Calcio: i migliori giocano sempre contro i migliori (ed altri nove micro-post)

17 Mar

Calcio: i migliori giocano sempre contro i migliori (ed altri nove micro-post)

Bentornati nel blog vuoto. È passato circa un mese e mezzo dall’ultimo mio post su questo blog, e credo sia un nuovo record. Comunque, io ho avuto idee per multipli articoli di calcio, nel corso di queste settimane, e mi andava di usarle tutte.

La mia opinione su una Super Lega europea

È da anni che sento parlare dell’idea di un super campionato che coinvolgerebbe le squadre più forti d’Europa, praticamente sin da quando ero piccolo (ricordo che c’era chi propose termini come Eurolega, che è il nome della principale competizione per squadre di pallacanestro europee. Un nome che ci starebbe bene, se non fosse che somiglia troppo ad Europa League). Infatti, mi sembra strano che se ne parli in questi anni come se non si tentasse da almeno un ventennio di crearne una.

Comunque, io volevo dirvi cosa ne penso a riguardo. In parole povere, sono d’accordo, ma anche no, perché tutto dipenderebbe da come sarebbe strutturata.

Sarà giocata a parte o al posto dei campionati?

Non mi dilungo sulla questione “si gioca troppo” perché, per me, non ha senso, e inoltre non mi va di parlarne qui, ma c’è il rischio che questa lega complichi il calendario calcistico europeo.

Se dovesse essere giocata in parallelo a campionati e Champions, allora dove andrebbe? Si potrebbe approfittare del fatto che l’ex Coppa dei Campioni non si gioca tutte le settimane, e che, tra metà Dicembre e metà Febbraio, non ci siano affatto partite, ma questo farebbe sembrare la Super Lega come una sorta di Coppa Italia, usata a caso per riempire i buchi.

Se, invece, si giocasse al posto dei campionati e delle coppe, allora ci potrebbe anche stare, perché si potrebbe dire “ok, questi giocano il giorno dopo Champions ed Europa League, però loro non la fanno”, oppure “tanto, la Domenica non hanno più il campionato”. Tuttavia, si va al punto successivo.

Sarà a numero aperto o chiuso?

Ho sentito dire che c’è chi vorrebbe che questa lega funzioni come i campionati americani, vale a dire che il numero delle squadre resterebbe fisso. Per me, è assurdo e insensato, perché ridurrebbe la competizione ad un “guardateci, siamo ricchi e forti, e giochiamo solo tra di noi”. Inoltre, se si giocasse in parallelo alla Champions, quale delle due avrebbe il diritto di proclamare il “campione d’Europa”?

A numero aperto, invece, si potrebbe trasformare questa Super Lega nel livello più alto dei campionati europei. Io lo immagino così: chi vince i campionati dei “Grandi Cinque” (Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga e Ligue 1) è promosso alla Super Lega, e ci resta fino ad un’eventuale retrocessione. Questo impedirebbe anche campionati dominati da anni, come accade in Francia, Germania e Italia.

Un’alternativa al numero aperto sarebbe anche non garantire presenze fisse, in modo tale che, se una delle partecipanti dovesse “cadere” in disgrazia, non si troverebbe nel paradosso di giocare comunque tra le migliori.

Quali sarebbero i criteri per partecipare?

Secondo alcune idee, il criterio sarebbe il prestigio ed il blasone di una squadra. Ciò significherebbe, però, avere squadre che, pur essendo molto prestigiose, non sono più ai livelli di un tempo, come il Milan o il Manchester United, a discapito di squadre come Atletico Madrid o Manchester City.

Un altro sarebbe il marchio e gli introiti, e questo trasformerebbe il campionato in una lega per super ricchi. In effetti, tra le 30 squadre più ricche al Mondo, quasi tutte sono europee, ma, per esempio, dieci di esse sono inglesi. Quindi, che si fa, si rende la Super Lega una specie di “Mega Premier League” con altre squadre europee nel mucchio?

Secondo me, un buon criterio sarebbe un mix tra prestigio, introiti e piazzamento nel coefficiente UEFA, in modo tale da valutare contemporaneamente chi sia la squadra e cosa sia stata in passato.

Quanto ne risentirebbero gli altri campionati?

Se la Super Lega si giocasse in parallelo con gli altri campionati, allora non sarebbe un problema tanto più grave di avere una competizione in più da disputare.

Se, però, si stabilisse che le partecipanti non prenderebbero parte ai loro campionati, allora essi potrebbero risentirne, e anche molto.

Certo, Serie A e Bundesliga senza Juventus e Bayern Monaco renderebbe i campionati più competitivi, e sarebbe anche bello da vedere, ma Juve e Bayern li mandano avanti anche con il loro blasone ed i loro introiti. Quanto ci perderebbero le federcalcio italiana e tedesca, senza le loro squadre più tifate e ricche?

Insomma, le idee per qualcosa di ottimo ci sono, ma dipenderà tutto da cosa sceglieranno di fare.

La Champions League europea: un affare tra cinque campionati? Non proprio

Con il cambiamento delle regole di qualificazione in Champions League, Spagna, Inghilterra, Italia e Germania hanno quattro posti fissi nella fase a gironi, mentre la Francia (il quinto dei Grandi Cinque) ne ha due, più uno da ottenere nei preliminari. Ciò significa che, su 32 squadre, ogni anno almeno 18 proverranno da cinque campionati, e potrebbero anche diventare 21 se la terza francese vincesse, mentre le vincitrici di Champions ed Europa League non si sono qualificate nei rispettivi campionati (cosa plausibile se, per esempio, la vincessero rispettivamente Manchester United ed Eintracht Francoforte, entrambe in corsa per il quarto posto).

Insomma, la Champions rischia di diventare un affare tra cinque campionati. O forse no.

Dopotutto, se uno andasse a vedere l’albo d’oro, noterebbe come non sia affatto strano vedere la competizione restare in Europa Occidentale, soprattutto tra Spagna, Italia e Inghilterra. Inoltre, per quanto il loro numero sia ridotto, le squadre degli altri campionati riescono comunque a giocarsela e a uscire a testa alta.

In questa edizione, ad esempio, abbiamo visto il CSKA Mosca battere il Real Madrid andata e ritorno, mentre la Stella Rossa Belgrado se l’è giocata fino all’ultimo in un girone con Liverpool, Paris St. Germain e Napoli. Infine, se si guarda ai quarti di finale, troviamo Ajax e Porto, in rappresentanza degli ultimi due campionati ad aver portato la Champions fuori dai “Grandi Cinque” (per quanto entrambe abbiano vinto l’ultima volta dopo l’unica vittoria francese).

Quindi, che nessuno si allarmi al pensiero che questa coppa stia diventando uno spettacolo di pochi campionati. Primo, perché è quasi sempre stato così. Secondo, perché non importa da dove provenga: una squadra di Champions League resta una squadra di Champions League.

Cos’è successo al prestigio dell’Europa League

Da qualche anno, sembra quasi che non solo i tifosi prendano l’Europa League come un fardello ed una vergogna, ma che lo facciano anche le squadre stesse. Insomma, ricordate quando, due anni fa, Inter, Milan e Fiorentina si giocavano l’accesso ai preliminari, eppure sembrava che non facessero altro che perdere e pareggiare, come se non volessero andarci?

Cos’è successo a quella che, a tutti gli effetti, è la seconda competizione calcistica europea?

Le risposte sono due: soldi e squadre.

Quanto alla prima, il motivo è che il montepremi dell’Europa League è irrisorio rispetto a quello della semplice partecipazione in Champions. Dopotutto, perché una squadra dovrebbe farsi tre turni preliminari, sei partite dei gironi e nove di eliminazione diretta, quando poi guadagnerebbe qualcosa soltanto vincendo la competizione?

Da qualche anno, si è cercato di dare una giustificazione più ampia permettendo alla vincitrice di andare in Champions, direttamente come testa di serie, ma le squadre dei grandi campionati troverebbero più semplice provare ad andarci tramite il quarto posto (spiegherebbe il rendimento di Milan e Inter quest’anno).

Sulla seconda, ci sono due cose da dire. La prima è che io non capisco quelli che “hai vinto un trofeo, ma contro questa squadra vincevo pure io”. Un ragionamento che sentii la prima volta quando qualcuno criticò l’Inter e il suo essere campione del Mondo sottolineando come avessero vinto in finale con il Mazembe. Tralasciando che i nerazzurri erano lì perché erano diventati campioni d’Europa, che senso ha criticare una vittoria se ottenuta contro avversari deboli? Se una big si fa eliminare, non è colpa della squadra che l’avrebbe incontrata nel turno successivo.

Poi, c’è anche il fatto che, ormai, le partecipanti non sono più del livello di una volta, ma semplicemente per i criteri di qualificazione. Un tempo, tutte e tre le competizioni europee erano importanti per via di chi ci partecipava:

  • Per andare in Coppa dei Campioni dovevi essere o il vincitore del tuo campionato o il campione in carica;
  • Per andare in Coppa delle Coppe dovevi essere o il vincitore della tua coppa nazionale o il campione in carica;
  • Per andare in Coppa UEFA dovevi esserti classificato immediatamente al di sotto dei campioni nazionali;

Insomma, questo rendeva tutte e tre le coppe prestigiose perché comunque avevi squadre di buon livello dappertutto.

Poi, però, le prime trattative di una Super Lega europea hanno spinto la UEFA ad allargare la Champions League, prendendosi di fatto tutte le grandi d’Europa, a meno che un campionato non ne avesse in esubero. Infatti, per qualche anno, la Coppa UEFA era comunque ben vista in Italia, perché, con le Sette Sorelle, era normale che almeno tre di loro non sarebbero andate in Champions.

Tuttavia, al momento, soltanto la Premier League ha più di quattro grandi squadre con le Big Six, per cui non trovi più squadre blasonate a partecipare a meno che non siano inglesi o non siano “retrocesse” dalla Champions.

Per questo, un mix di pochi soldi in palio e squadre non proprio di alto livello hanno reso l’Europa League una competizione mal vista da tantissimi, e questo è un peccato, visto che comunque è un torneo che, più della Champions, riesce a mettere in mostra tutto il calcio europeo.

Global Nations League

La FIFA ha in mente un piano molto particolare, partito con la UEFA Nations League e proseguito con l’equivalente nordamericano.

In pratica, c’è il desiderio di prendere le confederazioni continentali e di creare una griglia di “leghe” che, ogni due anni, porterebbero ad una Global Nations League.

In poche parole, si avrebbe una competizione in parallelo con i Mondiali che permetterebbe alle nazionali di avere costantemente partite importanti e di buon livello.

Sulla carta, questa sembra un’ottima idea per rendere le nazionali più importanti di quello che sono, visto che, a parte durante le fasi finali di una competizione, in molti non le tengono in considerazione.

Tuttavia, la situazione sembra talmente complicata che non credo sia giusto parlarne qui in mezzo.

Una Champions League mondiale?

Un’idea simile, però, c’è anche per i club, e sarebbe quella di prendere le varie Champions League continentali (e la Copa Libertadores, ovviamente) e averne una mondiale, con 64 squadre da tutto il Mondo che partecipano. Per me, questo sarebbe ancora più complicato della Super Lega, e, infatti, preferirei la prossima.

Il nuovo mondiale per club?

Il Mondiale per club è una competizione che interessa a troppe poche persone per essere quella che conferisce il titolo di Campione del Mondo alla vincitrice. Così, si è deciso che, dal 2021, la competizione cambierà.

Ogni quattro anni, squadre di club vincitrici delle competizioni continentali ne prenderanno parte, ma i criteri sono ancora poco delineati per il fatto che la prima edizione sarà ad inviti.

Infatti, ad esempio, si prevede che le rappresentanti europee saranno le più ricche e blasonate, ma, dal 2025, parteciperanno le vincitrici di Champions ed Europa League più le migliori piazzate sul Ranking.

Non vedo l’ora.

Se la Champions fosse divisa come la sua controparte asiatica

La Champions League asiatica è divisa in due zone perché sarebbe troppo dispendioso far girare una squadra a zonzo per l’Asia per tutto l’anno. Così, c’è la zona est e la zona ovest, e le due vincitrici si contendono la finale.

C’è chi critica il fatto che la cosa vada avanti fino alla fine, ma ve lo immaginate se questo accadesse anche per l’Europa?

Innanzitutto, non sarebbe sensata una divisione est-ovest per il fatto che avresti i Grandi Cinque campionati più Portogallo e Olanda tutti insieme, e ci sarebbe un divario troppo grande tra le due zone.

Invece, sarebbe più sensata una divisione nord-sud che avrebbe Liga e Serie A da una parte e Bundesliga e Premier dall’altra. Per farvi un esempio di come potrebbe essere la coppa, vi mostro i gironi usando le 32 squadre di quest’anno, ma badate che io ho cercato di dividerle geograficamente in base a quelle che ci sono, perché, ad esempio, trovo sarebbe un po’ più sensato mettere la Svizzera a sud. È solo che voglio che siano 16 e 16.

Zona Nord

A Manchester City, Bayern Monaco, CSKA Mosca, Young Boya

B Tottenham Hotsupur, Borussia Dortmund, Ajax, Viktoria Plzen

C Manchester United, Schalke 04, Club Bruges, Shakhtar Donetsk

D Liverpool, Hoffenheim, Lokomotiv Mosca, PSV Eindhoven

Zona Sud

A Juventus, Barcellona, AEK Atene, Galatasaray

B Napoli, Atletico Madrid, Monaco, Benfica

C Roma, Real Madrid, Paris St. Germain, Stella Rossa Belgrado

D Inter, Valencia, Olympique Lione, Porto

Immagino qualcuno di voi che avrà pensato “ma è un po’ noioso che ci siano sempre accoppiate tra nazionali tra i gironi della stessa zona”. Beh, per farvi un esempio con la competizione asiatica, nella zona est 4 gironi su 4 vedono una cinese, una giapponese e una sud coreana.

Una terza competizione: il ritorno della Mitropa Cup?

Pare che l’UEFA voglia organizzare una terza competizione ufficiale per club. Ora, per quanto si potrebbe parlare dell’utilità ed il livello, io mi chiedo: perché nessuno ha pensato a che questa potrebbe essere la nuova Mitropa Cup?

Mi spiego meglio: poiché l’UEFA ha già avuto tre competizioni calcistiche, in molti la vedono come se fosse il ritorno della Coppa delle Coppe, ma senza il criterio delle coppe nazionali.

Tuttavia, il criterio attuale prevede che le squadre al di sotto delle qualificate in Europa League ne prenderanno parte, cosa che è stata già usata da due competizioni.

Ora, escludendo l’Intertoto, dal momento che esso era un gigantesco preliminare nato con l’intento di avere più schedine da giocare, resta la Coppa Mitropa, che, dagli anni ’30 ai ’90, ha avuto numerosi criteri, tra cui quello di essere al di sotto della Coppa UEFA.

Secondo me, avrebbe senso considerare la terza coppa come un’erede della Mitropa, e sarebbe anche piacevole un suo ritorno, visto ciò che ha rappresentato ai suoi albori come prima vera competizione calcistica per squadre europee.

La Ligue 1 è una “lega da contadini” ma la Serie A e la Bundesliga no? Perché?

In molti criticano la Ligue 1 dicendo che si tratta di una “farmers’ league” (lega da contadini) dal momento che c’è solo il Paris St. Germain che domina su tutto il calcio francese.

Tuttavia, lo stesso si potrebbe dire della Serie A e della Bundesliga, dal momento che Juventus e Bayern Monaco hanno lo stesso dominio da anni. Eppure, non lo fa nessuno. Perché? Ecco cosa ne penso.

Serie A e Bundesliga versano in una situazione anche peggiore della Ligue 1 in quanto a “dominio del campionato” perché, mentre Juve e Bayern vincono da anni, il PSG ha visto il suo dominio interrotto una volta dal Marsiglia. Eppure, credo che nessuno critichi i due campionati per il rispetto che si sono guadagnati nel corso degli anni.

Cominciamo, ad esempio, dalle vincitrici. Il PSG, avendo “solo” 49 anni, può solo sognare di avere la storia ed il prestigio che Juve e Bayern hanno da sempre, avendo entrambe circa 120 anni (122 i primi, 119 i secondi).

Inoltre, le squadre italiane e tedesche hanno sempre detto la loro in Europa, e, quindi, le si teme e le si rispetta anche in situazioni come la débâcle delle tre tedesche eliminate agli ottavi di Champions quest’anno. Le francesi non hanno mai ottenuto tale rispetto, e, quindi, il loro campionato è visto come un modo per arrotondare le grandi leghe europee a 5.

Un discorso a parte lo avrebbe la nazionale francese, ben vista e rispettata, ma un conto sono loro, un conto sono i club.

Questa, però, è soltanto la mia semplice opinione.

Detto questo, mi sembra incredibile aver scritto almeno cinque pagine di Word su queste cose, visto che non scrivevo da un po’. Dai, andiamo a quello che doveva essere l’unico post, quando l’ho pensato.

I giocatori italiani nella UEFA Nations League

La Nations League non sarà stata un granché, e l’Italia ha stentato, segnando solo due gol in quattro partite, ma comunque è stato il debutto in una competizione, e, quindi, volevo elencare qui i giocatori che hanno preso parte alle gare, sia in campo sia in panchina. Ecco, quindi, chi sono stati coloro che hanno inaugurato il percorso della Nations League per l’Italia.

Portieri: Donnarumma, Sirigu, Perin, Cragno

Difensori: Chiellini, Biraghi, Bonucci, Zappacosta, Barella, Criscito, Lazzari, Caldara, Romagnoli, Emerson Palmieri, Florenzi, Piccini, De Sciglio

Centrocampisti: Jorginho, Gagliardini, Pellegrini, Verratti, Romagnoli, Berardi, Bonaventura, Cristante, Lasagna, Acerbi, Rugani

Attaccanti: Balotelli, Insigne, Bernardeschi, Belotti, Caldara, Chiesa, Immobile, Benassi, Barella, Giovinco, Politano, Grifo

Un totale di 40 giocatori per quattro partite. Impressionate e sorprendente: si potrebbero quasi creare 4 formazioni completamente diverse.

Tra l’altro, mentre scrivevo, mi sono reso conto che non ha senso che io abbia scritto questo post come “prima volta che vedo il debutto dell’Italia in una competizione”, quando vidi la Confederations Cup del 2009. Quantomeno, questi sono i 40 giocatori che hanno preso parte alla prima edizione della UEFA Nations League.

Tra l’altro, notare come non solo la nazionale abbia i suoi oriundi, ma che ci sia almeno un giocatore militante in ognuno degli altri grandi campionati europei: Spagna (Piccini), Inghilterra (Jorginho e Zappacosta), Germania (Grifo) e Francia (Balotelli). A questi va aggiunto Giovinco, che giocava in America al tempo della convocazione.

Tra l’altro (è voluto, tranquilli), ci sono stati anche D’Ambrosio, Zaza e Cutrone tra le convocazioni, ma sono stati tenuti fuori dalla rosa disponibile in Nations League, venendo messi in mezzo soltanto con l’amichevole contro l’Ucraina. Per arrivare a 44 (e, quindi, avere davvero 4 possibili formazioni diverse), aggiungiamoci Sensi, presente nell’amichevole contro gli Stati Uniti giocata poco dopo la gara finale di Nations League.

Bene, questi post sono finiti. Non scrivevo così tanto sul blog da parecchio, ed è stato piacevole.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

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Serie TV: recensione Sick Note (contiene spoiler)

2 Feb

Sick Note è una serie televisiva britannica che vede, tra i protagonisti, Rupert Grint, indimenticato Ron Weasley, e Nick Frost, noto per film come L’alba dei morti dementi.

La serie consta di una prima stagione di 6 episodi ed una seconda di 8, con un finale aperto che rimanda chiaramente ad una terza. A parte il pilota, gli episodi durano circa una ventina di minuti, quindi si può tranquillamente vedere tutta la serie in una giornata. Per quanto ho i miei dubbi che una persona sana di mente lo farebbe.

La premessa sembra alquanto interessante. Daniel (Grint) è un giovane scansafatiche e fannullone (nella primissima scena, lo vediamo giocare alla Playstation facendo finta di avere il braccio rotto pur di non dover andare a lavoro) che, un giorno, riceve dal suo nuovo medico (Frost) una notizia che lo sconvolge: egli ha il cancro esofageo.

Tuttavia, un paio di giorni dopo, il medico lo contatta, informandogli di essersi sbagliato, e che lui non è affatto malato. Ciononostante, Daniel si rende conto di come a lavoro sia trattato molto bene e la sua ragazza (che lo aveva praticamente lasciato) sia decisa a stare con lui.

Questo, unito al fatto che il medico rischia guai seri se si venisse a sapere della diagnosi errata, spinge i due a collaborare, facendo finta che il cancro di Daniel sia vero.

In questo articolo, cercherò di parlare di questa serie, commentando, secondo me, le ragioni per cui non raggiunge i livelli che la premessa sembra anticipare. Infatti, ci saranno moltissimi spoiler, a cominciare da adesso.

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Perché Gennaio sembra un mese così infinito?

31 Gen

Bentornati nel blog vuoto. Questo è il mio primo post del 2019, e mi sembra stranissimo che sia arrivato il 31 di Gennaio. Neanche la ricordo l’ultima volta in cui non ho scritto nulla per un mese!

Comunque, il primo mese di quest’anno è finito, ed io ho constatato ancora una volta come sia opinione di tutti che questi 31 giorni sembrino infiniti.

Beh, io volevo provare a dare la mia opinione del perché succede.

Vedete, io penso che la nostra coscienza tenda a vivere un determinato periodo di tempo allo stesso modo, a parte al suo inizio e alla sua fine.

Fateci caso con le settimane: quando è stata l’ultima volta che avete vissuto, di Mercoledì, uno stato d’animo diverso da quello del successivo Giovedì? Di solito, si passa direttamente da “che nervi, il Lunedì” a “evviva, il fine settimana!”, come se gli altri giorni non fossero nulla.

Questo capita anche con periodi di tempo più piccoli. Se dovete fare qualcosa alle 17, e sono le 16:23, la vostra mente penserà “ho ancora più di mezz’ora”, e sarete tranquilli, ma, alle 16:55, ecco che si pensa a che l’ora stia finendo.

Con un anno, quindi, la mentalità “siamo in quest’anno” arriva subito dopo le feste, per cui non c’è alcuna differenza tra come ti senti il 2 Febbraio, il 17 Marzo, il 23 Agosto o il 10 Novembre. Quindi, poiché ti senti come ti senti in Autunno, l’idea che Capodanno sia passato da meno di un mese ti sorprende, sia in positivo sia in negativo.

Dopotutto, non ho mai visto nessuno parlare di quanto siano lenti e lunghi gli altri mesi, sempre e solo Gennaio.

Con questo post, do inizio al 2019 del mio blog, e mi chiedo cosa possa avvenire in futuro.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Il mio 2018 in 20 esperienze

31 Dic

Bentornati nel blog vuoto. Questo è l’ultimo post dell’anno, un 2018 che, qui, è stato decisamente diverso da quello che mi aspettavo. Io ricordo che, un anno fa, mi sentivo carico, pronto a dirmi “farò anche 30 articoli in un giorno”, a fronte dei 2.300 fatti nel 2017.

Invece, questo è stato il numero 180, al punto che adesso posso stare anche per settimane senza postare nulla, cosa incredibile.

Ad ogni modo, io sono qui per raccontarvi il mio 2018 attraverso alcune delle esperienze che io ho vissuto.

Per me, il 2018 è stato un anno meraviglioso, ma dovete tenere a mente che io non sono il tipo a cui servirebbero cose tipo gettarsi da un aereo col paracadute o andare fino in Africa ad aiutare i bisognosi perché io mi ricordi di un periodo di tempo col sorriso: mi bastano anche le piccole cose, come vi mostrerò qui.

Ah, l’ordine con cui ve le mostrerò è cronologico, quindi non parlo di preferenze.

  • Andare a trovare mio fratello in ufficio

A Febbraio, ho pensato di fare una capatina dove lavora mio fratello, osservando il suo ufficio, quello che fa in una giornata di lavoro e, nel mentre, passeggiando per Napoli, perché è capitato che io sia andato da lui proprio nel giorno in cui aveva un pranzo di lavoro in una delle più famose pizzerie napoletane. Io in mezzo ai suoi colleghi e agli altri mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ma è stata comunque una bella esperienza.

  • Van Gogh Experience

Il giorno dopo, sotto una forte pioggia invernale, sono tornato a Napoli centro perché c’era la Van Gogh Experience, la quale mi ha permesso di immergermi nel mondo delle opere dell’artista olandese in un modo incredibile e innovativo. Tra l’altro, ho anche provato il VR per la prima volta, attendendo per due ore in biblioteca affinché arrivasse il mio turno. È stato stupendo immergersi virtualmente.

  • Mi sono aperto Instagram

Dopo mesi in cui molti mi dicevano di aprirmi Instagram, ho deciso di scoprire questo social network, rendendolo una valvola di sfogo personale in cui fare quello che mi pare e piace. Infatti, adoro come il mio Instagram sia contemporaneamente una finestra verso la mia vita ma anche qualcosa di misterioso, perché non sarebbe semplice comprendermi solo dal mio account.

  • La neve a Napoli

L’ultima volta che ho potuto toccare con mano la neve, avevo dieci anni. Per questo, svegliarmi e trovare il mio rione coperto dalla neve è stata un’esperienza assurda. Tutt’ora, quando ci penso, sento ancora le mie mani diventare gelide per le palle di neve che portavo con me. Sono stato felice di vivere tale giornata.

  • La biblioteca e le vertigini

Io ho paura delle altezze, al punto tale che mi basterebbe salire su una sedia perché io sia terrorizzato. Per questo, una scala a pioli mi ha sempre spaventato. Eppure, andando più spesso in biblioteca, ho iniziato ad affrontare in qualche modo questa mia paura, soprattutto perché c’erano libri molto in alto che mi servivano. Passo dopo passo, mi sto abituando, e adoro come io mi stia acculturando mentre affronto una mia paura.

  • Napoli Comicon

Questo è stato il primo Comicon in cui ho saltato dei giorni dal 2012, ma è comunque una bellissima esperienza partecipare a questa fiera, che mi permette di immergermi e comprendermi meglio quando si svolge.

  • Far visitare Napoli a un’amica

Ormai, con questa persona non sono più amico, ma, quando visito un altro posto, e conosco qualcuno della zona, gli chiedo sempre consigli e dritte su cosa e come visitarlo, e mi chiedevo da molto tempo come sarebbe stato fare io lo stesso per un’altra persona. Aver girato per il centro di Napoli fino a raggiungere il lungomare è stato qualcosa di fantastico, e mi sono tolto uno sfizio.

  • Gruppo di amici on e offline

Io ho due tipi di amici, come moltissimi della mia generazione. Da un lato, ho quelli “offline”, ossa gli amici che incontro fisicamente, e con cui spendo qualche giornata piacevole in compagnia. Dall’altro, ho quelli “online”, ossia amici con cui interagisco sul web. Tuttavia, quest’anno ho conosciuto un nuovo gruppo di amici con cui posso passare una giornata a chattare allegramente sui social network e quello dopo a mangiare una pizza insieme. A loro devo moltissimi bei momenti di questo 2018.

  • A casa da solo per una settimana

Mio fratello è dovuto partire per lavoro mentre i miei genitori erano a Venezia per una settimana, quindi ne ho approfittato per osservare come mi comporterei in caso di autonomia. Insomma, provvedere a prepararmi il cibo da solo, tenere la casa sistemata e quant’altro, ovvero cose che penso chiunque dovrebbe saper fare. È stata una bellissima esperienza per questo.

  • Parlare in cinese con una professoressa cinese

Avete mai esultato come un calciatore dopo che ha fatto gol mentre eravate in una biblioteca? Io l’ho fatto lo scorso Luglio perché una scolaresca cinese era in vacanza a Napoli e la professoressa mi trovò di fronte alla porta della biblioteca, al che io iniziai a spiegarle in cinese cosa fosse. È stato un momento meraviglioso!

  • Eclissi

Ho avuto occasione di ammirare con i miei occhi un’eclissi lunare che mi ha permesso di scorgere mezzo Sistema Solare nel cielo. Non saprei neanche come si fa a descrivere un momento del genere, nel quale si può respirare in sintonia con l’universo.

  • Bellastoria Fest

Ad Agosto, sono stato ad un festival musicale, il mio primo, non essendo un appassionato di concerti. Questo evento lo ricordo per due motivi. Il primo è che, a un certo punto, guardando il cielo stellato, mi sono messo a piangere, perché raramente vedo tante stelle in alto. Il secondo, però, è stato che, da dietro le quinte, ho contribuito a fare uno scherzo al pubblico facendo finta che un ospite a sorpresa stesse arrivando. Infatti, io penso sempre “quand’è che avrò di nuovo l’occasione di fare uno scherzo al pubblico di un concerto?” e sorrido.

  • Festival dell’Oriente

Sapete la cosa divertente di quando vado al Festival dell’Oriente? Che, ogni anno, c’è qualcosa che mi fa dire “allora l’anno prossimo farò diversamente”. Si tratta dell’unico evento a cui prendo parte e che mi fa pensare continuamente alla prossima volta, ed è per questo che sono felice di parteciparvi.

  • La tomba di Dracula

Pare che Dracula sia sepolto a Napoli. O meglio, ad esservi sepolta è la figura storica che ispirò il celeberrimo Conte, ed io l’ho visitata, all’interno di una chiesa interessante ed inquietante, del tipo che ti fa dire “ci credo che Dracula sia sepolto qui!”. Visitare un posto del genere è stato magnifico!

  • Aver fatto contare la mia estate dei 25 anni

Io mi dicevo continuamente che questa è l’unica estate in cui potrò dire che sono tanto vicino ai 20 anni quanto ai 30, e, per questo, dovrò godermela. E l’ho fatto, decisamente! Nuovi posti, nuove esperienze, nuovi amici, mi sono tolto tantissimi sfizi ed è stata una delle più splendide estati che io abbia vissuto.

  • Haiku

A fine Ottobre, una illustre poetessa di haiku è venuta alla nostra università. Intorno a quel periodo, è venuto anche il celeberrimo scrittore cinese Yu Hua, ma, non essendo io un suo lettore, ho percepito più intensamente l’evento degli haiku perché ne ho anche composto uno. Quella giornata è stata un’intensa situazione di pura poesia. Tra l’altro, io vorrei anche mostrarvelo il mio Haiku, ma ho bisogno di una bella foto di Luna Piena.

  • Regalo natalizio di beneficienza

Forse, fare un regalo a Natale non dovrebbe rientrare tra le esperienze migliori, ma il concetto che io sia andato in un mercatino di beneficienza (il classico mercatino natalizio) e abbia fatto un regalo ed una buona azione insieme è il motivo per cui ho sentito di nuovo la magia del Natale come la sentivo una volta.

Le prossime tre esperienze sono avvenute nel corso dell’anno.

  • I parenti senza festeggiare

Sin da quando ero piccolo, sono stato abituato a che, di solito, se ci si incontra con i parenti, è perché c’è qualcosa da festeggiare, anche la più piccola. Tuttavia, questo 2018 è stato l’anno in cui ho incontrato e interagito con i miei parenti più che negli altri, senza alcun motivo se non quello di voler stare tutti insieme.

  • Il proposito delle foto

Inoltre, io mi ero prefissato due buoni propositi per questo 2018. Il primo era quello di dover scattare almeno una foto ogni giorno, e l’ho fatto. In alcuni casi, ho anche scattato solo una foto, ma comunque ho immortalato almeno un istante di ogni giorno dal Primo Gennaio al 31 Dicembre 2018.

  • Il proposito delle cose diverse

Il secondo, poi, è stato quello di dover fare qualcosa di diverso ogni giorno, ma nel senso che non potevo vivere due giornate completamente uguali, cambiandole anche solo per la minima cosa. Infatti, ci sono state giornate in cui ho visitato nuovi posti ed altre in cui la sola cosa diversa è stata che ho mangiato un piatto diverso per cena. Tuttavia, ho realizzato anche questo proposito.

Ebbene, queste sono 20 esperienze chiave del mio 2018, un anno che mi ha comunque dato tantissimo altro. Certo, ho avuto i brutti momenti, ma, certe volte, bisogna attraversare la notte per vedere il Sole sorgere nuovamente.

E, con questo, io vi do appuntamento al 2019, augurandomi che sia un anno stratosferico in cui possiate sentirvi bene almeno una volta ogni giorno. Ricordate sempre che meritate almeno di sorridere per un istante.

Alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!

Serie A 2018-2019: la classifica dopo il girone di andata

30 Dic

Mi piace questa cosa che, per il secondo anno consecutivo, la serie A vede il girone di andata giocarsi in un anno e quello di ritorno in un altro. In questo caso, ieri 29 Dicembre si è disputata la diciannovesima giornata, ed è tempo di stabilire il bilancio, osservando la classifica.

Come è mio solito, io partirò dall’ultima posizione, cercando comunque di dividere il campionato in base alle “lotte”, sebbene sia difficile farlo adesso. Dopotutto, io ritengo che, per certi aspetti, il campionato si inizi a delineare verso Febbraio. Certo, le prime in classifica a Gennaio difficilmente le troverai a lottare per non retrocedere a Maggio, ma è successo con la Sampdoria nel 2010-2011, e la leggendaria Fiorentina di Batistuta si ritrovò addirittura a farsi un anno di B!

Comunque, partiamo dalla coda.

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Ten Proto Sino-Tibetan roots and coincidental similarities with Proto Indo-European equivalents

27 Dic

The Sino-Tibetan language family is one of the largest families in the World, mostly because every variant of Chinese comes from it.

The same can be said about the Indo-European one, which includes largely spoken languages such as English, Spanish or Hindi.

The two, however, aren’t related in any way, except for theories such as the Eurasiatic or Nostratic language families, but, while these two families have been widely accepted and confirmed, the same cannot be said for every possible connection. However, the Sino-Tibetan family has also been connected to multiple families, and one of the largest theories (in terms of how many families it would include) is the Dene-Caucasian one.

Yet, we are not here to talk about it. As you may have read from the title, I wanted to point out ten Proto Sino-Tibetan roots, and how they can be compared to their Proto Indo-European equivalents. From now on, I will use PST for the former and PIE for the latter.

Let’s begin with the first of these words.

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21 Dicembre 2012: sei anni dopo

21 Dic

Bentornati nel blog vuoto. Sebbene questo sia stato un anno in cui ho tenuto il blog in poca considerazione, di certo non potevo mancare all’appuntamento “tradizionale” dell’articolo anniversario del 21 Dicembre 2012.

Allora, di cosa parlerò? Dopotutto, il mio 2018 è riuscito a regalarmi delle sorprendenti emozioni. Per dirne un paio, quando c’è stata l’eclissi questa Estate, ho osservato i pianeti del Sistema Solare, e, il mese successivo, ho preso parte ad uno scherzo ai danni del pubblico di un concerto.

Ho, inoltre, conosciuto un nuovo gruppo di amici, quel tipo di gruppo con cui ti senti spesso sia online sia nella vita reale.

Mi sono iscritto a scuola guida, anche se devo ancora prendere la patente (ma conto che tale eventi arrivi nel 2019).

Adesso ho un profilo Instagram, il che ha in parte cambiato il mio modo di vivere i social, per quanto sia semplicemente tornato ad essere quello di quando esplosero.

Sono stato a Milano, inizio a parlare con più dimestichezza in giapponese e cinese, mi sono dato un paio di propositi interessanti per quest’anno e li ho quasi compiuti.

Inoltre, è stato l’anno in cui ho compiuto 25 anni, e, ammetto, ho passato numerose giornate pensando “questo è l’unico anno in cui sarò contemporaneamente tanto vicino ai 20 quanto ai 30”.

Insomma, di certo non è stato un anno completamente da buttare via.

Per questo, volevo parlare del credere nel 2012. Vedete, ormai io ci penso a questa cosa soltanto quando vedo teorie del complotto assurde e la gente che vi crede ciecamente. In quei casi, mi dico “come posso giudicarli, se mi bastò poco per credere al 2012?”. Insomma, cosa mi impedisce di pensare che uno di quelli che crede che l’uomo non sia mai andato sulla Luna sia, magari, una persona come me?

Non so quanto mi sia dato saperlo, ma, ad ogni modo, eccoci di nuovo qui, sei anni dopo. Adoro come questa tradizione del mio blog sia rimasta invariata: il mio modo di vivere questo posto è ormai completamente diverso rispetto al 2012, ma, ogni 21 Dicembre, mi ritrovo qui, anche se non ho nulla da dire.

Ora, come al solito, lascerò i link degli articoli degli anni passati.

2012 | 2013 | 2014 | 2015 | 2016 | 2017

Considerando che non so che tipo di persona io sia effettivamente adesso, mi chiedo cosa sarò quando, il 21 Dicembre 2019, arriverò al settimo anniversario. Saranno anche gli ultimi giorni di questo decennio, quindi potrebbero sorprendermi.

Ad ogni modo, non voglio pensare al 2019 quando mancano ancora 10 giorni. Per il momento, voglio pensare all’essere ancora qui. Dopotutto, io mi dico spesso “in un altro universo, sono appena morto” quando, magari, per poco non cado giù da una finestra o un’auto non mi colpisce in pieno. Beh, in questo universo, sono ancora vivo.

L’appuntamento è alla prossima, sempre qui, sul blog vuoto!