its stars pass away. Peter Jackson’s Middle Earth, JK Rowling’s Wizarding World and the Marvel Cinematic Universe, for instance, all have actors in their casts who are no longer with us.

Power Rangers is no exception. For instance, Machiko Soga (Rita Repulsa’s original actress) and Thuy Trang (Trini, the original Yellow Ranger) have both died, respectively in 2006 and 2001.

Trang, however, has been one of the only two actors who have played Rangers that passed away ever since that fatal car crash, with Peta Rutter, who played Udonna on Mystic Force, the second almost a decade years ago.

Until now.

Pua Magasiva, who played the role of Shane, the Red Wind Ranger on Power Rangers Ninja Storm, was found dead at his home. He was only 39, and the cause of his death remains unknown.

There is a tragic irony in the fact that the first Saban produced season (Mighty Morphin’) and the first Disney produced season (Ninja Storm) both have a Ranger actor who has died.

Shane was a fan favorite ever since its season premiered in 2003, and fans had hoped to see him make appearances during the show’s 20th and 25th anniversary events.

I wanted to make an article about his passing. I was only 8 years old when Thuy Trang died, and I only found it out years later, so this is the first time I actually find out immediately. With Peta Rutter, well, she passed away during those years where I wasn’t even aware that Power Rangers was still going on.

However, since I have no idea what else to say, I want to simply conclude it and honor his memory.

(Oh, you may be wondering why the article’s date is May 10th when he died on May 11th. Let’s just say it’s a long story that is irrelevant with this news)

IN LOVING MEMORY OF PUA MAGASIVA (1980-2019)

MAY THE POWER PROTECT YOU, ALWAYS

Una nuova era

1 Apr

Noi occidentali non siamo soliti dividere il tempo in molte ere. Non a caso, per noi tutta quanta la storia si divide in: preistoria, antichità, medioevo, età moderna ed età contemporanea. Questo perché il nostro criterio è di far combaciare un’era con un evento che ha cambiato il corso dell’umanità (rispettivamente la nascita della scrittura, la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la scoperta delle Americhe, la rivoluzione francese).

Tuttavia, il Giappone non è dello stesso tipo di pensiero, al punto che, attualmente, siamo nella duecentosettantasettesima era, quella detta Heisei. La quale, però, terminerà alla fine di questo mese.

I criteri per cui un’era nasceva e terminava nel Paese del Sol Levante erano assai differenti, al punto che il regno di un solo imperatore poteva vedere 4-5 ere.

Tuttavia, dalla fine del periodo Edo, il criterio utilizzato è quello di far combaciare un’era con il regno di un imperatore. Infatti, a partire dal 1868, abbiamo avuto quattro ere: Meiji (1868-1912), Taishō (1912-1926), Shōwa (1926-1989) e Heisei (1989-2019).

Per i giapponesi, l’anno in cui inizia una nuova era è considerato il numero 1, ragion per cui, ad esempio, l’era Heisei, iniziata l’8 Gennaio 1989 dopo la morte di Hirohito e l’ascesa al trono di suo figlio Akihito, è attualmente al trentunesimo anno. Il quale, però, sarà anche l’ultimo.

L’ultimo imperatore regnante sulla Terra, infatti, ha deciso di abdicare nel 2017 per via della sua età elevata (ha compiuto 85 anni lo scorso 23 Dicembre), lasciando quindi che il suo primogenito Naruhito potesse salire al trono, a 202 anni dall’ultima abdicazione.

Il nome dell’era è scelto, tradizionalmente, dalla letteratura classica cinese, ma, per questa duecentoquarantottesima era, si è deciso di prendere i caratteri da un classico nipponico, il Man’yoshu, per la precisione da questo componimento:

初春月、氣淑風、梅披鏡前之粉、蘭薫珮後之香。

È durante il mese della buona fortuna, quando l’aria è propizia, i venti sono armoniosi e i fiori di pruno fioriscono come trucco applicato ad una bellezza risplendente dinanzi ad uno specchio, e le orchidee adornano loro stesse nella loro fragranza.

I due caratteri presi dal componimento sono 令 e 和, i quali insieme si leggono come Reiwa, ed hanno come significato quello di “gioiosa armonia”.

Per questo, fra un mese, il Giappone entrerà nell’era della Gioiosa Armonia, o Reiwa.

Una caratteristica è che, se il secondo carattere è apparso più volte nel nome di un’era giapponese (l’ultima volta fu con il regno di Hirohito), è la primissima volta per “rei”.

L’auspicio, dunque, è che questa possa essere davvero un’era armonica per il Giappone, e che possa portare armonia a tutti.

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